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È ora, la Pasqua a chi lavora


16 Aprile 2017 / Lia Celi

Oggi sarà quasi impossibile fare shopping nel centro commerciale di…

Niente paura, non parlavo delle Befane, ma dell’ormai leggendario outlet di Serravalle (non di San Marino, ma Serravalle Scrivia in Piemonte), il primo a ribellarsi con due giorni di sciopero contro i turni di lavoro a Pasqua. Un’istanza che trova molti di noi, soprattutto se donne (a meno che non lavorino in un centro commerciale), spaccati in due, in agitazione contro se stessi.

Perché da un lato siamo solidali con questi cenerentoli del turboconsumismo, che non solo sacrificano le domeniche durante l’anno (viene da chiamarle “feriali”) ma sgobbano anche nelle feste in cui nel resto del mondo si riunisce la famiglia sparsa o ci si concede una piccola vacanza.

Dall’altro siamo le loro sorellastre che vogliono godersi la festa anche scorrazzando per outlet e shopping mall, con l’agio e la disponibilità di tempo che nei giorni normali non abbiamo.

Ma è proprio per questo che commesse e magazzinieri devono lavorare a Pasqua e a Santo Stefano, per non parlare delle festività meno comandate: ci sono più clienti in giro. L’ozio è il padre dei vizi, e la noia, immancabile compagna dei pomeriggi di festa con i parenti, è la madre dello shopping compulsivo.

Paradossalmente, se di domenica lavorassero tutti, i dipendenti di outlet e negozi potrebbero stare a casa. Per loro il weekend diverrebbe l’unico momento in cui far compere in tranquillità – ma dove, se i negozi sono tutti chiusi?

Sono i controsensi del nostro tempo, in cui i registratori di cassa, e non le famiglie, come dicono i preti e i ministri, sono le cellule della società, e immaginarle tutte chiuse e silenti anche solo per 24 ore mette sgomento, come se tutta la città fosse paralizzata, ibernata, senza vita.

Può sembrare sacrilego, ma il vero mistero pasquale consumista sarebbe attendere con fede la resurrezione dell’outlet il lunedì mattina. Crisi e recessione possono crocifiggere il nostro potere d’acquisto, ma per un giorno al massimo.

E il primo bzz di un Pos, il primo cigolio delle ruote di un carrello, si diffondono come uno scampanio festoso che annuncia il trionfo dello shopping sul non-acquisto, in un tripudio di colombe scontate e di 3×2 sulle uova di Pasqua.

Per ora, buona Pasqua, soprattutto a chi la passa dietro a un bancone.

Lia Celi www.liaceli.com