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Il miglior Chicchi in un giallo che scava fino alle radici

Giuseppe Chicchi: “La Partecipanza. Romanzo storico con giallo” Edizioni del Girasole.

Per noi i fratelli Luciano, Roberto e Giuseppe Chicchi fanno parte da sempre della storia riminese. E quindi scoprire i legami modenesi, da parte del padre Arturo (morto giovane il 27 dicembre 1944), è una novità che questo nuovo romanzo di Giuseppe ci svela.

Giuseppe Chicchi (nato nel 1944) , laureato in Lettere nel 1968, è stato Assessore regionale, Sindaco di Rimini, deputato. E’ stato docente a contratto per dieci anni all’Università La Sapienza di Roma. E’ questo il quarto romanzo che edita, dopo “La formazione” (2011), “Formiche” (2012), “Due padri” (2015) (pubblicati questi tutti presso l’editore Capitani).

Chicchi ci porta dunque questa volta a Modena, a cavallo fra la fine della Prima Guerra Mondiale e l’avvento ed il trionfo del fascismo. In una terra dove lo scontro fra agrari e contadini fu fortissimo, e le squadracce fasciste furono lo strumento per la sconfitta del proletariato. Il protagonista Amedeo, di mestiere ricercatore di tartufi, ci porta a conoscere alcune vicende storiche della città: la strage del 7 aprile 1920 quando i soldati spararono sulla folla dei manifestanti in Piazza Grande (vennero uccise 5 persone); la storia della Partecipanza Agraria di Nonantola, un singolarissimo istituto medievale che corrisponde al fenomeno, un tempo diffuso, della proprietà indivisa (partecipanza) della terra, fondamentalmente di terreni interessati a bonifiche; la scoperta dei simboli arcani nelle statue dello scultore romanico Wiligelmo nel duomo di Modena, risalenti alla fine del 1100; l’attentato a Mussolini in quel di Bologna il 31 ottobre 1926 da parte del giovane anarchico Anteo Zamboni (15 anni).

Ma queste e altre sono tante storie che ruotano attorno alla storia principale, la vicenda “gialla” di Amedeo e Matilda, che riassumo in breve (sapendo di compiere azione scorretta rivelando la trama): Matilda possiede una trattoria che il giovane Amedeo frequenta. Matilda diventa l’amante di Amedeo e dalla relazione nasce un figlio, Libero. Quest’ultimo diventa un giovane antifascista e nello scontro con alcuni squadristi ne picchia pesantemente uno e poi scappa. Riconosciuto viene rintracciato e ucciso dal fascista Turrini. La madre Matilda saputo chi è stato l’assassino del figlio lo rintraccia e lo uccide a sua volta. Amedeo viene chiamato da Matilda per essere aiutata a nascondere il cadavere e lo fanno mettendolo nel bosco che la famiglia di Amedeo ha in gestione nella Partecipanza di Nonantola. Anni dopo il cadavere, a seguito di una piena del fiume, viene ritrovato e identificato. Matilda ricoverata in una casa di cura per anziani viene arrestata ma in attesa del processo si suicida.
Nel frattempo Amedeo aiuta amici comunisti a nascondere delle armi nel proprio bosco. Queste vengono ritrovate dai fascisti e Amedeo non tradisce gli amici e finisce al confino.

Un romanzo costruito con sapienza narrativa, utilizzando flash back e cammei, capace di tenere avvinto il lettore fino all’ultima pagina. Mi permetterei di dire forse l’opera narrativa di Chicchi più completa e riuscita.

Fra i cammei estrapolo questo dedicato alla bestemmia padana (a pag. 85): “il tempo all’osteria trascorreva fra discussioni semiserie e battute salaci, ma l’attività prevalente era il gioco della briscola nel quale si consumavano interminabili pomeriggi, fra liti furibonde, amicizie ventennali di continuo spezzate e ricomposte, grida strazianti, insulti feroci e bestemmie padane.
La bestemmia padana si distingue da quella toscana per ferocia. Il toscano, al nome del Creatore e dei suoi famigliari, ama aggiungere aggettivi fantasiosi, ispirati per lo più da una garbata blasfemia. La bestemmia padana è più cruda, più aspra, non è fantasiosa. Non adorna, decreta. Gli aggettivi attribuiti sono pochi, prevalgono comunque il ‘porco’ e il ‘boia’; al genere femminile si riserva talvolta l’appellativo ‘puténa’, rigorosamente con una ‘t’ sola. Il ‘porco’ è un richiamo esplicito alla diffusa attitudine padana ad allevare i maiali, allo sguazzare indecoroso nel fango dei poveri animali prima di finire sotto il coltello del norcino. Il ‘boia’ allude alle sofferenze a cui queste fertili terre furono sottoposte nei secoli, oggetto del desiderio di ogni esercito europeo degno di questo nome. Il ‘puténa’ non ha bisogno di spiegazioni. Comunque da Matilde si bestemmiava con gioia, come liberazione dall’ansia, come esclamativo barocco, innocuo intercalare, incomprimibile diritto. Facoltà concessa sia a persone di provata fede religiosa, sa di protervo ateismo militante”.

Il romanzo sarà presentato da Stefano Pivato domani martedì 20 giugno, alle ore 17,00, presso la Cineteca Comunale di Rimini in Via Gambalunga. Una iniziativa dell’ANPI Rimini.

 

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