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Contratto di governo 5 Stelle-Lega: via libera alle micro-aree per i nomadi?

Nell’ultima e definitiva bozza del contratto di governo fra Luigi Di Maio e Matteo Salvini, che in queste ore è sottoposta all’approvazione degli attivisti e iscritti di MoVimento 5 Stelle e Lega, nel capitolo dedicato a Sicurezza, legalità e forze dell’ordine c’è il paragrafo dal titolo: Campi nomadi.

“Negli ultimi anni – si legge nel testo – il dilagare dei campi nomadi, l’aumento esponenziale di reati commessi dai loro abitanti e le pessime condizioni igienico-sanitarie a cui sono sottoposti, ha reso tale fenomeno un grave problema sociale con manifestazioni esasperate soprattutto nelle periferie urbane coinvolte. Ad oggi circa 40mila Rom vivono nei campi nomadi, di cui 60% ha meno di 18 anni. Necessarie azioni per arginare questo fenomeno sono: chiusura di tutti i campi nomadi irregolari in attuazione delle direttive comunitarie; contrasto ai roghi tossici; obbligo di frequenza scolastica dei minori, pena allontanamento dalla famiglia o perdita della potestà genitoriale”.

Ora, le “direttive comunitarie” è principalmente il documento approvato a Bruxelles nel 2011, dal titolo “Quadro dell’UE per le strategie nazionali di integrazione dei Rom fino al 2020”. Questo è stato recepiti anche dall’Italia con la “Strategia nazionale d’inclusione dei Rom Sinti e Caminanti, per l’attuazione della Comunicazione Commissione UE 173/20114“, adottata dal Consiglio dei Ministri il 24 febbraio 2012 e approvata dalla Commissione Europea il 22 maggio 2012.

In tutti questi documenti (che hanno preso forza di legge, compresa la legge Regionale dell’Emilia Romagna del16 luglio 2015, n. 11) vengono ribaditi i medesimi concetti già fissati nel primo “Quadro” del 2011: “…gli Stati membri dovrebbero promuovere un accesso non discriminatorio all’alloggio, incluse le abitazioni sociali. Gli interventi nel settore abitativo devono far parte di un approccio integrato comprendente, in particolare, l’istruzione, la sanità, l’assistenza sociale, l’occupazione e la sicurezza, nonché provvedimenti contro la segregazione. Gli Stati membri dovrebbero inoltre affrontare le esigenze specifiche dei Rom non sedentari (ad esempio permettere loro di accedere ad aree di sosta adeguate)….”. Per finanziare queste azioni è possibile anche accedere a fondi comunitari, come quelli disponibili per perseguire l’obiettivo tematico n. 9 “Promuovere l’inclusione sociale, combattere la povertà e ogni forma di discriminazione” contenuto nell’accordo di partenariato italiano.

Sono questi i fondi cui la Regione Emilia Romagna ha attinto per poi redistribuirli attraverso un bando ai Comuni che avessero presentato progetti per il superamento dei campi di grandi dimensioni: un milione di euro. 

In definitiva, stiamo parlando delle micro-aree. E se il contratto di governo 5 Stelle-Lega intende davvero far riferimento alle “direttive comunitarie”, è di micro-aree che si sta parlando anche lì.

Ma è anche vero che il “contratto” non risulta rigorosissimo, almeno in altri passaggi. Per esempio quando si parla indistintamente di “Rom”, dimenticandosi i Sinti. Oppure quando i Rom che vivono nei campi diventano “40mila”, quando  in Italia ce ne sono 26mila. O ancora nel punto che stabilisce “obbligo di frequenza scolastica dei minori, pena allontanamento dalla famiglia o perdita della potestà genitoriale”, che sono provvedimenti spettanti all’Autorità giudiziaria che giudica caso per caso e non certo al Governo. Ma sono sottigliezze.

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