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14 novembre 1969 – Muore Giuseppe Babbi, padre della Democrazia Cristiana riminese

Giuseppe Babbi era nato a Roncofreddo, il 28 gennaio 1893, ma all’età di undici anni si era trasferito con la famiglia a Rimini.

Nel 1911 entra a far parte dei gruppi di Azione Cattolica e fonda il circolo giovanile operaio “Ludovico Contessi”, di cui è il primo presidente. Nel 1912 segue con attenzione la nascita della locale Federazione dei contadini. Lavora prima come commesso in una farmacia, poi nel 1915, assunto nelle Ferrovie dello Stato, inizia ad organizzare un sindacato nazionale dei ferrovieri cattolici.

Giuseppe Babbi

Nel 1917 si sposa con Maria Dalli;  dal matrimonio nasceranno otto figli. Entra poi nelle fila del Partito Popolare, fondato nel 1919 da don Luigi Sturzo. Nel 1921 contrasta le tendenze filo-fasciste incipienti anche nel suo partito; anzi eletto delegato PPI al congresso di Torino del 1923 abbraccia la tesi di rifiuto del nuovo regime – come sosteneva anche Sturzo  – e non manca di avversare di persona il fascismo. 

Come riporta Antonio Montanari (“I giorni dell’ira”, Il Ponte, 1997) «Babbi, scrisse Oreste Cavallari, “con poca istruzione e molta miseria, si era fatto da sé con forte carattere e forte personalità. Tutti, anche gli avversari politici, ne riconoscevano la forza d’animo e la purezza d’ideali”. “Nel 1921 contrastò duramente le tendenze filofasciste» di don Domenico Garattoni e dell’avvocato Mario Bonini, costringendoli… a presentare le dimissioni dal Partito Popolare”, scrive lo storico Piergiorgio Grassi. Sturziano, davanti al problema agrario Babbi sostiene idee per allora “molto audaci”, differenziando nettamente il partito popolare “dal comportamento degli agrari e delle forze economiche, appoggiate da il Resto del Carlino, che si preparavano a chiedere l’intervento delle squadre fasciste di Leandro Arpinati“. Nel 1923 per la sua posizione di antifascista viene espulso dalle Ferrovie e si trasforma in rappresentante di commercio nel settore dei mobili. Nel 1943 riprende la sua attività politica, in modo clandestino, “chiamando a raccolta gli antichi popolari e qualche giovane dell’Azione Cattolica in vista della fondazione di un nuovo partito”, scrive ancora Grassi».

i giovani dell’Azione Cattolica riminese negli anni Trenta

Impegnato nel Comitato di Liberazione Nazionale, scoperto, viene arrestato a San Marino e imprigionato a Bologna. Liberato nell’ottobre 1944, è uno dei membri della Giunta comunale provvisoria di Rimini nominata dal CNL, mentre nel 1945 partecipa alla fondazione nazionale delle ACLI.

Nel 1946, dopo essere stato riconfermato consigliere comunale, si dedica anche all’attività sindacale e della cooperazione, contribuendo alla nascita a Rimini della Cooperativa per la macellazione, della Cantina sociale, della Cooperativa sementi, e a Cesena del Consorzio produttori latte, mentre anche a  Forlimpopoli e a Savignano fa nascere le Cantine sociali. E’ consigliere della provincia di Forlì dal 1954 al 1956. La sua carriera politica tocca l’apice  nelle storiche elezioni del 1948, quando viene eletto in Parlamento nelle liste della Democrazia Cristiana. Durante la prima legislatura della Repubblica italiana Babbi fa parte della VII Commissione Lavori pubblici e poi dell’VIII Commissione Trasporti – Comunicazioni – Marina mercantile.

Giuseppe Babbi nel 1948

E’ di nuovo eletto alla Camera dei Deputati per la terza legislatura, dal 1958 al 1963; questa volta è membro della II Commissione Affari della Presidenza del Consiglio – Affari interni e di culto – Enti pubblici, della XIV Commissione Igiene e sanità pubblica e della X Commissione Trasporti – Poste e telecomunicazioni – Marina mercantile.

Durante la sua attività parlamentare, si fa promotore di 27 disegni di legge, 9 dei quali divenuti leggi dello Stato.

Giuseppe Babbi si spegne a Rimini il 14 novembre 1969.  La città gli ha dedicato una via nell’area artigianale del Villaggio Primo Maggio.

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