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Nell’estate del 1936, a metà luglio, una sollevazione (“alzamiento”) dell’esercito spagnolo capeggiata dal generale capo di stato maggiore Francisco Franco, partito dai reparti presenti nelle colonie in Africa, tentò di ribaltare il governo a guida socialista frutto del risultato elettorale delle elezioni politiche del 16 febbraio 1936. Il paese del resto in quegli anni stava vivendo una situazione sociale conflittuale al massimo livello, con quotidiani scontri armati nelle città fra le diverse forze politiche e sindacali.

L’insurrezione partì dalla sollevazione delle truppe di stanza nel Marocco spagnolo. I nazionalisti speravano di ottenere rapidamente il controllo della capitale Madrid e delle principali città spagnole. Siviglia, Pamplona, La Coruña, Cadice, Jerez de la Frontera, Cordova, Saragozza e Oviedo caddero tutte sotto il controllo degli insorti, diversamente da Barcellona e Madrid (anche per la mobilitazione collettiva della cittadinanza e delle improvvisate milizie volontarie che riuscirono a contenere gli insorti). A causa di ciò, il moto golpista si trasformò in una lunga guerra civile.

La sollevazione militare venne contrastata dal governo repubblicano con le truppe rimaste leali, così come da milizie di volontari socialisti, comunisti, repubblicani, democratici e anarchici. 

Sia l’Italia fascista di Mussolini sia la Germania nazista di Hitler inviarono truppe e mezzi in supporto ai golpisti. I repubblicani ricevettero invece aiuti militari dall’URSS. Le potenze europee, come Regno Unito e Francia, erano ufficialmente neutrali, ma incoraggiarono la partecipazione antifascista dei loro cittadini.

I volontari antifascisti si organizzarono nelle cosiddette Brigate Internazionali, che contarono circa 50.000 uomini (39.000 volontari e 10.000 tra infermieri e sanitari) provenienti da 53 nazioni. Un terzo dei volontari, quasi 14.000 uomini, cadde in battaglia. Le Brigate Internazionali videro la partecipazione di francesi (circa 9.000), tedeschi (circa 5.000), italiani (circa 4.000), statunitensi (2.800), britannici (2.000), canadesi (1.000), jugoslavi (1.000) e cubani (800). Quando furono sciolte, nell’ottobre 1938, ammontavano a 13.000 uomini.

La prima Brigata Internazionale arrivò sul fronte il 7 ottobre 1936 ad Albacete. Gli uomini delle Brigate combatterono sui principali fronti di guerra spagnoli, sino al 4 ottobre 1938 quando a seguito di un intervento alla Società delle Nazioni di Juan Negrín Lopez, capo del governo repubblicano dal 17 maggio 1937 al 1 aprile 1939, fatto il 21 settembre annunciò che le Brigate Internazionali sarebbero state ritirate dalle zone di combattimento. Il 29 ottobre 1938 a Barcellona le Brigate Internazionali tennero una commossa parata d’addio alla Spagna.

La guerra proseguì ancora per qualche mese, sino al 1 aprile 1939, quando Franco dichiarò la vittoria e la fine della guerra a seguito della rotta delle truppe repubblicane sui fronti della Catalogna e di Madrid.
Furono complessivamente 270.000 i caduti nella guerra civile di Spagna su un popolazione a metà degli anni ’30 di circa 24 milioni di abitanti.

 

La Banca dati dei volontari antifascisti italiani

Da qualche mese è visibile la banca dati online delle biografie dei volontari antifascisti italiani combattenti nella guerra civile spagnola (ca. 4.500 soggetti). Il progetto è intitolato “Oggi in Spagna, domani in Italia” 1936-1945: la Resistenza antifascista attraverso le biografie dei volontari di Spagna”, ed è tuttora un lavoro in progress.

Il progetto AICVAS (Associazione Italiana Combattenti Volontari Antifascisti di Spagna) – Istituto Nazionale Ferruccio Parri (ex INSMLI), forte dell’integrazione tra le informazioni presenti nei fondi archivistici di diversi enti conservatori e istituti di ricerca, così come in fonti bibliografiche edite e/o digitali e in analoghe banche dati disponibili online, si propone di costruire uno strumento capace non soltanto di recuperare e mettere a disposizione dell’utenza dati biografici relativi all’intero percorso della vita di questi combattenti, ma anche di ricomporli in una struttura corale e interattiva che restituisca la dimensione collettiva dell’esperienza transnazionale dell’antifascismo della prima metà del Novecento.

Si è voluto creare una piattaforma digitale condivisa – implementabile grazie ad interventi proposti dell’utenza – pensata quale strumento di divulgazione, consultazione e ricerca user friendly di ampia diffusione. Questo dispositivo è finalizzato a consentire agli utenti un accesso autonomo e intuitivo a un vasto bacino di fonti documentarie inerenti la storia dell’antifascismo, principalmente italiano ed europeo.
Direttore scientifico del progetto è Andrea Torre.

La banca dati si presenta con un front-end in cui l’utente può consultare sei maschere di ricerca indipendenti ma correlate tra loro attraverso tabelle relazionali. Queste maschere si presentano come “pulsanti” nella homepage in alto a destra e rimandano a: Biografie, Luoghi, Enti, Eventi, Fotografie, Documenti. Attraverso la homepage, l’utente può effettuare la ricerca partendo da questi pulsanti, oppure servirsi in modo più intuitivo e immediato dei campi indipendenti Nome e Cognome evidenziati al centro.

Ad oggi sono 3.484 le schede biografiche inserite, molte delle quali ancora in lavorazione. Esse si basano sui fascicoli del Casellario Politico Centrale; sulle annotazioni di Giuseppe Marchetti, funzionario AICVAS negli anni ’70 e ‘80, che per decenni compilò schede biografiche informative su ogni persona che risultasse essere stata in Spagna; sulle note biografiche redatte dal COMINTERN per i comunisti; sugli archivi fotografici dell’AICVAS (1.838 immagini) e di Riccardo Formica alias Aldo Morandi, capo di Stato Maggiore della XIV Brigata Internazionale (2.700 immagini); sullo spulcio del Bollettino delle Ricerche e il Supplemento Sovversivi, due pubblicazioni a diffusione nazionale quasi quotidiana edite dal Ministero degli Interni a partire dal 1912; sulla consultazione di volumi storici, giornali, memorie (italiani ed esteri) sulla guerra di Spagna.

Nella prima fase i curatori hanno scelto di affrontare la compilazione in profondità dei profili dei circa 300 combattenti volontari antifascisti di Spagna che hanno poi preso parte alla Resistenza in Italia.

 

I Garibaldini riminesi

Sono una quindicina i riminesi antifascisti che fra il 1936 e il 1938 combatterono nella Brigata Garibaldi, il reparto italiano operante sui fronti spagnoli. Non c’è pubblicistica sulle storie di questi riminesi in Spagna. Ne parla, per i comunisti, Giorgio Giovagnoli nel volume “Storia del Partito Comunista nel Riminese 1921/1940” (Maggioli, 1981) nel capitolo “Guerra di Spagna” (pp. 326-338), soprattutto per raccontare le ricadute locali di questo conflitto attraverso una serie di testimonianze. Ne ho trattato io nei primi anni ’80 nella mia tesi di laurea su “Il ‘fuoriuscitismo’ politico nel Riminese (1920-1943)”, dove ai partecipanti alla guerra di Spagna dedicavo un paragrafo (una sintesi di questo lavoro venne poi edito nel volume “Antifascisti romagnoli in esilio” (La Nuova Italia, 1983). Notizie, e nominativi, sono anche in Luigi Arbizzani “Antifascisti emiliani e romagnoli in Spagna e nella Resistenza” (Vangelista, 1980) e in “La Provincia di Forlì”, “I Forlivesi garibaldini in Spagna”, a cura di Berto Alberti (“Battaglia”) (Forlì, 1973).

La fonte primaria per le vicende e l’elenco di questi riminesi in Spagna sono i fascicoli del CPC all’Archivio Centrale di Stato di Roma (in copia per gli antifascisti riminesi presso l’Istituto per la storia della Resistenza e dell’Italia Contemporanea di Rimini). La mole di notizie che la polizia ha su tutti i “sovversivi”, da quelli schedati per il contenuto di una lettera ai capi delle organizzazioni antifasciste, è impressionante. Va però detto che i volontari in Spagna riminesi erano già tutti fuoriusciti dall’Italia, sparsi nei vari paesi europei. Ma la polizia dei volontari in Spagna di notizie ne ha poche. Mentre dalla Francia e dagli altri paesi arrivano tantissime informazioni su tutti i “sovversivi” noti, dalla Spagna no. Infatti di Aldino Amati si viene a sapere che è stato in Spagna perché nel controllo della corrispondenza viene intercettata una lettera indirizzata al padre a Rimini in cui si dichiara anarchico, “reduce dalla Spagna rivoluzionaria”.

Nei voluminosi fascicoli di Guglielmo Marconi, Primo Della Cava e di Adolfo Saponi non c’è che un rapido accenno per il primo su una sua sospettata presenza in Spagna, mentre del secondo e del terzo niente. Di Primo Bilancioni, ucciso in Spagna nel febbraio 1937, la polizia nel 1938 non ne ha ancora la sicurezza. L’unica cosa certa è che i familiari in Italia portano il lutto.

Diversa la situazione del clan Girolimetti, sei fratelli di cui cinque all’estero più numerosi altri parenti ed amici. La polizia è sempre informatissima su tutti loro, sui loro progetti e spostamenti. Classificati tutti come anarchici, espulsi da diversi paesi europei per numerosi atti di violenza, si ha l’impressione, leggendo i verbali di polizia, che numerose volte siano stati usati come manovalanza da altri, essendo loro “teste calde” e sempre pronti ad usare le mani. Ferruccio nel 1936 si arruola nella colonna anarchica a Barcellona, combatte sul fronte di Huesca e viene ferito in uno scontro tra anarchici e comunisti mentre egli svolgeva opera d’intercettazione dei messaggi inviati dai reparti comunisti. Mario invece nel dicembre 1936, un mese dopo il fratello, si arruola nelle formazioni comuniste. Rimane ferito in uno scontro alla gamba destra. Il primo esce dalla Spagna nel maggio 1938, mentre il secondo il 17 gennaio 1938. Arrestati entrambi dalla Gestapo a Bruxelles nel 1941, vengono consegnati alle autorità italiane al Brennero e poi condannati a cinque e a quattro anni di confino a Ventotene.

A fianco di questi che combatterono in Spagna, la polizia segnala anche persone che lavorarono in tutti i paesi per sostenere lo sforzo bellico: Natale Cavalli e Decio Mercanti in Francia, Amerigo Della Pasqua negli Stati Uniti, Carlo Girolimetti in Belgio.

 

Santarcangelo di Romagna

Santarcangelo, negli anni ’20 e ’30, è il Comune più popoloso del Circondario dopo Rimini. E’ la bestia nera di tutti i responsabili di polizia. Non passa mese senza che accada qualcosa ritenuto di opposizione al regime fascista. E’ qui che si mantiene vivo, attraverso tutto il ventennio, un filo rosso che lega i giovani ai vecchi nella militanza antifascista. Anarchici, comunisti, repubblicani, socialisti sono qui radicati fra la popolazione. Hanno un retroterra comune a tutti, di partecipazione alle lotte contadine del primo dopoguerra. E’ in queste zone che avvengono numerosi fatti di sangue e di scontri a fuoco con i fascisti. Non desta sorpresa quindi che Santarcangelo sia il Comune che fornisca, nel mio elenco di 76 fuoriusciti politici, la quantità maggiore di nominativi: 25, quasi un terzo del totale. E così è anche per il numero dei partecipanti alla guerra di Spagna: 7 su 15.

 

I volontari garibaldini riminesi in Spagna

Arbizzani ne indica 8, io nella mia tesi ne indicavo 9, il sito “Ieri in Spagna, oggi in Italia” ne elenca 15. I nominativi emersi, con i dati che sono riuscito reperire dalle varie fonti, sono questi.

1) Amati Aldino, nato a Rimini il 3 agosto 1907. Emigrato nel 1932 in Francia. Anarchico. Imbianchino. Nella scheda di Marchetti: “Ricercato dall’OVRA. Figlio di famiglia anarchica”. Colonna italiana “Ascaso-Rosselli”. Magazziniere al Castillo. Citato da Rabitti Vindice. La polizia scrive il 21 luglio 1937: “rientrato da poco tempo dalla Spagna”. Nel 1943 non era rientrato in Italia. Rientrò dalla Francia a Rimini il 7 ottobre 1947. Morì a Rimini il 23 febbraio 1974.

Edoardo Astolfi

2) Astolfi Edoardo, nato a Santarcangelo il 6 gennaio 1908. Ricercato dall’OVRA. Emigrò nel 1929 in Francia, venne espulso e si rifugiò in Svizzera. In Spagna si arruolò come soldato nella Brigata Garibaldi. Venne ricoverato all’Ospedale di Sagarò “per reumatismi e insufficienza cardiaca”. Fu rimpatriato il 12 maggio 1938 e riparò nuovamente in Svizzera, dove visse fino alla fine della guerra. Comunista. Meccanico. Nel maggio 1950 emigrò nel Comune di Sesto San Giovanni (Milano).

Primo Bilancioni

3) Bilancioni Primo, nato a Santarcangelo l’11 agosto 1904. Emigrato nel 1922 in Francia. Attivamente ricercato dall’OVRA. Partì per la Spagna nel dicembre 1936 e si arruolò il 18 gennaio 1937. Fece parte della Compagnia italiana, Battaglione Dimitrov, XV Brigata. Cadde al primo combattimento a Morata de Tajuna il 12 febbraio 1937. Comunista. Bracciante-Manovale.

Primo Della Cava

4) Della Cava Primo, nato a Santarcangelo il 16 agosto 1907. Tra i fondatori del partito comunista a Santarcangelo. Emigrato nel 1924 in Francia, dove svolse intensa attività politica. Ricercato dall’OVRA. Uscì dalla Spagna nel febbraio 1939 e, in Francia, fu internato nei campi di concentramento di Gurs e di Vernet. Comunista. Manovale-Fabbro-Muratore. Rientrò in Italia il 13 maggio 1941, condannato a quattro anni di confino a Ventotene. Fra i dirigenti comunisti nella guerra di liberazione nel forlivese. Nel novembre 1945 emigrò a Forlì. Dopo la Liberazione responsabile dell’organizzazione della Federazione Comunista di Forlì e segretario dell’ANPI forlivese. E’ morto a Forlì il 2 dicembre 1992.

Carlo Girolimetti

5) Girolimetti Carlo, nato a Senigallia il 27 marzo 1907. Residente a Santarcangelo. Emigrato nel 1924 in Francia. Allo scoppio della rivolta franchista si porta in Spagna e si arruolò nella Colonna Italiana. Combattè ad Almudevar, poi è in servizio come autista. Rientrato in Francia, nel 1940 è arrestato e condotto in Italia il 27 dicembre 1940, per essere poi confinato a tre anni di confino a Ventotene. Anarchico. Meccanico-Autista-Cameriere-Esercente-Barbiere. Nel 1948 emigrò in Belgio.

Ferruccio Girolimetti

6) Girolimetti Ferruccio, nato a Senigallia il 24 marzo 1909. Residente a Santarcangelo. Emigrò nel 1934 in Francia. Due anni dopo è in Spagna, arruolato nella Colonna ltaliana. Secondo la testimonianza di Vindice Rabitti, nel 1937 è a Barcellona e fa parte del servizio informazioni della FAI (Federazione Anarchica). Uscito dalla Spagna nel maggio 1938, si stabilisce in Belgio. Ma qui è arrestato nel 194l dai tedeschi e tradotto in ltalia il 28 aprile 1941. Condannato a cinque anni di confino, evade durante la traduzione a Ventotene. Risulta in seguito arrestato dalla milizia fascista nell’ottobre del 1943. Anarchico. Venditore ambulante-Mosaicista. Emigrò nuovamente all’estero nel giugno 1949.

Mario Girolimetti

7) Girolimetti Mario, nato a Senigallia il 17 febbraio 1902. Residente a Santarcangelo. Emigrato nel 1924 in Francia dopo aver subito aggressioni e percosse da parte fascista. Arrivò in Spagna, dopo essere stato in Francia, Lussemburgo e Belgio, alla fine del 1936. Combatté con la compagnia italiana del Battaglione Dimitrov sul Jarama e poi con le Brigate Internazionali. Ferito al ginocchio destro. Uscito dalla Spagna il 17 gennaio 1938, si porta in Belgio. Qui venne arrestato assieme al fratello Ferruccio nel 1941 ed estradato in Italia il 28 aprile 1941, dove fu condannato a quattro anni di confino. In seguito partigiano in provincia di Forlì. Anarchico. Meccanico-Venditore ambulante-Calzolaio. Nel 1950 emigrò in Belgio.

8) Loretti Giuseppe, nato a Rimini il 21 aprile 1900. Si trasferì con la famiglia a Imola a 15 anni, il 4 ottobre 1915. Nel gennaio 1937 è in Spagna dove entrò a far parte della XV Brigata, compagnia italiana Battaglione Dimitrov. Nel febbraio rimase ferito in combattimento a Morata de Tajuna. Dopo un periodo di cure, passò a settembre 1937 alla brigata Garibaldi, 3. battaglione, con il grado di sergente. Combatté sul fronte dell’Ebro. Poi, nell’ottobre 1938 rientrò in Francia. Comunista.

9) Marconi Guglielmo (“Paolo”), nato a Pedaso (AP) il 18 settembre 1903. Residente a Rimini. Comunista, venne arrestato per attività politica contro il regime il 10 aprile 1923. Venne liberato per intervenuta amnistia l’1 luglio 1924. Perseguitato, emigrò il 25 giugno 1925 in Francia, ove continuò l’attività antifascista. Espulso fu poi in Lussemburgo, in Belgio, in Germania. Nell’ottobre 1936 passò in Spagna dove si arruolò volontario nelle Brigate Internazionali. Appartenne alla Batteria A. Gramsci. Rientrò in Francia nel 1938. Dopo l’occupazione nazista, il 21 aprile 1942 fu arrestato dai tedeschi e tradotto in Italia il 9 giugno 1942. Consegnato alle autorità italiane, dopo un periodo di detenzione in carcere venne inviato al confino nell’isola di Ventotene. Il 22 agosto 1943 fu liberato e arrivò a Rimini il 30 agosto 1943. Dopo l’8 settembre, datosi alla macchia, collaborò all’organizzazione dell’8. Brigata partigiana Garibaldi, di cui divenne vice-Comandante. Bracciante-Verniciatore-Negoziante-Autista. Morì l’1 giugno 1968.

10) Marcucci Arturo, nato a Rimini il 26 marzo 1876. Residente dal 1920 a Malnate (VA) fino al 1933. Cameriere. Socialista (ma il CPC lo indica come anarchico). Segnalato dalla polizia quale residente a Marsiglia, in Spagna è arruolato nel battaglione Garibaldi. Nel 1943 non risulta rientrato in Italia.

11) Pasquini Alfredo, nato a Rimini il 25 marzo 1887. Decoratore. Socialista. Condannato nel 1926 a sei mesi per diserzione marittima, fra 1933 e 1934 partecipa a manifestazioni antifasciste in Tunisia e in Spagna, a Barcellona. Nel 1935 si trasferisce a Stoccolma, e da qui parte nel novembre 1936 diretto in Spagna. Si arruola nel battaglione “de la Muerte”, rimanendovi fino al marzo del 1937. Nella scheda di Marchetti: “Il 4 febbraio 1934 fermato a Parigi come indesiderabile, espulso, rimane nella capitale francese. Nel 1935 si trasferisce a Stoccolma e nel novembre 1936 sarebbe partito per arruolarsi nelle milizie. Membro del PSI e del Comitato antifascista italiano. Arrestato, fu liberato per l’intervento di Pietro Nenni”. Nel 1942 è nuovamente a Stoccolma. Tornò a Rimini da Stoccolma il 21 settembre 1948. Morì a Imola il 3 febbraio 1956.

Ruggero Petrucci

12) Petrucci Ruggero, nato a Rimini il 4 settembre 1903. Costretto ad espatriare in Francia nel 1924 a causa delle persecuzioni politiche. Abitò a Parigi. Il 16 gennaio 1937 si arruola nella compagnia italiana del Battaglione Dimitrov. In seguito passa alla brigata Garibaldi, 3° battaglione, con il grado di sergente. Combatte sul fronte di Morata de Tajuna. Operò nella sezione telefonisti e combattè sull’Ebro, dove il 9 settembre 1938 venne ferito. Rientrato in Francia nel febbraio 1939, è internato a Gurs, Argelès e Mont Saint Louis. Evaso, si rifugiò a Parigi. Rientrò in Italia l’8 agosto 1943. In seguito partigiano GAP a Rimini. Comunista. Manovale. Morì il 31 ottobre 1969.

Adolfo Saponi

13) Saponi Adolfo, nato a Coriano il 4 agosto 1907. Residente a Rimini. Emigrato nel 1931 prima in Svizzera e poi, nel 1936, in Germania. Arrivò in Spagna nell’ottobre 1936 e si arruolò nel Battaglione Dimitrov, XV Brigata, il 1 gennaio 1937, di cui divenne poi membro dello Stato Maggiore. Il 12 febbraio 1937 rimase ferito in battaglia a Morata de Tajuna. Durante la degenza, fu delegato politico dell’Ospedale di Alicante. Il 15 aprile dello stesso anno, passò in servizio alla delegazione delle Brigate Internazionali a Valencia, e il 27 settembre tornò in Francia. Dopo l’occupazione nazista, partecipò alla resistenza francese dove divenne responsabile dei Gruppi di lingua italiana e ricevette una decorazione. Rientrò in Italia il 6 agosto 1945. Indicato come anarchico nel fascicolo del CPC, ma in realtà comunista. Sarto. Morì il 21 gennaio 1989.

14) Sorci Camillo, nato a Santarcangelo l’11 giugno 1893. Emigrato in Francia negli anni ’30. Combattente nella 14. Brigata Internazionale, è poi presente sul fronte dell’Ebro con la brigata Garibaldi. Citato tra i feriti dal giornale “Il Volontario della Libertà” nel settembre 1938. Bracciante. Non risulta rientrato in Italia

15) Squadrani Edel, nato a Savignano il 14 aprile 1881. Attivo militante anarchico fin dalla gioventù, risiede in diversi paesi. Si reca in Spagna nell’estate del 1936. (è ricordato da Vindice Rabitti quale combattente della Colonna Italiani). Probabilmente a causa dell’età ormai avanzata, non si ferma in Spagna per molto tempo, e nel febbraio 1937 è in Francia, a Marsiglia. Rientra in Italia nel dopoguerra. Pittore. Anarchico. Morì a Verucchio il 22 settembre 1964.

1937. Garibaldini a Morata de Tajuna, vicino a Madrid, prima del combattimento (foto pubblicata da Giorgio Giovagnoli nel suo volume “Storia del Partito Comunista nel Riminese. 1920/1940” (Maggioli, 1981)

A questi dovrebbero essere aggiunti, se non altro per la vicinanza territoriale, i nominativi di quattro sammarinesi presenti in quegli anni in Spagna: Giocondo Capicchioni, Lino Celli, Ermenegildo Gasperoni, Rino Ugolini.

1937 ca. Volontari garibaldini in Spagna. Nella foto c’è uno dei garibaldini riminesi (la foto viene pubblicata per gentile concessione dell’avv. Alessandro Catrani che la ricevette oltre trenta anni fa da una persona della famiglia del volontario garibaldino riminese, di cui però non ricorda più il nome)

Le foto che pubblichiamo sono tratte dai fascicoli del Casellario Politico Centrale (CPC)

Paolo Zaghini

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