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Concessioni demaniali, dietrofront a sorpresa del governo: “Al lavoro per recepire la direttiva Bolkestein”

Il ministro agli affari regionali Erika Stefani (Lega) ha risposto oggi pomeriggio, giovedì 13 settembre, ad una interrogazione della senatrice di Forza Italia Licia Ronzulli, concernente la legislazione regionale in materia di concessioni demaniali marittime.

In particolare la senatrice aveva chiesto al Governo se fosse intenzionato a modificare l’atteggiamento sulle impugnative delle leggi regionali che hanno tentato negli anni di regolamentare le concessioni demaniali a finalità turistiche. La senatrice ha sottolineato che “i Governi che si sono succeduti – nessuno escluso – in questi anni hanno manifestato, soprattutto attraverso l’impugnativa delle leggi regionali, una visione molto parziale dei principi comunitari, invocando esclusivamente l’applicazione della cosiddetta direttiva Bolkestein e l’obbligo di trasparenza e non discriminazione nell’assegnazione dei beni pubblici, trascurando però del tutto due altri principi fondamentali: la tutela della certezza del diritto e la tutela della buona fede di chi ha confidato in un assetto normativo e amministrativo previgente.”

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Alla luce di tutto ciò – ha concluso Ronzulli – vorrei chiedere al Ministro qual è l’intendimento del Governo per salvaguardare questo importante settore economico del Paese; se non ritenga di valutare l’opzione di rinunciare all’impugnativa proposta dal Governo pro tempore Gentiloni; se non ritenga che la rinuncia al ricorso costituirebbe un importante atto politico del Governo a concreta conferma di un’inversione di tendenza rispetto ai Governi precedenti. Allora sì, potreste dare un primo concreto segnale di rappresentare il Governo del cambiamento che rivendicate di essere”

La risposta del ministro leghista Erika Stefani è stata estremamente chiara. Ma anche sorprendente.

“L’impugnativa delle leggi regionali – ha dichiarato il Ministro – che potrebbe sembrare un po’ burocratica, ma che in realtà va a toccare una questione che, come sappiamo, è molto complessa e delicata. Tra l’altro, le leggi regionali che voi citate cercano di andare incontro a delle esigenze concrete che sono decisamente meritevoli di una seria attenzione, per i motivi peraltro esposti nell’atto di sindacato ispettivo”. 

“Le due leggi adottate dalla Regione Liguria sono state impugnate dal Governo che ha preceduto quello attuale, in quanto sono stati ravvisati dei profili di illegittimità. Rischiando di tediarvi con questioni tecniche, devo rammentare che la Corte costituzionale si è già orientata nel senso di considerare illegittime le norme nazionali che limitano il principio della gara per le concessioni su aree pubbliche che prevedono rinnovi automatici. Le due leggi adottate dalla Regione Liguria possono ritenersi in contrasto con questo tipo di orientamento”.

“Menziono la sentenza della Corte costituzionale n. 109 del 2018, avente a oggetto una legge del Friuli-Venezia Giulia che, prevedendo una gara, disponeva a carico del vincitore un indennizzo a favore del concessionario per il ristoro, quasi che quest’ultimo avesse un diritto al rinnovo”. 

“Noi sappiamo che – purtroppo – la disciplina delle concessioni demaniali è stata già oggetto di una procedura di infrazione avviata e chiusa con il recepimento della tanto contestata e discussa direttiva Bolkestein. Conosciamo bene i commenti che ci sono stati in merito e non si può non tacere la volontà, anche da parte di questo Governo, di cercare di risolvere una problematica veramente difficile”. 

“In tal senso, il mio Ministero (che è un Ministero di coordinamento, avendo io disponibilità non diretta in ambito decisionale, ma di coordinamento) si è inteso con il Ministero delle politiche agricole alimentari forestali e del turismo per fare un tavolo tecnico, insieme all’Agenzia del Demanio (su cui sono qui ad attendere eventuali vostre considerazioni e suggerimenti), al fine di analizzare e trovare la soluzione più adatta per affrontare e risolvere la questione a livello normativo, proprio con riferimento al recepimento della direttiva”. 

“In questo senso – ha concluso il ministro –  manifesto da parte di tutto il Governo una disponibilità che sicuramente costituisce un’apertura a trattare questa questione, che – lo ribadisco – è delicata, di fronte al mondo dei concessionari e di coloro che normalmente vengono chiamati i «balneari», i quali ci hanno riferito – anche quando ne ho ricevuti i rappresentanti personalmente – di versare in una situazione di grandissima difficoltà”.

La senatrice Renzulli si è dichiarata “insoddisfatta” della risposta: ” Signor Ministro, la ringrazio, ma, come può immaginare, la sua risposta non ci soddisfa, anche perché, alla luce della mozione presentata proprio in quest’Aula il 27 giugno, il Governo si era impegnato ad uscire dalla direttiva Bolkestein”.

“Aggiungo anche che i riferimenti normativi che lei ha letto sono quelli della Regione Liguria, nella quale il suo partito ha condiviso questa legge, che è stata votata all’unanimità. Vorrei dunque sottolineare quantomeno il dato politico che aveva quella legge regionale”. 

“Comunque purtroppo, come dicevo, la sua risposta non solo non ci soddisfa, ma ci spaventa; penso d’interpretare il sentimento di molte famiglie italiane, che in questo momento stanno ascoltando anche in diretta televisiva lo svolgimento di quest’interrogazione, perché si andrà ad ipotecare il futuro di molte di loro. Sappiamo bene che chi ha quest’attività fa parte di nuclei familiari formati da quattro o cinque persone e ha soltanto quel reddito. Qui non stiamo parlando di contrastare le lobby, i grandi fondi d’investimento o i poteri forti, ma di aiutare famiglie che ormai da troppo tempo si trovano in una situazione di mancata legislazione”.

“Nella mancata legislazione, come sa benissimo, molte famiglie non fanno investimenti, perché non sanno se poi riusciranno a recuperarne anche un solo euro. E gli investimenti non servono soltanto ad aumentare il servizio che viene dato al pubblico che frequenta le spiagge, ma – come lei sa – anche a creare occupazione e lavoro. La tristezza di questa risposta sta essenzialmente in un fatto: oggi avete perso una grande occasione e una grande possibilità di risolvere, una volta per tutte, la situazione di migliaia di famiglie, che da anni vanno bussando alle porte di qualsiasi partito. In questo caso, infatti, stiamo parlando di una cosa trasversale, che sarebbe andata aiutare tantissime famiglie. Con questa decisione vi prendete oggi la responsabilità di non aver risolto il problema” .

Fonte. Resoconto senografico Senato della Repubblica 

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