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Il golf e i bambini: pregiudizi da sfatare

Cambiano i tempi e portano inevitabili trasformazioni: in questo processo evolutivo non fa eccezione il mondo del golf che a lungo è stato ritenuto appannaggio esclusivo di un determinato target socioeconomico ed anagrafico, ma che ora – grazie alle politiche messe in atto dalla Federazione Italiana Golf e dai singoli circoli – sta assumendo una connotazione diversa: quella di uno sport non elitario ma più “trasversale”, dai costi non proibitivi bensì paragonabili a quelli (se non del democratico calcio) di altre pratiche sportive altrettanto diffuse come lo sci ed il tennis.

E’ inoltre uno sport che si sta aprendo già da tempo al pubblico femminile per il quale si investono risorse economiche un tempo impensabili e si organizzano diverse competizioni, dimostrando il piacere del tutto “trasversale” di accostarsi a questa disciplina socializzante e ben inserita nel territorio italiano, ed in particolare in Emilia Romagna.

Ma esiste anche un altro pregiudizio che caratterizza la pratica golfistica, ovvero che questa sarebbe preclusa ai più giovani: niente di più errato se si considera che dai 6 anni – età in cui a livello osseo e muscolare i piccoli hanno già la possibilità di eseguire la roteazione necessaria al tiro in campo – ci si può avvicinare a questa pratica, che ha in sé tantissimi vantaggi che la rendono piacevole ed adatta anche ai bambini.

Innanzitutto il golf è uno sport che forse più di tanti altri offre la possibilità di stare all’aria aperta e di giocare in un contesto naturalistico, piacevolissimo e così “altro” rispetto all’ambiente cittadino; basterebbe considerare l’ambito in cui tanti giovanissimi sono costretti a vivere per decidere di coinvolgere i più giovani in questa pratica sportiva.

In secondo luogo, si tratta di un’attività che, a differenza di altri sport, si è sviluppata in parallelo con le attrezzature di cui si serve, ed attualmente esistono palline e bastoni creati apposta per i più piccoli, caratterizzati da un peso limitatissimo e maggiore maneggevolezza; addirittura sono state realizzate palline in polistirolo e grip molto morbidi pensati a partire dai 18 mesi!

Inoltre, elemento non trascurabile, il golf favorisce la concentrazione su un obiettivo che è tecnico, ma anche mentale in momenti tanto diversi, quanto tra loro connessi, quali la lezione, l’allenamento in campo-pratica e la partita vera e propria.

E’ anche uno sport che favorisce la sana competizione e insegna il valore dell’etica e della onestà, in campo ed oltre il green: è infatti significativo che nel golf non esista un vero e proprio arbitro, ma ci si affidi alla autodisciplina ed alla correttezza morale del singolo giocatore, senza la presenza di un controllo dall’alto; lo “spirito del golf” , al di là di necessità di gioco, diviene pertanto vera palestra di vita per i più piccoli, chiamati a misurarsi con una pratica che risulta divertente e stimolante, ma anche utile per il loro sviluppo etico e cognitivo, affinando in loro le capacità di autoanalisi e di autocontrollo, la necessità di affrontare le frustrazioni e di raggiungere obiettivi crescenti.

Risulta inoltre essere una pratica che, se da un lato – proprio per le caratteristiche tecniche di gioco – ha una caratterizzazione fortemente individualistica, dall’altro ha un’indubbia valenza socializzante, fondamentale per sviluppare nei giovanissimi l’attitudine alla collaborazione ed alla aggregazione.

Come avvicinare i più piccoli a questo sport? Innanzitutto coinvolgendoli fisicamente, conducendoli in campo insieme ai giocatori del proprio ambito familiare, e stimolandone la curiosità tramite il divertimento, confidando nell’innato spirito di emulazione che caratterizza i più piccoli quando vivono un’esperienza nuova insieme ai propri cari o, comunque, a persone conosciute.

In secondo luogo, importantissimo è adottare una strategia di marketing intelligente, come ad esempio quella di coinvolgere maggiormente le quote rosa del panorama golfistico,in grado di favorire l’avvicinamento al golf da parte delle fasce più giovani, estendendo conseguentemente il target di potenziali giocatori.

Infine risulta opportuno che i singoli campi creino occasioni per far conoscere il golf ai giovanissimi, tramite eventi mirati. Le modalità e le occasioni possono essere molteplici.

Al Riviera Golf, celebre campo a 18 buche di San Giovanni  in Marignano, hanno giocato d’anticipo e si sono inseriti nell’ottica di rendere il golf uno sport trasversalmente appetibile, aprendolo all’esterno del classico circuito dei fedelissimi. Lo attesta la creazione del RIVIERA SUMMER CAMP 2017 (dal 12 giugno fino al 16 settembre con l’interruzione del mese di agosto), l’innovativo campo estivo dedicato ai giovanissimi (6-11 anni) residenti in zona, ma anche turisti in visita presso il campo. Ogni iscritto avrà infatti la possibilità di acquistare pacchetti di una settimana, in modo da rendere maggiormente fruibile la pratica offerta, creata in collaborazione con la “Cooperativa-Il piccolo principe” di Cattolica.

L’attività si declinerà in tre differenti pratiche sportive: ovviamente il golf, poi il footgolf (pratica che si è ormai affermata, diventando uno sport indipendente a tutti gli effetti) ed infine il tennis (ci siamo affidati agli esperti dell’Accademia di Duilio Castellani). Per quanto concerne in particolare il golf, i giovani partecipanti si eserciteranno sul putting green, zona adatta ad avvicinarsi al gioco in modo semplice e divertente.

Per rendere la pratica golfistica ancora più fruibile ai giovanissimi gli ideatori dell’iniziativa hanno scelto di utilizzare, nell’ambito del camp, il metodo SNAG®, sistema ideale per l’approccio del golf in quanto appositamente studiato a partire dai due anni: sviluppato negli Stati Uniti, esemplifica tutti gli elementi basilari del golf, utilizzando una attrezzatura funzionale all’apprendimento dei bambini (palline contrassegnate da frecce per  visualizzare la direzione di gioco, supporti che sostituiscono la buca ed aiutano i principianti nel fare centro, bersagli simili a quelli del tiro con l’arco ed indicati a perfezionare la mira, bastoni diversificati a seconda delle diverse età del giocatore e con marcature atte ad indicarne la corretta impugnatura, e molto altro). E’certamente un metodo innovativo per avvicinare i più piccoli al golf, perché insegna la tecnica in modo divertente e naturale, partendo da sistemi di gioco che solo apparentemente sono più semplici rispetto alla classica lezione teorica, ma hanno come quest’ultima l’obiettivo di preparare tecnicamente i più piccoli, tenendo sempre presente la loro innata propensione al divertimento.

E’essenziale imparare la lingua dei più piccoli, adattarsi ai loro tempi, incoraggiarli e fare leva sulla loro voglia di giocare. Perché di questo per essi deve trattarsi: un’occasione per giocare in modo costruttivo, accostandosi ad una pratica che solo successivamente assumerà connotazioni più razionali e ponderate, ma che nella fase iniziale deve restare solo un ludus.

Perché il segreto è questo: i bambini non riflettono a lungo sul proprio piacere, lo vivono e basta. Spontaneamente. E proprio da questa libertà di godere dell’attimo bisogna partire per allargare il target di una disciplina così intensa e coinvolgente quale innegabilmente risulta essere il golf.

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