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11 ottobre 425 – Galla Placidia è a Rimini

Secondo Cesare Clementini, che scrive nel 1617, nell’anno 425 Galla Placidia e suo figlio, l’imperatore Valentiniano III «nel mese di ottobre vennero in questa Città di Rimino, oue furono raccolti con quell’applauso, e pompa, che a tanto Imperatore, e alla diuozione di Popolo fedele conueniua».

“Tanto Imperatore”, Valentiniano III, ha sei anni e in realtà ancora non è salito ufficialmente sul trono. Sua madre lo sta infatti conducendo a Roma per l’incoronazione come “Augusto d’Occidente”, che avverrà il 23 del mese. Un anno prima Valentiniano era stato nominato invece “Cesare d’Occidente”, che nella ripartizione voluta da Diocleziano significava stare un gradino sotto l’imperatore. Intanto gli Unni di Attila sono ormai alle porte, ora alleati ora devastatori. Come i Goti, gli Alani, i Burgundi, i Vandali e tanti altri.

Particolare della Croce di Desiderio, gioiello carolingio conservato nel Museo di Santa Giulia a Brescia, con un ritratto raffigurante, secondo la tradizione, Galla Placidia e i figli Valentiniano III e Giusta Grata Onoria

Particolare della Croce di Desiderio, gioiello carolingio conservato nel Museo di Santa Giulia a Brescia, con un ritratto raffigurante, secondo la tradizione, Galla Placidia e i figli Valentiniano III e Giusta Grata Onoria

Siamo negli anni convulsi del crollo dell’impero romano d’Occidente ed Elia Galla Placidia (Costantinopoli 392? – Roma 450) ne è una delle protagoniste assolute, nel bene e nel male. Nipote di tre imperatori, figlia di uno (Teodosio il Grande, colui che proclamò il Cristianesimo unica religione dell’impero), sorella di due, moglie di un re e di un imperatore, madre di un imperatore e zia di due, la nobilissima Galla Placidia fu dapprima ostaggio presso i Visigoti, poi loro regina; il suo matrimonio, forse a Forlì forse a Narbona, con re Ataulfo e la nascita del loro figlio Teodosio rientrarono in una politica di avvicinamento tra barbari e Romani, ma la morte del bambino e quella del sovrano posero fine a questa possibilità.

Il mausoleo di Galla Placidia a Ravenna

Il mausoleo di Galla Placidia a Ravenna

Ma in quel 425 i disegni di Galla sembrano lo stesso procedere per il meglio. Due anni prima, con la morte senza eredi di Onorio, per il trono d’Occidente (che aveva allora sede a Ravenna) si era aperta l’ennesima, gravissima crisi. La corte di Ravenna e il Senato romano avevano scelto come successore Giovanni Primicerio, un alto funzionario imperiale, ma la corte di Costantinopoli non riconobbe l’elezione e organizzò una spedizione per rovesciare Giovanni. L’esercito romano d’Oriente, appoggiato dai Goti che continuavano a riconoscere Galla come loro regina, sbaragliò facilmente i sostenitori di Giovanni in Dalmazia e ad Aquileia; da qui il generale Aspare discese su Ravenna, dove catturò Giovanni e lo inviò ad Aquileia da Galla, la quale ordinò che gli fosse tagliata la mano destra, che fosse legato ad un asino ed esposto per le strade di Ravenna al pubblico ludibrio e che fosse infine decapitato nel circo, come avvenne nel maggio del 425.

"Solido" di Giovanni Primicerio

“Solido” di Giovanni Primicerio

Che l’ingresso a Rimini fosse “trionfale” è molto probabile: tutte le fonti concordano che tale fu tutto quel viaggio verso l’incoronazione capitolina. Ma Clementini aggiunge altri dettagli. Per esempio, che Galla Placidia visitò l’arca dove era sepolto San Gaudenzo «facendo molte elemosine di denari, per il compimento del Tempio». Dunque presso la sepoltura del Patrono di Rimini non sarebbe ancora esistita una chiesa, ma la si stava allora costruendo o almeno completando. Altre fonti, in parte confermate dall’archeologia, dicono però che un sacello sarebbe già esistito da almeno un secolo, dedicato alla «Confessione dei Martiri»: un tempio funerario che sorgeva accanto a una necropoli dove i primi cristiani erano stati sepolti assieme o poco distante dai pagani, lungo la Via Flaminia.

Clementini precisa che Galla Placidia sarebbe tornata a Rimini più volte, sempre per visitare la sepoltura del vescovo-martire e sempre donando largamente, così che «il Tempio del Santo restò in più volte arricchito da questa Regina di nobili apparamenti, e ricchi vasi d’argento».

Mosaico nel mausoleo di Galla Placidia a Ravenna

Mosaico del Buon Pastore nel mausoleo di Galla Placidia

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Inoltre l’Imperatrice madre avrebbe più volte soccorso Giovanni, vescovo di Rimini«di vita esemplare, & amico carissimo di San Barbatiano», donando anche alla cattedrale della città addobbi e argenteria; tanto che alcuni, ai tempi del Clementini, ritenevano che Santa Colomba fosse stata addirittura fondata, o almeno ricostruita, proprio da Galla Placidia.

Con più certezza, si sa che nel 438 l’Imperatrice, che ancora teneva le effettive redini del potere, volle fondare a Rimini «un sontuoso Tempio in onore di Santo Stefano». Ai primi del XVII secolo erano a quanto pare ancora visibili diverse iscrizioni che ricordavano le donazioni di Galla Placidia. Queste epigrafi, riferisce sempre il Clementini, avevano indotto qualcuno a identificare la chiesa di Santo Stefano, già scomparsa da secoli, chi con S. Colomba, chi con S. Gaudenzo, chi con S. Pietro, futura S. Giuliano. Ma correttamente Clementini identifica la chiesa con quella che, dopo essere stata abbandonata, che nel 1144 era già inglobata in San Giovanni Battista, nel Borgo che ora porta il suo nome. Una chiesa non grande, come usava allora, ma ornata di marmi preziosi e mosaici. Qualcuno la riteneva un poco più tarda, edificata o almeno completata da Teodorico sul finire di quel V secolo. E si sa anche che già nel 596 dovette essere ricostruita dopo un incendio.

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