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Baruffe all’Eurofestival: San Marino non aiuta l’Italia, ma Rimini dovrebbe tifare San Marino

Aiuto! Sono finiti i popcorn da sgranocchiare davanti al film del nuovo governo. Li abbiamo consumati tutti ieri sera guardando la disfida italo-sanmarinese dell’Eurovision Song Contest, il vecchio Eurofestival.

A dire il vero, mentre scrivo ancora non si sa chi ha conquistato il riconoscimento più ambito del pop continentale, un tempo sbeffeggiato e snobbato («roba da Eurofestival», fra gli addetti ai lavori, era sinonimo di canzone kitsch, provinciale, priva di valore culturale, preferibilmente eseguita da cantanti dal look pittoresco), e ritornato in auge da qualche anno grazie a un nome più attuale e ai social, che l’hanno miracolato, un po’ come Gianni Morandi.

Ma il vero interrogativo di cui voi lettori conoscete la risposta e la scrivente ancora no, è un altro: come ha votato la Repubblica di San Marino? Il voto dei titanici all’Eurovision è al centro di una rovente querelle musical-diplomatica, accesa dal commentatore Rai, il caustico cabarettista Saverio Raimondo, specializzato nel cercarsi guai ogni volta che l’emittente di Stato gli affida la conduzione di un evento musicale (il suo Dopofestival a Sanremo 2015 si è salvato dalla censura solo grazie al grande successo di pubblico).

Nella prima semifinale Raimondo, presentando le concorrenti di San Marino, Jessika e Jenifer (una maltese e una tedesca, arruolate con un contest), ha ricordato l’affronto arrecato all’Italia dalla piccola ma pugnace repubblica, che nella scorsa edizione non sostenne il nostro concorrente, Francesco Gabbani, arrivato solo sesto nella classifica finale.

Il capo delegazione sammarinese all’Eurofestival, Alessandro Capicchioni, ha preso decisamente cappello, e ha accusato Raimondo non solo di avere così boicottato le cantanti di San Marino, ma anche di aver insultato la Repubblica del Titano, definita «infame» soltanto perché le sue giurie «sono sovrane e rispondono solo alla loro coscienza», precisando che anche se avessero votato per «Occidentali’s Karma», Gabbani sarebbe arrivato comunque sesto.

Diciamo che dopo la Secchia rapita che divise Bologna e Modena e fu cantata dal Tassoni, la disfida dell’Eurovision è la contesa più ridicola che mai divise contrade confinanti. Ma pur stimando Saverio Raimondo, che è un provocatore e sa fare il suo mestiere, è difficile non provare un pizzico di simpatia per gli irriducibili sammarinesi, che non vogliono darci soddisfazione e non soffrono di sudditanza psicologica nei confronti del loro ingombrante vicino.

Probabilmente rispetto all’Italia si sentono come i paesi dell’Est Europa rispetto alla Russia, che all’Eurovision non avrà mai i loro voti nemmeno se presentasse il cantante più bravo, bello e simpatico del mondo. Ma almeno noi riminesi dovremmo sempre tifare San Marino e sperare che prima o poi vinca la competizione, in modo da ospitare l’edizione dell’anno successivo. Fra artisti, staff e pubblico, la ricaduta sulla nostra industria turistica sarebbe una pacchia.

Lia Celi www.liaceli.it

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