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Gnassi: “Ma quale dormitorio, al Lettimi uno Study City Center”

Di cosa parliamo, quando parliamo di palazzo Lettimi? Oggi Andrea Gnassi ha voluto spiegarlo accompagnando la stampa direttamente sui luoghi: non solo fra le rovine del palazzo rinascimentale, ma anche nel cantiere del complesso Leon Battista Alberti. E mettendo subito in chiaro una cosa: “Ma quale dormitorio in un palazzo del ‘500!  Noi – ha detto il sindaco di Rimini – stiamo facendo un progetto per sanare un cratere in pieno centro, una ferita della guerra ancora aperta nella città“.

La spiegazione del progetto parte da lontano. Gnassi ricostruisce le fasi dell’università a Rimini. Da quella “pionieristica”, con pochi soggetti impegnati per avere un ateneo e il resto della città piuttosto distratta, a quella dell’insediamento, dove si inizia a costruire qualcosa di solido – e qui Gnassi fa i nomi dei due Chicchi, il sindaco Giuseppe e il presidente della fondazione Carim, Luciano – ma senza che ancora il contesto si renda ben conto di cosa stia arrivando. “Ora – ha continuato Gnassi – siano nella fase del ‘consolidamento strategico’. Significa che l’università va a far parte del progetto complessivo di rigenerazione urbana. Il nostro piano per palazzo Lettimi ne è l’esempio”. 

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Da poco si è inaugurato il Tecnopolo, ricorda il sindaco, ma occorre che l’università sia ancora più radicata nel territorio: “Vogliamo professori e studenti che qui stiano bene, non che facciano il mordi e fuggi”.

Ecco allora il progetto e il suo iter:

Intanto, la costituzione del diritto d’uso gratuito a favore dell’Università degli studi di Bologna del bene comunale che è palazzo Lettimi è stata approvata dal Consiglio comunale nella seduta di ieri sera (20 i sì, 10 i contrari). A questo punto l’Alma mater lo dovrà adottare fra i progetti per cui chiederà i finanziamenti necessari partecipando al bando della legge 338, entro l’8 maggio prossimo. “Se Rimini non presenta niente – ha chiosato GnassiBologna chiederà soldi per altri investimenti”.

Il progetto consiste nella realizzazione di un nuovo Study City Center per dotare la città un complesso integrato di servizi allo studio che include la nuova biblioteca universitaria con oltre 60.000 volumi e oltre 150 posti a sedere, una sala conferenze/esposizioni a disposizione dell’Università e della città, spazi ricreativi.

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Vi sono inoltre spazi di coworking, sale consultazione e studio, spazi laboratorio e office quick reference, auto-prestito e auto-restituzione. Questo per un 50% del complesso. Nella restante metà andranno spazi per residenze universitarie, che includono spazi ricreativi e di relazione, residenze per studenti italiani e stranieri, visiting professori.

“La corte esterna – spiega la relazione – rimane permanentemente spazio pubblico destinato ad accogliere eventi culturali durante la bella stagione, nel periodo invernale la programmazione potrà avvenire negli spazi culturali interni. La progettazione è concepita per gestioni autonome e per un uso flessibile degli spazi principali e consente l’eventuale apertura serale della biblioteca, dello spazio ristoro oltre che del giardino. Dei 3200 mq. di progetto, una parte è destinata a residenza universitaria per visiting professor e studenti e per spazi studio; mentre un’altra è destinata a biblioteca universitaria e a sala conferenze e rappresentanza”.

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In sintesi, nell’ipotesi progettuale dell’Università di bologna, sono previsti spazi ricreativi e studio per circa 160 mq.; la Biblioteca Universitaria di 1450 mq di superficie contenente due sale di consultazione, 4 di studio, 2 laboratori di Coworking una Quick-reference; uno spazio di 125 mq per il deposito libri su richiesta, 12 postazioni per il personale impiegato. La Biblioteca Universitaria prevederà una relazione costante e strutturale con la biblioteca Gambalunga. A questi si aggiungono gli spazi destinati a sala conferenze/esposizioni per l’Università e la Città.

Il lotto ha una superficie complessiva di circa mq. 1560. La superficie del sedime del fabbricato originario è pari a 1100 mq, mentre la superficie totale del fabbricato originario nell’ipotesi di ricostruzione del Palazzo Lettimi si può presumere spossa raggiungere circa 3200 mq.

Le murature superstiti esistenti che consistono in porzioni di muratura con uno sviluppo di 120 metri lineari e di altezza variabile (circa 5 ml, 9 ml. 11 ml), insistono su una area di circa 300 mq. sul fronte di Via Tempio Malatestiano, mentre l’ex studio Morri si è conservato per circa 125 mq. Inoltre ci sono 40 ml di muratura superstite lato ex ristorante Pic Nic.

Siamo inoltre nei pressi del teatro romano di Rimini, che giace proprio qui sotto, verso corso d’Augusto, e sul quale oggi sorge l’H&M, ex Standa. E proprio nel ricostruire l’antistante palazzo Diotallevi, anch’esso colpito dalle bombe, vennero alla luce magnifici mosaici romani. compreso quello in bianco e nero che raffigurerebbe il porto di Ariminum.

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Palazzo Lettimi: la storia

Palazzo Lettimi è uno dei più prestigiosi palazzi del Rinascimento riminese, rappresenta ancora oggi una ferita aperta nella città dai bombardamenti della seconda guerra mondiale.

Costruito agli inizi del Cinquecento da Carlo Maschi, uomo di governo insignito di varie cariche pubbliche, il palazzo, di quattro piani, passò in eredità alla famiglia Marcheselli. Fu Carlo che commissionò la decorazione del salone del piano nobile, affidata nel 1570 al faentino Marco Marchetti, noto per aver lavorato a Palazzo Vecchio di Firenze. Tema delle pitture erano le gesta di Scipione l’Africano ai tempi della seconda guerra punica. Alcune delle tavole a soffitto, salvate dai disastri della guerra, sono ora al Museo della Città.

L’edificio, che aveva ospitato i regnanti inglesi e Cristina di Svezia, nel 1770 entrò in possesso della famiglia Lettimi. Andrea, il nuovo proprietario, restaurò la costruzione e la innalzò di un piano, collegandola all’attigua residenza. Dal 1902 diventò di proprietà comunale per lascito testamentario, con il vincolo che il Liceo musicale fosse intitolato a Giovanni Lettimi.

Del palazzo cinquecentesco si conserva il portale che, nelle formelle a bugna, unisce i simboli araldici della rosa quadripetala malatestiana ed il diamante dei Bentivoglio, in ricordo forse di un’unione matrimoniale fra le due famiglie vicine a Carlo Maschi. Cinquecenteschi anche il caratteristico muro a scarpa, raccordato alla parete da un cordolo in pietra e le finestre corniciate in pietra, sormontate dallo stemma della famiglia Maschi e da una coppia di delfini.

Al Leon Battista Alberti, il sindaco e gli architetti Stefano Guidi e Carmine Cefalo hanno mostrato lo stato dei lavori degli ultimi due edifici che si stanno completando, sui sette, con relativa corte interna, che costituiscono il complesso della cittadella universitaria. Cinque edifici sono già stati ristrutturati.

La ristrutturazione prevede una spesa complessiva di  oltre 7,8 milioni di euro nell’ambito di un protocollo d’intesa siglato tra il comune di Rimini e l’Università di Bologna per l’attuazione del programma di sviluppo del polo universitario riminese.

L’edificio cosiddetto ‘2.6’, composto da due piani e contenente gli uffici destinati ai docenti è stato ristrutturato e consegnato anzitempo all’Università ed attualmente utilizzato. L’edificio 2.7, anch’esso di due piani, è in corso di costruzione ed al termine dei lavori sarà attrezzato per ospitare aule didattiche e relativi servizi. Allo stato attuale sono state completate le opere strutturali e sono in corso di realizzazione le finiture interne. Tutti i locali e le destinazioni d’uso dei due edifici sono stati oggetto di valutazioni continue, e modifiche in corso d’opera concertate con l’Università, al fine di poter soddisfare al meglio le esigenze dell’ateneo. I locali ultimati, saranno consegnati all’Università per l’estate 2017, in modo che possano essere utilizzati per le attività didattiche del nuovo anno accademico”.”In particolare – ha annunciato l’architetto Guidi – l’edificio cosiddetto ‘2.6’, composto da due piani e contenente gli uffici destinati ai docenti è stato ristrutturato e consegnato anzitempo all’Università ed attualmente utilizzato. L’edificio 2.7, anch’esso di due piani, è in corso di costruzione ed al termine dei lavori sarà attrezzato per ospitare aule didattiche e relativi servizi. Allo stato attuale sono state completate le opere strutturali e sono in corso di realizzazione le finiture interne. Tutti i locali e le destinazioni d’uso dei due edifici sono stati oggetto di valutazioni continue, e modifiche in corso d’opera concertate con l’Università, al fine di poter soddisfare al meglio le esigenze dell’ateneo. I locali ultimati, saranno consegnati all’Università per l’estate 2017, in modo che possano essere utilizzati per le attività didattiche del nuovo anno accademico”.

Una volta ultimati questi lavori, “Rimini avrà una piazza in più”, ha detto il sindaco. Infatti, fra piazza Ferrari e piazzetta Agabiti, recentemente riqualificata, si apriranno gli spazi delle “corti” degli edifici universitari, tutti transitabili e aperti al pubblico. E non come ora chiusi e “riservati al alcuni privilegiati”, come indica Gnassi aggirandosi nell’attuale parcheggio chiuso con sbarra che il complesso dell’Alberti custodisce a beneficio di alcuni.

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