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13 gennaio 1516 – Grossa multa a Saludecio: voleva staccarsi da Rimini per andare con Fano

Il 13 gennaio del 1516 il Comune di Rimini decide di condonare a “Quelli de San Laudezio” la terza parte di una pesante multa da 1700 ducati. La multa era stata inflitta “per le loro inobbedienze al nostro Comune”.

Cosa avevano combinato i saludecesi? Niente meno, avevano cercato di staccarsi dalla città di Rimini per essere aggregati al Comune di Fano. 

In quegli anni, sia Rimini che Fano hanno perso da poco la loro “indipendenza”. Cioè non sono più retti da signorotti locali in nome della santa Sede, bensì direttamente da Roma, che nomina dei governatori con poteri quasi assoluti; restano però in carica per pochi anni e non godono di alcun diritto ereditario.

Fano è in questa situazione dal 1503. Da sempre molto legata a Rimini e in pessimi rapporti con la vicina Pesaro, al crollo della signoria malatestiana aveva rifiutato di essere assorbita dal Ducato di Urbino preferendo sottomettersi direttamente al Papa. Nel 1516 il governatore di Fano è Costantino Comneno, appartenente alla dinastia imperiale di Costantinopoli.

Rimini è tornata al Papa dal 1508 dopo la breve parentesi veneziana. Una parte della città parteggia ancora per gli ultimi Malatesta, Pandolfaccio e suo figlio Sigismondo. I quali riusciranno anche a compiere due fugaci riconquiste: la prima fra il 1522 e il ’23; l’ultima fra il 1527 e il ’28.

In questo clima di ridefinizione di poteri e confini, trovano spazio le più svariate rivendicazioni. E talvolta con successo.

È il caso accaduto nel 1511. Sempre in gennaio, ma il giorno 12, il cancelliere del Comune di Rimini scrive: “A norma delle concessioni ottenute dal Pontefice, apparteneva al nostro Comune il somministrare agli altri Comuni del Contado gli uffiziali e i Capitani, che li reggessero. Ora troviamo che gli uomini di Misano, di Scacciano e della Corte di Lagino chiesero di essere segregati dall’uffizio di San Clemente, a cui erano sottoposti, e di avere un Capitano loro proprio”. Il Consiglio approva e dà mandato ai Consoli di operare in tale direzione.

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La porta del castello di Misano

Misano, con la sua antichissima Pieve di Sant’Erasmo e il suo piccolo castello (probabilmente fondato poco dopo il 1000 dall’Abbazia di San Gregorio al Conca) conquista così per la prima volta la sua autonomia amministrativa.

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