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Pastafariani a Rimini, la religione dello scolapasta

Dopo aver scolato qualche bicchiere di troppo cadde in preda a una acutissima intossicazione alcolica. Aveva ecceduto con le quantità quel venerdì il Prodigioso Spaghetto Volante, e così, inaspettatamente, dal suo vomito uscì la Terra. All’interno di questa sfera incasinata identificò poi un popolo eletto, quello dei pirati, a seguito della cui scomparsa scaturirono i disastri naturali, tra i quali il surriscaldamento globale.

Ecco, tutto questo può sembrare l’incipit di uno strambo racconto di Italo Calvino, ma non è così. Che il Mondo sia stato rigettato dal Prodigioso, un essere soprannaturale composto da spaghetti e polpette al sugo, e che gli uomini derivino dai pirati è la ‘rivelazione’ del fisico Bob Henderson. Che nel 2005, provocatoriamente, propose l’insegnamento del Pastafarianesimo per protestare contro la decisione da parte del consiglio della sua università del Kansas di introdurre un corso sul creazionismo in alternativa a quello dell’evoluzionismo.

La sua teoria si è poi via via arricchita di contributi. L’obiettivo degli adepti è di rendere il Pastafarianesimo una religione, ma il percorso è ancora lungo, soprattutto in Italia.

Mentre in Olanda, Australia e alcuni stati americani è già stato riconosciuto come tale, e in Nuova Zelanda hanno introdotto i matrimoni pastafariani, da noi è da considerarsi ancora come una semplice associazione. Negli ultimi anni però alcuni adepti hanno rivendicato l’importanza del loro culto e la necessità di un riconoscimento da parte dello Stato. L’ anno scorso a Rimini, per esempio, un adepto si è fatto la foto per la carta di identità con indosso uno dei tratti di riconoscimento tipico: lo scolapasta in testa.

carta id con scolapasta

Per saperne di più su questo culto bizzarro, sono andata alla Cena Mondiale dei Pastafariani a Bologna. Eravamo in un ristorante, e lì con il computer ci siamo collegati con le altre pannocchie (i luogo di culto pastafariani, distorcendo il termine “parrocchia”) italiane, e abbiamo ascoltato il discorso della Pappessa Scialatiella Piccante I e diverse “testimonianze di fede” degli adepti.

I Pastafariani manifestano a Cesena

I Pastafariani manifestano a Cesena

Innanzitutto Silvia Cortinovis, il cui nome “teologico” è Caramellenga Corsara Ciambella, ha spiegato il loro codice linguistico: prende spunto e trasforma le parole della religione cristiana conferendogli una accezione perlopiù gastronomica. Ad esempio: vescovo diventa frescovo; reverendo, beverendo; eremita, beremita; amen. ramen (tipo di spaghetti giapponesi); cardinale, scardinale; convertire, pervertire; battezzare, pastezzare.

Poi racconta i motivi per cui è diventata una seguace del Prodigioso Spaghetto Volante: “Mi sono convertita per promuovere la laicità dello Stato. Voglio essere libera di credere nel Prodigioso Spaghetto Volante così come a qualsiasi altra cosa. L’importante è che questa mia convinzione sia accetta concretamente da parte dallo Stato e non sia soggetta a pregiudizi. Non è rilevante ciò a cui io credo, ma che lo Stato mi garantisca piena libertà di culto. La religione, o meglio, la mia religione, si può riassumere con una semplice frase ‘Tu sei libero, l’importante è che rispetti la libertà altrui’. Perché non posso parlare del pastafarianesimo a scuola? Perché non ho il diritto di scegliere i miei riti? La mia cerimonia funebre, per esempio?”.

I Pastafariani inoltre sono molto attivi sul fronte dei diritti civili. Michele, il beverendo dell’area Romagnola, ad esempio ricorda quella volta che a Cesena si sono riunite le Sentinelle in piedi (rigidi sostenitori dei valori cattolici): “Questo evento mi preoccupava. Credo sia la forma di protesta più furba che esista. Si basa su una apparente pacificità, ma di fatto nasconde un messaggio di estrema violenza. Dall’altra parte della piazza ho notato però una esplosione di colori, uomini e donne vestiti da pirati o con degli scolapasta in testa. Credo che il loro fosse il migliore modo per sottolineare l’intolleranza delle Sentinelle. Da questo evento ho capito che dovevo diventare un pastafariano, o, più precisamente, ho scoperto di esserlo sempre stato. Moltissimi sono pastafariani senza saperlo. Di norma chi non sa di esserlo pratica il pastafarianesimo due o tre volte al giorno. Al contrario del cristianesimo in cui sono più i credenti che i praticanti, il pastafarianesimo ha più praticanti che credenti.”

Benedetta Cicognani

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