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18 agosto 1344 – La breve signoria di Saludecio finisce nel sangue

Nel 1344 Ceccolino e Menghino Ondedei sono i signori di Saludecio. Coinvolti nella faida fra Malatesta Guastafamiglia, Ferrantino Novello e Galeotto, quando questa viene a cessare grazie a un accordo si vedono ritornare in paese i loro nemici (e forse anch’essi Ondedei): i quattro figli di Bernardo, morto nell’esilio a cui i signori l’avevano condannato.

Stemma degli Ondedei di Saludecio

Stemma degli Ondedei di Saludecio

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Questo Bernardo era cognato del Guastafamiglia, avendone sposato la sorella. Ceccolino invece aveva appoggiato Ferrantino Malatesta, già signore di Rimini spodestato e incarcerato a tradimento proprio dal cugino Guastafamiglia, che gli aveva anche ammazzato il figlio Malatestino Novello e il nipote Guido. Ciò accadeva nel 1335. Da allora il figlio superstite di Ferrantino ed erede della discendenza di Malatestino “dall’occhio”, Ferrantino Novello, aveva scatenato una guerra che era durata quasi dieci anni contro la stirpe di Pandolfo I, cioè appunto Malatesta Guastafamiglia e suo fratello Galeotto.

Nel 1343 però si è raggiunta la pace: al Guastafamiglia vanno Rimini e Fossombrone; a suo fratello Galeotto tocca Fano e al figlio di lui, Pandolfo (II), Pesaro; a Ferrantino Novello resta solo Verucchio e poco altro e alla fine solo Mondaino, con la vicina Saludecio in mano appunto ai suoi sostenitori, gli Ondedei Il tutto sancito dall’investitura sia dell’imperatore Lodovico il Bavaro sia poi di papa Clemente VI.

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Porta Marina a Saludecio

Ma per quel che riguarda i Saludecesi, «Pace solo di nome – commenta Luigi Toniniperrocché la memoria dei sofferti danni dovea risvegliare ad ogni poco gli odi antichi negli animi di costoro, e perlomeno dovea rendergli invidia, vedendo i nemici loro alla Signoria della terra. Per la qual cosa fu che, appena passati 16 mesi dal ritorno loro, seguì il tragico fatto, che narreremo con le parole dell’Anonimo nostro».

Il “cronista malatestiano” di cui non ci è giunto il nome, annota infatti: «MCCCXLIIII et dì XVIII de Agosto fo morto Ceccolino e Menghino Signori di San Lodezo per la mano di Laurenzo figliolo de Berardo».

Sempre secondo l’Anonimo malatestiano, le cose andarono così: «Andò un dì el ditto Laurenzo a casa di Cicholino per bere con certi compagni; trovoglie al taulero che giucavano, et ammazzoglie tutti dui».

Guastafamiglia deve quindi accorrere a Saludecio, ma l’omicida se l’è data a gambe. Non c’è scelta: il Malatesta fa inseguire il suo congiunto e (ormai ex) protetto, lo cattura e gli fa tagliare la testa sulla piazza di Rimini«Et se questo non havesse fatto – spiega l’Anonimo – ognomo diceva che el ditto Laurenzo  haveva fatto quello, cioè morti coloro, a sua petizione, cioè del ditto mis. Malatesta». 

decapitazione

E chissà se la vox populi non avesse qualche ragione. Sta di fatto che, come documenta l’Adimari, che «la Terra di San Lodecio venne di nuovo nel dominio della città nostra, sotto il Signor Malatesta». La breve “indipendenza” di Saludecio con la signoria degli Ondedei era già finita e nel modo più tragico.

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