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Ferruccio Farina: “Ecco perché Francesca da Rimini se ne va a Gradara”

Tornano dopo tre anni le Giornate Internazionali dedicate a Francesca da Rimini. Ma non a Rimini, bensì a Gradara. Il perché lo spiega in questa intervista Ferruccio Farina, l’organizzatore.

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Francesca da Rimini celebrata a Gradara, non è un paradosso?

«È un paradosso anche che Rimini pensi di valorizzare un patrimonio identitario come il mito di Francesca con una targa o un giardinetto e un po’ di parole scopiazzate. Di certo la politica culturale di questa amministrazione, se c’è, ha altre priorità. Ciò è legittimo. Ma è anche legittimo che Francesca segua la sua strada e si accasi dove è ben accolta e dove trova spazi per far sviluppare progetti di qualità su temi e valori quanto mai attuali.
E, mi creda, gli spazi aperti, non solo in Italia, sono tanti e importanti».

Francesca adultera e lussuriosa all’Inferno della Commedia, portatrice di valori? Non è troppo?

«La Francesca che io e gli amici del Centro Studi studiamo e divulghiamo, anche con le Giornate Internazionali che portano il suo nome, è quella del mito che nasce con l’Illuminismo e la Rivoluzione francese.  Un mito che, dalla fine del Settecento, ha visto la peccatrice della Commedia trasformarsi nel sentimento popolare in eroina della bellezza e della libertà, vittima innocente di soprusi e di leggi crudeli, rappresentazione emblematica di valori positivi irrinunciabili: la libertà di amare, il rispetto della vita e dei sentimenti, la fedeltà e l’uguaglianza di genere. Valori per affermare i quali, nella società contemporanea, c’è ancora tanto da lottare.
Se la storia ci narra che nell’Ottocento Francesca ha accompagnato le pulsioni libertarie e unitarie di tanti patrioti, ha assecondato tante conquiste civili e sociali non solo in Italia, la cronaca quotidiana dei nostri giorni ci ricorda in maniera drammatica che il cammino da percorrere è ancora lungo.
Una delle testimonianze preziose alle Giornate 2018 sarà quella di Giuliano Turrone che ha composto una pièce teatrale ispirata a Francesca per farne strumento di sensibilizzazione sul drammatico problema della violenza di genere e del femminicidio. Turone, già magistrato dalla carriera brillante e protagonista di primo piano nella lotta contro la criminalità, dantista per passione, dedica ora la sua vita al teatro civile per coinvolgere i giovani studenti su questo tema che affligge la nostra società che definiamo ‘evoluta’. Al convegno ci illustrerà la sua esperienza e metteremo in scena il suo spettacolo “E ‘l modo ancor m’offende” per le scuole di Urbino e di Pesaro. Questo intervento, da solo, basterebbe a giustificare il nostro impegno di quest’anno».

Dieci edizioni, c’è ancora da studiare e da dire?

«Le Giornate Internazionali Francesca da Rimini che si sono fin qui susseguite possono considerarsi propedeutiche ad un approccio al tema più organico e, di certo, il loro format cambierà. Io, e gli amici che da anni lavorano con me, non solo non ci fermeremo, ma abbiamo progetti importanti. Non ultimo quello di un censimento scientifico e una schedatura critica delle opere dedicate all’eroina che porta il nome di Rimini. Lei pensi che nella ricognizione che sto conducendo personalmente da quindici anni, ho registrato oltre mille opere tra letteratura, teatro, pittura, musica, scultura, grafica e cinema. Molte delle opere a stampa, in originale, sono nella mia raccolta. E mi perdoni la punta l’orgoglio!
Io e Massimo Ciavolella, cattedra all’UCLA e direttore del Center for Medieval and Renaissance Studies, impegnato con me nel Centro Studi fin dalla prima ora, stiamo avviando un progetto di ricerca interuniversitario internazionale per costruire un database ragionato delle Francesche create in qualsiasi forma espressiva e in qualsiasi lingua. Un patrimonio dal valore incomparabile, e non solo per i grandi autori che ricomprende. Lo metteremo a disposizione sia degli studiosi sia di chi vorrà divulgarlo e farne oggetto di spettacoli ed eventi. Speriamo di portarlo a termine entro il 2021 per onorare, oltre che Francesca, anche il settimo Centenario della morte del suo primo creatore, Dante Alighieri.
Pensi anche il potenziale di attività culturali di qualità, con grandi partner e di grande risonanza, che è possibile costruire attorno a questo lavoro. Le nostre linee guida sono, fin dai nostri esordi, qualità, multidisciplinarità e internazionalità.
Mi piace ricordare che un progetto strutturato con una serie di attività integrate e continuative di alto livello, rivolte anche al grande pubblico, anche internazionale, era stato già stato presentato all’amministrazione riminese precedente che si era dimostrata interessata. Il tutto avrebbe trovato il suo punto focale nel giardino a fianco del Palazzo del Podestà e in parte dei locali ora occupati dalla cosiddetta FAR.
Anche se il cambio di amministrazione ha visto uscire di scena i personaggi che ci avevano ascoltato, non ci siamo per nulla scoraggiati. Le idee di allora, che oggi stiamo attualizzando, le vogliamo realizzare e lo faremo con chi dimostra vero interesse».

Insomma, lei rappresenta e lamenta una mancanza di attenzione dei ‘decisori culturali riminesi’ verso il tema Francesca?

«Non mi permetto di lamentare nulla, solo di prendere atto della realtà che, spesso, da noi non coincide con tanti slogan con cui veniamo bombardati.
La progettazione coerente e conseguente con il proprio patrimonio identitario dovrebbe essere, oggi, alla base della politica culturale di qualsiasi città. E tra i nostri geni, oltre a Sigismondo che significa Rinascimento, arte e pensiero, e a Fellini che significa fantasia, c’è anche Francesca che significa poesia, amore, libertà e rispetto della vita. Per quanto ci riguarda, fantasticando con qualche esempio banale, pensi a cosa significherebbe per Rimini e per chi vi cerca ospitalità e vacanza, la rappresentazione al Galli della Francesca da Rimini di Zandonai, l’unica opera lirica del Novecento sopravvissuta con successo fino ai nostri giorni. Oppure l’effetto della Francesca di Mercadante, di recente riscoperta, messa in scena con il magico fondale del Ponte di Tiberio.
E, in quanto a qualità e impegno in quest’ottica di coerenza progettuale, si pensi alla dimensione oggettiva dei fatti. Ad esempio, all’approccio delle trascorse Sigismondiadi municipali, tanto strombazzate, senza una programmazione né un comitato scientifico. Nonostante la generosità di tanti personaggi di rango, il loro esito, quasi ‘parrocchiale’, per essere benevoli, (con tutto il rispetto per le parrocchie), dimostra come gli sguardi dei nostri ‘amministratori artistici’ siano rivolti ad altro. Legittimamente, ripeto.
In quanto a Francesca, si dirà che, peraltro, chi voleva godersi l’opera di Zandonai, poteva andare alla Scala di Milano nel marzo scorso e chi voleva restare affascinato dalla Francesca di Mercadante, anche con un tocco di ‘transgender’ per un Paolo interpretato dalla bellissima Aya Wakizono, poteva recarsi al Festival della Valle d’Itria (https://www.youtube.com/watch?v=adeC16Jy7gs). E chi ama Tchaikovsky, il balletto e gli spettacoli alla Fenice con i baci volteggianti della coppia “d’Arimino”, pensi alla comodità di stare in poltrona e rilassarsi con il San Francisco Ballet su YouTube (https://www.youtube.com/watch?v=oaLXyFtxt8I).
Noi, comunque, nella serata del prossimo 23 agosto, proietteremo sul magico fondale della rocca di Gradara Francesca di Zandonai nella celebre rappresentazione del 1984 al Metropolitan di New York con Renata Scotto e Placido Domingo. Piccola cosa, ma qualcuno, di certo, si emozionerà. Piccoli segnali ma ambiziosi e raffinati. Come il programma sulle arti visive che ci impegnerà per il 2019 e il 2020. Insomma, fin qui, pur senza risorse e con tanto lavoro, qualche contributo siamo riusciti a darlo. E, non pochi, continuano a riconoscerci qualità e coerenza, oltre che tenacia. Per noi, che abbiamo fin qui operato in assoluta gratuità, è tanto».

Ma l’amministrazione attuale non  ha sostenuto le vostre Giornate anche nel 2014, quando, credo dietro vostro suggerimento, anche la Notte Rosa è stata all’insegna di Francesca?

«Certo, dobbiamo ringraziare il Sindaco per il sostegno che ha dato a numerose Giornate del passato. Trattandole talvolta, però, come ‘sinecura’, come un corpo estraneo alle attività culturali dei Palazzo. Un esempio. Nell’ultima edizione riminese del 2014, abbiamo realizzato un convegno con relatori da tutto il mondo, uno spettacolo musicale, due mostre e una iniziativa che ha coinvolto le scuole, il tutto con un budget totale di dodicimilacinquecento euro. Il rapporto con l’amministrazione è stato per noi un’esperienza, nonostante l’impegno del personale del Museo, a dir poco indisponente: risposte a quesiti operativi date dopo mesi, cambiamenti repentini in corso d’opera di accordi definiti e di location già stabilite, la mostra “Francesca da Rimini nelle Commedie illustrate tra XV e XX secolo, da Baccio Baldini a Renato Guttuso”, che esponeva cimeli preziosissimi unici al mondo, non è stata dotata neppure di un catalogo. E così via.
Probabilmente il problema non risiedeva nell’amministrazione, ma nella mia incapacità farmi capire dai decisori culturali. C’è da chiedersi, però, come mai, l’importanza del nostro lavoro l’hanno capita, con facilità, quotidiani come il Corriere della Sera, La Stampa, Repubblica e il Carlino e tanti media ci hanno riservato doppie pagine nazionali. E come mai, nel 2015, solo la metà degli stessi cimeli della mostra “Divina Passione”, esposti a New York nell’anno successivo, hanno conseguito un successo internazionale strepitoso con prime pagine sui giornali americani?
Comunque sia, al momento preferiamo lavorare su Francesca dove il tema ha buona accoglienza e vera attenzione. Solo così possiamo fare buone cose. E gli spazi non ci mancano. L’ultimo appuntamento è stato a Los Angeles, proprio dove è nato il nostro Centro Studi».

E quest’anno a Gradara. Ma come conciliate con il vostro rigore filologico con i suoi falsi pacchiani, come la botola di Paolo, il letto del peccato, e l’esuberante fiera del Kitsch?

«Perché Gradara? Delle dieci località che, nel tempo, si sono candidate come luogo ove può esser scoccato il bacio più celebre della storia, nessuna può vantare documentazione attendibile a sostegno delle sue tesi. Né Santarcangelo, né Rimini, né Verucchio, né Pesaro, per citarne alcune. In mancanza di fonti si può solo affermare che il mito di Francesca è figlio delle terre malatestiane, delle terre calde e passionali di Romagna e dell’Italia romantica.
Ed è lecito, perciò, affermare che Gradara, tra le possibili o impossibili rocche malatestiane in ‘concorso’, può rivendicare il suo primato non per la storia, che peraltro non spetta a nessuna delle pretendenti, ma per il fascino potente della sua rocca che, meglio di ogni altra, ha saputo collocarsi nell’immaginario collettivo come sintesi del mondo medievale di cui Francesca è poetica espressione.
E l’amministrazione del bel paese malatestiano, non per niente nominato “Borgo più bello d’Italia 2018” grazie al mito di Francesca, intende riposizionare adeguatamente l’immagine di Gradara nella percezione popolare. Queste le parole del Sindaco Filippo Gasperi: “è per noi il momento di trapassare dalla ‘vendita’ di falsi fantasiosi e del Kitsch, che peraltro non vanno demonizzati perché testimoniano un giustificato passato di attrattività e di successi, alla condivisione di un mito, quello di Francesca”.
E su queste linee noi siamo ben disposti a collaborare. Così, per quest’anno, Gradara, insieme a Milano, ove il Museo Poldi Pezzoli ospiterà a novembre una sessione delle nostre Giornate, sarà una delle nostre due sedi d’elezione».

Insomma, Francesca da Rimini tornerà a Rimini?
«Non è indispensabile. Ma… mai dire mai. Certo è che gli amministratori e le mode effimere passano. Mentre i miti, i grandi valori e le buone idee restano. E a volte vincono».

Stefano Cicchetti

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