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Carim, Scardone: servono 150 milioni ma niente fusione con Cesena e Ferrara

In un’intervista rilasciata a Milano Finanza, il direttore generale della Carim, Giampaolo Scardone (nella foto), mette a fuoco le prospettive di salvataggio della banca riminese.

Il problema principale da affrontare è quello dei crediti deteriorati, o “non perfoming loans”, in gergo finanziario. Un ostacolo, dice Scardone, che «frena lo sviluppo della banca drenando risorse che siamo costretti a riservare alla gestione. I contatti per la cessione di un primo pacchetto di non perfoming loans sono in corso, ma tra le ipotesi di lavoro c’è anche una cartolarizzazione con garanzia pubblica statale». Cioè utilizzando il meccanismo del Gacs, Garanzia sulla Cartolarizzazione delle Sofferenze, messo a punto dopo l’accordo fra Italia e Unione Europea sulla creazione di bad bank dove far confluire i crediti deteriorati.

A quel punto si potrà capire a quanto dovrebbe ammontare l’aumento di capitale, che secondo Mf  “potrebbe arrivare fino a 150 milioni di euro“.

Intanto però qualcun dovrebbe rilevare quel primo pacchetto di npl. Chi?
«Abbiamo numerosi contatti in corso con diversi operatori qualificati – risponde Scardone – . Non credo sarà difficile trovare un mercato di sbocco. Alla fine del commissariamento dell’istituto (settembre 2012, ndr) avevamo 250 milioni di euro di sofferenze coperte al 45%, mentre oggi ne abbiamo 654 milioni coperte al 61%. È stato fatto uno sforzo immane su questo fronte».
A quanto pare, no si guarda però al Fondo Atlante:
«Non abbiamo preclusioni, ma il Fondo Atlante è alle prese con dossier complicati e dunque non so se gli rimarranno tempo e risorse da dedicare a Carim».
Ma occorrerà davvero un aumento di capitale fino a 150 milioni?
«Non si può escludere – afferma il direttore generale – anche perché non è più il momento di fare scelte di compromesso».

A questo punto torna il nome di Cariparma, del gruppo Crédit Agricole, come partner per una fusione. Scardone conferma?
«Trattiamo sia con banche sia con fondi internazionali – è la risposta -. La nostra situazione non ci consente di tergiversare. Cariparma è un eccellente gruppo bancario, portatore di progetti industriali, dunque guarderemmo con grande rispetto a questa soluzione».

Invece, sembra tramontata l’ipotesi di fusione fra Carim, Cassa di Risparmio di Cesena e Carife:
«Il livello di patrimonio rimane la variabile-guida della fusione – spiega Scardone – non ci possiamo permettere aggregazioni che non portino a un coefficiente patrimoniale accettabile».
Altrimenti, non resterebbe che l’intervento del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi. Soluzione che viene tenuta per ultima, se le altre non dovessero avere luogo.

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