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La tragica telenovela della giustizia a San Marino

Il Segretario del PDCS Gian Carlo Venturini concludendo la Festa dell’Amicizia domenica sera a Serravalle ha detto a proposito della giustizia: “Negli ultimi tempi il tema giustizia occupa le prime pagine dei quotidiani sia nazionali che italiani, vengono veicolate artatamente notizie che, estrapolate dal contesto, sono fuorvianti e utili solo ad alimentare lo scontro per distogliere, forse, l’attenzione dai gravi fatti accaduti in passato. L’argomento è complesso, articolato e tecnico”.

Venturini ha accusato il precedente Governo, eletto nel 2016, di aver compiuto atti gravi, minando “le fondamenta dello stato di diritto e la certezza nell’applicazione della legge”. Dimenticando forse che per decenni il Segretario di Stato alla Giustizia è stato un esponente democristiano; lo stesso Venturini ha ricoperto questo incarico dal 2012 al 2016.

In realtà i problemi della giustizia a San Marino scoppiano sin dai primi anni Duemila, e si acuiscono con l’esplodere della tangentopoli sammarinese, che ha il suo clou dal 2013 con “il conto Mazzini”. Nel maggio 2015 i giudici sammarinesi rinviano a giudizio 21 persone, fra cui 8 ex Segretari di Stato e 5 ex Capitani Reggenti: democristiani, socialisti, ex comunisti, imprenditori.

Sono incarcerati per molti mesi Claudio Podeschi, democristiano, ex Segretario di Stato, Fiorenzo Stolfi, socialista, ex Segretario di Stato, Gabriele Gatti, democristiano, padre padrone per decenni della vita politica ed economica sammarinese. Un processo durato oltre due anni, fra il 2015 e il 2017, che chiamò in causa tutto il sistema politico sammarinese e che fu, probabilmente, tra gli elementi della vittoria nel 2016 della coalizione Adesso.sm al momento del ballottaggio con il PDCS.

Nel libro introvabile di Angela Venturini, madre del membro dimissionario del Consiglio Grande e Generale di RETE Marianna Bucci, che ricostruisce i peccati della politica sammarinese degli ultimi vent’anni (“Da grande voglio fare le fatture” edito da Streetlib nel 2017) l’indagato chiave nella vicenda del “conto Mazzini” Giuseppe Roberti sulla giustizia, in un memoriale del 2015 consegnato al Tribunale, scrive: “L’attività del Tribunale della Repubblica di San Marino, al momento della nomina della dott.ssa Valeria Pierfelici alla dirigenza, è stata notoriamente caratterizzata da profondi contrasti e lotte interne”.

Roberti partecipò e promosse numerosi incontri con altri magistrati: “L’argomento principale trattato in questi incontri era quello della grande conflittualità del gruppo di magistrati che partecipava agli incontri (cosiddetto Gruppo Nobili) con il Magistrato Dirigente dottoressa Valeria Pierfelici. Dal momento che a San Marino la nomina dei Magistrati è di fatto demandata alla politica, io mi sono sempre adoperato per sostenere le ragioni del Gruppo Nobili (il dottor Buriani, il dottor Ceccarini, il dottor Giovanni Belluzzi ed altri)”.

Facciamo un attimo il punto su come è organizzata la giustizia a San Marino. Dopo le elezioni dell’8 dicembre 2019 è stato nominato Segretario alla Giustizia il democristiano Massimo Andrea Ugolini. Il Consiglio Grande e Generale nomina la Commissione Consigliare per gli Affari di Giustizia (10 membri): è attualmente presieduta dall’esponente di RETE Gian Matteo Zeppa. Sempre il Consiglio Grande e Generale, dal 2002, nomina il Collegio garante della Costituzionalità delle norme (3 membri effettivi e 3 supplenti): i membri sono scelti tra professori universitari in materie giuridiche, magistrati e laureati in giurisprudenza con esperienza almeno ventennale nell’ambito del diritto. Attuale Presidente è il professore Giuseppe De Vergottini, notissimo costituzionalista bolognese.

E poi c’è il Consiglio Giudiziario che in seduta plenaria è composto dai membri della Commissione Consigliare per gli Affari di Giustizia, dal Segretario di Stato per la Giustizia, dai Giudici per la Terza Istanza, da tre Giudici d’Appello, da cinque Commissari della Legge e dal Magistrato Dirigente. È presieduto dai Capitani Reggenti, o, per delega, dal Magistrato Dirigente. E’ dunque un organismo misto paritario, composto da politici e da magistrati. Esso ha funzioni di rappresentanza e di garanzia dell’ordine giudiziario.

La legge dice poi che “il Magistrato Dirigente del Tribunale è designato per la durata di anni cinque dal Consiglio Giudiziario in seduta plenaria tra i Commissari della Legge con almeno cinque anni di servizio e Giudici d’Appello confermati ne loro incarico, ovvero tra i Giudizi di Terza Istanza”. E’ questa la figura chiave della vita organizzativa del Tribunale sammarinese (dove i magistrati presenti, nei vari rami, sono una quindicina).

A questo punto riprendiamo il racconto che può apparire una di quelle telenovele sulla vita dei tribunali, con colpi di scena a ripetizione.

Il Governo di Adesso.sm nel marzo 2018, con un colpo di mano nel Consiglio Giudiziario, rimuove, su un ordine del giorno sottoscritto dalla maggioranza della parte togata, il Magistrato Dirigente Valeria Pierfelici dal suo ruolo di coordinatore, ma non di magistrato. Il 12 marzo 2018 viene nominato Magistrato Dirigente Lanfranco Ferroni, che però muore pochi mesi dopo in ufficio il 25 settembre 2018.

A metà ottobre viene nominato Magistrato Dirigente f.f. Roberto Battaglino, che occuperà il ruolo solo per poche settimane. Il Consiglio Giudiziario Plenario il 30 novembre 2018 nomina Magistrato Dirigente Giovanni Guzzetta, un non magistrato, già membro dal 2012 del Collegio garante e suo Presidente dal 2016, indicato dall’ex ministro italiano di Forza Italia Renato Brunetta. Il 24 luglio 2020 cessa l’incarico di Dirigente del Tribunale di San Marino per votazione del Consiglio Giudiziario Plenario. Nomina illegittima e contraria alla legge. si legge nella delibera di cessazione dell’incarico. Tutte le sue disposizioni vengono annullate.

Lo stesso giorno torna ad essere Magistrato Dirigente la Pierfelici che si dimette però poche ore dopo, nella notte, non prima però di aver proceduto ad una riorganizzazione del Tribunale che riporta gli orologi indietro a tre anni fa. Dopo un mese né il Governo, né il Consiglio Giudiziario Plenario hanno ancora risolto il nodo della nomina del nuovo Magistrato Dirigente.

Al Tribunale sono ferme diverse cause importanti, a incominciare dal processo di appello del “conto Mazzini” (il giudice Francesco Caprioli l’ha definito il più importante processo penale mai celebrato a San Marino), ma anche il fallimento dell’imprenditore Marino Grandoni e della sua banca CIS. Intanto gli scontri fra i magistrati proseguono (attraverso un ripetersi di interviste alle varie testate sammarinesi), fra questi e la politica (Guzzetta e nove giudici hanno scritto al Consiglio d’Europa chiedendogli di intervenire per “garantire futuro e indipendenza della giustizia a San Marino”).

Ma per la serie “non c’è pace tra gli ulivi”, sul Titano nelle ultime settimane è scoppiato il caso dell’esposto del Presidente della Banca Centrale di San Marino (BCSM) Catia Tomasetti presentato il 5 agosto contro il giudice Alberto Buriani, peraltro già al centro di altre polemiche giudiziarie.

Siamo ormai allo scontro frontale fra le massime istituzioni dello Stato sammarinese. La Tomasetti, dopo l’assoluzione per la consulenza data da Banca Centrale all’ex sottosegretario italiano Sandro Gozi, oggi alla corte del Presidente Macron in Francia, ha presentato alla Commissione Giustizia un esposto, con un mandato unanime ricevuto dall’assemblea degli azionisti, contro il giudice Buriani per abusi da lui compiuti nel corso dell’indagine.

La Tomasetti, classe 1964, dal 9 maggio 2018 ricopre l’incarico di Presidente del Consiglio Direttivo della Banca Centrale della Repubblica di San Marino. Avvocato e partner di uno dei più importanti studi legali in Italia di cui coordina il dipartimento di diritto bancario e finanziario, abilitata alla professione legale in Italia e in Inghilterra e Scozia, già presidente di banche e società quotate, vanta una ampia e notevole esperienza nel settore legale, bancario, finanziario e management. In due anni ha rivoluzionato l’attività di BCSM, riducendo costi e portando la banca, per la prima volta, in utile. L’attuale Governo le dà piena fiducia, ed il ruolo avuto per il finanziamento dei 100 milioni ottenuto dalla BCE in questi giorni la rafforzano sicuramente.

Su una cosa il Segretario democristiano Venturini ha ragione: “La Segreteria di Stato competente dovrà, quanto prima, impegnarsi per una riforma complessiva dell’ordinamento giudiziario, basata sul rafforzamento dell’indipendenza della magistratura, presidio imprescindibile per garantire il rispetto dei fondamentali diritti umani, con il coinvolgimento di tutte le parti in causa, politiche e tecniche. Il nostro impegno sarà sempre rivolto a difendere la libertà, la nostra storia ed identità, le istituzioni democratiche, il principio della certezza del diritto, cardine fondamentale e originario della civile convivenza”.

Questo impegno dovrà essere certamente attuato anche alla luce di ciò che la Commissione consiliare d’inchiesta sul fallimento della Banca CIS, nominata il 15 gennaio di quest’anno dal Consiglio Grande e Generale, renderà noto fra qualche mese sull’intreccio economia, giustizia, politica. Il lavoro della Commissione, composta da 12 membri e presieduta da Gerardo Giovagnoli, rischierà di portare alla luce altri strani, e non certamente legali, intrecci e connubi che scuoteranno ancora una volta tutti gli assetti politici ed economici della Repubblica.

Insomma la telenovela (sempre più tragica) proseguirà e i rischi per la democrazia sammarinese rischiano di essere molto seri.

Paolo Zaghini

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