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14 febbraio 1016 – San Leo scippato dai tedeschi, ma si ferma per sempre a Ferrara

Nel 1016 l’imperatore Enrico II detto il Santo, “dopo le vittoria contro Greci e Saraceni” chiese al Papa Benedetto VIII le reliquie di San Leo, per trasferirle a Spira, in Renania, allora sua residenza imperiale. Dovevano essere un premio per l’aiuto prestato al pontefice in Italia meridionale, appartenente allora  ai bizantini e ai musulmani. Il Papa acconsentì.

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Enrico II “il Santo” tra due vescovi

Le reliquie furono dunque prelevate dal duomo feretrano, caricate su di un carro e scortate da un solenne corteo diretto verso la Germania. Ma una volta giunto a Voghenza, fra le valli ferraresi, successe qualcosa.

Enrico II e la moglie Cunegonda, dipinto su tavola, XV secolo,

Enrico II e la moglie Cunegonda, dipinto su tavola, XV secolo

La leggenda narra che la mattina del 14 febbraio i cavalli non ne vollero più sapere di ripartire per la Germania. Enrico II lo prese come segno divino e lasciò le reliquie nella chiesa. Dove sono tutt’ora conservate, nel sarcofago sotto l’altare.

Infatti, a San Leo l’unica reliquia rimasta dell’anacoreta dalmata è un frammento, collocato sull’altare del Duomo, donato nel 1953 dalla comunità di Voghenza. Mentre in fondo alla cripta, in una nicchia, del sarcofago romano che custodiva il corpo del santo resta solo il coperchio.

Voghenza oggi è solo una frazione di Voghiera, a una decina di chilometri da Ferrara.  Ma il centro ha origini antichissime e fu sede vescovile dal IV al VII secolo, ben prima della stessa Ferrara. Al margine dell’attuale paese si trova un’area archeologica costituita da una necropoli di età imperiale (secoli I-III d.C.). Numerosi reperti, soprattutto di epoca romana, provenienti dall’area di Voghenza sono raccolti nel Museo lapidario di Ferrara.

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San Leo a Voghenza

Come spiega Wikipedia, “L’abitato di Voghenza è considerato il primo insediamento nell’area ferrarese nell’epoca romana con il nome di Vicus Habentia, una specie di avamposto della bonifica con la quale vennero ricavati territori agricoli tramite il tracciamento di canali e da ampie strade. Voghenza era situata sul ramo principale dell’Eridano (il fiume che sarà chiamato Po) e a pochi chilometri da vie consolari: la Via Popilia, la Via Annia e la Via Emilia. Nel IV secolo divenne sede vescovile. Con molta probabilità il Cristianesimo arrivò a Voghenza dalla vicina Ravenna. Pur essendoci poche notizie storiche, secondo la tradizione il primo vescovo di Voghenza fu Oltrando (o Otrado) attorno al 330. Ultimo vescovo di Voghenza fu Maurelio (o Maurilio) nel 644″.

“Nell’alto medioevo, per motivi di sicurezza sia la diocesi che il centro abitato probabilmente furono spostati in un piccolo castrum bizantino situato sull’isola formata dai due rami del Po, il Volano e il Primaro, Ferrariola (Forum Alieni in latino, detta anche “Babilonia”), dove fu costruita una cattedrale dedicata a San Giorgio (San Giorgio Transpadano)”.

Ferraiola sull’antica Punta San Giorgio; sulla riva opposta si svilupperà Ferrara

Nel 1135 durante l’episcopato di Landolfo la sede vescovile fu trasferita ancora più a nord, sulla riva opposta del Po di Volano, dove fu edificata l’attuale cattedrale, anch’essa dedicata a San Giorgio, intorno alla quale rapidamente si sviluppò Ferrara, nodo strategico delle vie d’acqua nel delta del Po.

San Giorgio, cattedrale di Ferrara

La sede dell’antica diocesi di Voghenza era la chiesa di Santo Stefano in Vicoaventino; vi si succedettero qui una ventina di vescovi dal 330 fino agli ultimi decenni del VII secolo. Dopo l’arrivo delle reliquie, il luogo sacro fu dedicato a San Leo. La chiesa antica fu distrutta durante la seconda guerra mondiale e poi ricostruita nelle forme attuali.

Il sarcofago di San Leo nella chiesa a lui intitolata a Voghenza

Il sarcofago di San Leo nella chiesa a lui intitolata a Voghenza

La ricorrenza del 14 febbraio è ancora celebrata con solennità dalla diocesi ferrarese.

L'area archeologica di Voghenza

L’area archeologica di Voghenza

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