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13 maggio 1968: in pullman da Rimini a Pisa

Dopo il marzo delle assemblee e delle occupazioni di Classico, Magistrali e Valturio, tra aprile e maggio ‘68 cominciano ad arrivare gli “esterni”, attratti dal già florido movimento studentesco riminese: i trentenni Gianfranco “Lele” Biagi, figlio della borghesia professionale di Pisa, e Gianfranco “Sega” Segantini, un autentico ‘marchignolo’ originario di Tavoleto (PS). Entrambi sono legati al gruppo pisano ‘Il potere operaio’, leader Adriano Sofri, il ‘piccolo Lenin’ per i suoi fan: da lì nascerà, tra ’68 e ’69, ‘Lotta continua’.

C’è fame di rapporti con l’esterno, specialmente con gli altri centri della ribellione studentesca; ma la comunicazione scarseggia, le notizie non arrivano o, quando arrivano, sono già vecchie. Eugenio ‘Gegè’ Albini, terza A del ‘Giulio Cesare’, informa il comitato di base che il Liceo “Parini” di Milano, quello del ‘caso Zanzara’ di due anni prima, ha occupato e che bisogna darsi una mossa: la notizia è accolta con entusiasmo… ma è vecchia di giorni, ignorata dai quotidiani e pubblicata solo da una sofisticata rivista d’arte e cultura, Il Quindici. A quel tempo la comunicazione era merce rara e strettamente sorvegliata: cronaca locale monopolizzata (in Romagna il Carlino, a Firenze La Nazione, a Milano il Corriere, e così via); monopolio pubblico Rai di radio (tre canali) e televisione (due canali in bianco e nero); comunicazione diretta limitata a posta, telefono e corrieri. Dopo due settimane di assemblee e occupazioni si ha voglia di dire, e di ascoltare le esperienze altrui, ma è molto difficile, se non per incontro diretto, e allora… ci si muove!
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I primi contatti non sono con gli studenti medi delle città vicine, ma con le università di tradizionale insediamento riminese: prima Urbino, più piccola, familiare e vicina, poi Bologna. Iniziano le spedizioni del movimento: la prima, in torpedone, proprio a Urbino, dove la manifestazione contro la repressione poliziesca all’università di Pisa viene ritmata dall’accattivante slogan ‘Parigi brucia! Urbino brucerà!’. Siamo ai primi di quel maggio soprattutto parigino che, a differenza dei movimenti studenteschi a Berlino e in Germania, presenta coreografie insurrezionali e rivoluzionarie ‘classiche’ – cioè in definitiva ottocentesche – con il tradizionale apparato di barricate e Marianne, ma anche di grande creatività grafica e sloganistica – verrà buona in seguito.

Urbino non brucia, la manifestazione si svolge sotto un primaverile diluvio: contrappasso? Dopo Urbino, Pisa, in corteo contro la ‘repressione poliziesca’. Fra i partenti, chi scrive e, di coloro che vedete nella foto, Leonardo Montecchi. Mentre andiamo, la radio del pullman ci aggiorna sulla grande marcia di protesta degli studenti tedeschi a Bonn e sugli scontri con la polizia alla Sorbona e a Nanterre. Anche noi di Rimini ci sentiamo parte di qualcosa di grande e di inedito che sta avvenendo in Europa, e la nostra è la prima generazione europea, molto prima di ‘Erasmus’.

Siamo in movimento, si va a Pisa, a dimostrare la nostra solidarietà: comizio di Adriano Sofri in un cortile della Normale che, anche occupata, continua a incutere un reverenziale timore; corteo chiuso in fondo dai temibili reparti della Celere, con casco e manganello, l’ormai celebre ‘battaglione Padova’: altro che i nostri questurini che stazionano sul Corso!

Sul pullman, al ritorno, infrattati tra i sedili si colgono i primi fermenti della rivoluzione sessuale in atto – altro che ‘Summer of love’ di San Francisco ’67, il momento è ora, time is now, Spring ’68!

Fabio Bruschi

Nell’immagine in apertura: 1968, marzo. Sala dell’Arengo. Alcuni leader studenteschi. Da sx Piero Leoni, Giancarlo Ballerini (al microfono), Leonardo Montecchi

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