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Ma se arrivasse lo stadio nuovo, Rimini cosa se ne farebbe?

Sì, anche il Cesena…

Oltre al Bari e ad altre formazioni di terza serie, anche i cugini stanno toccando con mano la realtà sperimentata dal Rimini più volte.
Si legge che la società bianconera aderisce alla richiesta di fallimento avanzata dal tribunale di Forlì e rinuncia a presentare il ricorso contro la mancata idoneità all’iscrizione, sancita giovedì scorso dalla COVISOC.

Di fatto, mancata iscrizione e fallimento alle porte.

Il Rimini rinacque la prima volta grazie ad una liquidazione fallimentare che consegnò il titolo sportivo alla COCIF.
La stessa COCIF che, tanti anni e tante vittorie dopo, condannò il Rimini ad una delle prime mancate iscrizioni che la storia del calcio nostrano ricordi.

Non siamo ancora arrivati ai giorni nostri, nel mezzo c’è il tempo di vivere un’altra mancata iscrizione ad opera del presidente De Meis succeduto a Biagio Amati alla guida del sodalizio biancorosso nato dopo la mancata iscrizione COCIF.

Ma non è esattamente di questo che vorrei parlare. Oggi parlerò di stadio, nonostante il preambolo apparentemente distante.
A Rimini non è un mistero che i tifosi più presenti e assidui, me compreso, ritengano lo stadio non soddisfacente e fonte di problemi che minano la soliditaà e la tenuta dei vari progetti che si susseguono.

Avere uno stadio confortevole e in gestione è sempre stato visto come un requisito fondamentale per ambire alla stabilità e alla frequentazione costante delle categorie professionistiche. Ho dato un’occhiata in giro e ho scovato alcune situazioni che mi portano a farmi una domanda, che però esporrò più avanti.

Il Cesena, a torto o a ragione, si è sempre considerata la squadra della Romagna intera. Lo stadio Manuzzi, un gioiellino reso ancora più confortevole dopo gli ultimi ritocchi, dato ovviamente in gestione alla squadra del cavalluccio marino.

Il risultato? Non sembra che la gestione dello stadio abbia apportato linfa vitale capace di tenere i conti a posto.
Vero è che, visti i volumi debitori di cui si parla, forse non è un esempio probante. E allora, scorrendo l’elenco delle squadre che hanno rinunciato al campionato, ho trovato la Reggiana.

La Reggiana giocava al vecchio Mirabello, poi sull’onda dei grandi risultati nel 1995 viene creato lo stadio Giglio, un gioiello tutto solo per il calcio, senza la tanto vituperata pista di atletica.

Proseguendo però nella storia, scopriamo che per risolvere le grane di manutenzione e gestione, il comune si affida alla Mapei che ci porta a giocare il Sassuolo in serie A. Rendendo, di fatto, la Reggiana ospite a casa sua.

Anche qua la presenza di un impianto importante non ha prodotto l’ effetto sperato visto che la Reggiana non riusciva ad ammortizzare la gestione.

Il Sassuolo, prima di trasferirsi a Reggio Emilia, ha condiviso per anni lo stadio Braglia a Modena con la locale squadra di calcio. Impianto vecchio di creazione, ma ristrutturato di recente e molto apprezzato dai fruitori abituali. I tifosi del Modena però durante hanno visto sparire la loro squadra a stagione in corso mentre arrancava in terza serie.

Uno degli stadi più belli che ho visto e’ senza dubbio il Nereo Rocco di Trieste in una piazza che ha fatto anche la serie A. Eppure la storia recita che dopo l’inaugurazione del nuovo impianto nel 1992 la società fallì l’anno successivo entrando nell’ascensore, tuttora attivo, delle categorie che attualmente è fermo alla serie C, grazie ad un ripescaggio di due stagioni fa ottenuto dopo cinque anni di dilettantismo post fallimento.

Premetto: avessi il potere, io uno stadio nuovo bello e importante per il nostro Rimini lo farei fare domattina.
Sono anche convinto che sia ormai l’unico vero buco nero che presenta la nostra città, che si è dotata di ogni tipo di struttura, dal teatro in fase di riapertura alla fiera passando per il palacongressi, il secondo palazzo dello sport ecc. ecc.

Eppure mi sorge un dubbio. E qui vengo alla domanda che ho lasciato in sospeso sopra.
Tolti i tifosi più appassionati e una schiera di simpatizzanti più o meno coinvolti, sono ancora tanti i potenziali fruitori di uno stadio in cui si offre la serie C o una serie B di bassa classifica?

La gente si esalta ancora per la squadra della propria città? Oppure è pronta a farsi vedere quando si configura l’evento, anteponendo le mille altre alternative che la modernità offre?

Perché un comune denominatore di tutte le piazze calcistiche che stazionano da metà serie B in giù è la difficoltà concreta e palese di coinvolgere sponsor più o meno importanti.

Le aziende che trattano business avente la promozione come parte integrante della cosa, un tempo non dovevano essere pregate più di tanto, visto che, alla perenne ricerca di vetrine appetibili, coglievano al volo l’occasione di arrivare a migliaia di potenziali clienti. Adesso anche questo assunto sembra essere in dubbio.

Se chi sponsorizza ha percepito la, sempre più cronica, mancanza di attrazione del calcio provinciale, uno stadio bello e gestito in proprio fornisce realmente alle società uno strumento per generare risorse in grado di dare stabilità e durevolezza ai progetti e alle gestioni oppure ulteriori costi di gestione?

Il calcio provinciale, così come è sempre stato concepito, ha un futuro se l’appeal numericamente vacilla un po’ ovunque?

L’introduzione delle seconde squadre in serie C al posto di un terzo delle non iscritte, è una risposta adeguata?
Porteranno nuova linfa illudendo i tifosi della serie C di essere a duellare con le squadre di serie A?

Mi auguro che la mia Rimini sappia dimostrare, attraverso la campagna abbonamenti che andrà ad incominciare la prossima settimana, attaccamento, passione e fame di calcio dal vivo.

Il calcio della provincia, della piazza e dei campanili, è sempre stato un caposaldo del movimento italiano che non deve, non dovrà mai ridursi a vivere di luce riflessa dai fasti e dai lustrini dei vertici e del grande calcio.

Il calcio cittadino e il grande calcio possono convivere, devono convivere.
Forza Rimini!

Emanuele Pironi

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