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Morrone (Lega): “Schiamazzi e degrado per il Ramadan, a Rimini chiudere moschea abusiva di Borgo Marina”

Il Ramadan, ovvero il mese di preghiera e digiuno per i fedeli musulmani, è al centro di un’interrogazione del deputato della Lega Jacopo Morrone (nella foto) in cui sollecita: “la chiusura immediata di tutte moschee abusive presenti in Romagna”. Tra queste, si legge nel comunicato stampa, “c’è anche quella a Borgo Marina, nel riminese”, “sulla cui natura – dichiara Morrone – ho già sollevato forti perplessità a causa degli inevitabili disagi per i residenti nei giorni di maggiore affluenza, per gli schiamazzi e l’insorgere di crescenti situazioni di degrado e la svalutazione degli immobili prospicienti allo stabile.”

“È risaputo  – spiega Morrone –  come decine e decine di immobili vincolati a palestre, capannoni e centri di aggregazione socio culturale, vengano utilizzati abusivamente come luoghi di culto dove i fedeli mussulmani si raccolgono in preghiera a tutte le ore del giorno e della notte. I Sindaci di quei Comuni dove le moschee abusive proliferano e raccolgono centinaia di islamici, non possono fare finta che una ferrea normativa sui luoghi di culto non esista. Si tratta di una situazione di grave inadempienza sia da parte dei fedeli che pregano dove non dovrebbero, sia da parte delle Amministrazioni comunali che non vigilano e non verificano che le strutture siano conformi alla normativa vigente”. Per questo motivo, il leghista chiede l’intervento del Ministero per “sollecitare le Amministrazioni dei Comuni romagnoli, tra cui quella riminese, a verificare la regolarità dei luoghi di culto islamici presenti sui propri territori e a chiudere quelli abusivi”.

Nel testo dell’interrogazione inviato in allegato non si parla però del luogo di culto di Borgo Marina, ma “quello di Rimini (in zona Celle), caratterizzati dalla presenza di altrettanti centri culturali islamici, di fatto moschee, in aree urbanistiche non vocate a ‘luoghi di culto’”.:

Il testo integrale dell’interrogazione:

Al Ministro dell’Interno – Per sapere – premesso che:
è iniziato, lo scorso 16 maggio, il Ramadan, ovvero il mese di preghiera e digiuno (dall’alba fino al tramonto) per i fedeli musulmani, che terminerà il prossimo 14 giugno;
in questo periodo, su tutto il territorio emiliano romagnolo, e in particolar modo in quei Comuni dove si registra una forte presenza di islamici, sorgono decine e decine di moschee abusive dove i fedeli si riuniscono in preghiera a qualsiasi ora del giorno e della notte;
si tratta di immobili destinati a tutt’altro come capannoni, palestre, centri di aggregazione socio culturale, privi delle dovute certificazioni di agibilità e sicurezza, che non rispettano i requisiti previsti dalla normativa vigente sui luoghi di culto, ma che vengono di fatto utilizzati come tali;
la violazione del vincolo di utilizzo dell’immobile adibito impropriamente a moschea in zone non classificate urbanisticamente come aree religiose rappresenta una situazione di grave inadempienza sia da parte dei fedeli che vi pregano abusivamente, sia da parte delle Amministrazioni comunali che non vigilano e non verificano che le strutture siano conformi alla normativa vigente;
è compito dei Comuni procedere ad una mappatura dei luoghi di culto presenti sul proprio territorio e disporre l’immediata chiusura di quelli non regolari;

Posto che:
il 15 dicembre 2016 è stata presentata alla stampa locale una pubblicazione intitolata “La prima mappatura dei centri islamici in Emilia-Romagna”, realizzata dall’Osservatorio sul pluralismo religioso con il patrocino dell’Assemblea legislativa regionale;
la ricerca ha certificato l’esistenza in Regione di ben 176 “luoghi di culto islamici” facendo emergere come l’Emilia-Romagna sia la “seconda regione italiana per presenza di musulmani”, il cui numero si attesterebbe su circa 183.000, il “13% dei musulmani immigrati” nel Paese;
sempre da questa indagine, sarebbero state censite numerose strutture che “ufficialmente risultano essere inquadrate come centri culturali o associazioni di vario genere” ma in realtà, come emerge chiaramente, sono “luoghi di culto”, cioè “luoghi dove si svolge con regolarità attività religiosa”
questi luoghi, nel territorio regionale, sarebbero all’incirca 136, ma secondo il coordinatore della ricerca “il numero dei luoghi censiti è probabilmente sottostimato”;
tra questi, come documentato da numerosi articoli di cronaca locale, si annovera la ‘moschea abusiva’ di via Fabbretti a Forlì, a ridosso del centro storico, sulla cui natura si è spesso discusso a causa degli inevitabili disagi per i residenti nei giorni di maggiore affluenza, per gli schiamazzi e l’insorgere di crescenti situazioni di degrado e la progressiva svalutazione degli immobili prospicienti allo stabile;
analoga situazione si riscontra a Ravenna, in via Miserocchi (zona darsena) dove sorge l’ennesima moschea non autorizzata, più volte denunciata dai residenti a causa dell’occupazione abusiva di spazi esterni adibiti impropriamente a luoghi di preghiera, o nel Comune di Imola (in via Ercolani) piuttosto che in quello di Rimini (in zona Celle), caratterizzati dalla presenza di altrettanti centri culturali islamici, di fatto moschee, in aree urbanistiche non vocate a ‘luoghi di culto’;

Atteso che:
varie sentenze, tra cui la 181/2013 del Consiglio di Stato, hanno ribadito l’illegittimità della diffusa pratica di realizzare luoghi di culto o adibire immobili altrimenti destinati a questa pratica approfittando dei mancati controlli delle Amministrazioni, dell’elasticità che caratterizza la normativa sull’associazionismo, ma anche un colpevole permissivismo delle Istituzioni nei confronti di questi abusi;
è certamente necessaria una conoscenza approfondita delle strutture islamiche sul territorio, sui soggetti che le finanziano, sulle associazioni che le gestiscono, sul numero e la provenienza dei potenziali fruitori, sul tenore dei discorsi dei predicatori che le frequentano;

quali iniziative intenda adottare per sollecitare le Amministrazioni dei Comuni emiliano romagnoli a verificare la regolarità dei luoghi di preghiera islamici presenti sui propri territori e a chiudere quelli abusivi, ovvero quelli utilizzati in modo contrario alle norme vigenti urbanistiche, edilizie, di sicurezza che prevedono regole severe e precise per i luoghi di culto e per i centri culturali e sociali;

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