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Chi ha paura del lupo cattivo? Solo un uomo cattivo

Tutto sembra giocare a sfavore del lupo. Dalla fiaba di Fedro “Il lupo e l’agnello”, a “Cappuccetto rosso” di Charles Perrault, fino ai detti più in uso come “andare nella tana del lupo”, se uno si caccia nei guai, “un posto da lupi”, se si tratta di un posto pericoloso, o un “tempo da lupi” se è un corso un forte e  minaccioso temporale. Ciclicamente, sul nostro territorio, torna la “preoccupazione” per l’avvistamento di lupi o per l’attacco a greggi dalle parti della Valconca o della Valmarecchia. Addirittura anche qualche amministratore pubblico si sente di mettere le mani avanti prospettando situazioni di rischio imminente per la popolazione o danni ingenti per gli allevatori.

Di che si sta parlando? Qual’è la situazione reale? Quali sono i rischi?

Va chiarito subito che nel 2017 nel riminese risulta una sola richiesta di danni da lupo, nel mese di giugno, per l’uccisione di 3 pecore in Valconca. I lupi appartengono alla fauna selvatica e si riproducono spontaneamente in condizioni ambientali favorevoli, dove riescono a reperire le risorse alimentari idonee alla riproduzione. Il lupo rientra tra le specie particolarmente tutelate dalla legge (n. 157/92), ed è incluso negli elenchi delle specie potenzialmente minacciate di estinzione, e quindi strettamente protette. Deroghe a queste ristrettissime tutele possono essere autorizzate solo dal Ministero per le politiche agricole e dall’Ispra, l’Istituto nazionale per la fauna selvatica, per particolari condizioni, come la conservazione degli habitat naturali, la prevenzione di danni gravi, oppure per motivi sanitari e di sicurezza pubblica, per finalità didattiche e di ricerca.

Cosa si fa nel nostro territorio per conoscere e prevenire?

La Provincia di Rimini, nel periodo 2011-2015, ha effettuato un monitoraggio sulla presenza dei lupi sul territorio provinciale utilizzando tecniche di Wolf-Howling, fototrappolaggio fotografico e raccolta dei segni di presenza del lupo. Dal monitoraggio è emersa la presenza di alcuni lupi nella zona tra Montefiore, Mondaino e Saludecio. Le indagini hanno fatto ritenere quest’area come una zona di passaggio di animali in dispersione, con presenza occasionale e non duratura nel tempo, limitata ad alcuni mesi dell’anno, in quanto dalla seconda metà di settembre 2014 non si sono più riscontrati segnali della presenza. Nel 2015 si è assistito ad una presenza più consolidata del lupo a riconferma di condizioni ambientali favorevoli alla specie. Nel 2016 l’Ufficio Tutela faunistica provinciale è transitato in Regione e il monitoraggio è stato interrotto. Nel 2017 il Corpo di Polizia Provinciale di Rimini ha stipulato una convenzione per il monitoraggio del lupo e la ripresa del monitoraggio ha confermato alcune sporadiche presenze. Non è possibile, però, mappare con precisione i luoghi di presenza e nemmeno la consistenza numerica, in quanto gli animali si spostano in relazione a diversi fattori, tra cui l’attività venatoria.

Conflitti con il mondo agricolo

Il lupo è un predatore generalista ed opportunista che si ciba di ungulati selvatici di cui il territorio di Rimini è ampiamente popolato, soprattutto di cinghiali, tanto che ogni anno la Provincia è costretta a effettuare numerosi interventi di controllo sul cinghiale, nonostante sia aperta la caccia collettiva e la caccia di selezione. Numerosa è anche la popolazione di caprioli. Il Lupo non disdegna nemmeno roditori e carcasse morte di fauna, nonché il bestiame domestico che spesso appare come attività predatoria più facile e meno rischiosa, anche a causa del fatto che decenni di assenza del lupo hanno prodotto un abbassamento della guardia da parte degli allevatori, che non hanno avuto più la necessità di tutelare il bestiame da tale rischio.

Quindi il lupo è percepito negativamente da parte del mondo agricolo perché può rappresentare una minaccia di danno economico. Tuttavia in linea generale i danni economici causati dal lupo risultano inferiori a quelli causati da altre specie selvatiche, come ad esempio il cinghiale, ma possono avere un forte impatto sulle comunità locali, amplificato dall’intervento dei media.

Per garantire la convivenza lupo-allevatore, è necessaria la riscoperta di vecchi strumenti di difesa e l’introduzione di nuovi come i cani da guardiania, i recinti elettrificati, i ricoveri. La convivenza fra lupi e bestiame domestico può essere possibile purché il mondo degli allevatori si adegui nell’utilizzo di metodi di prevenzione adeguati. Periodicamente la Regione emana avvisi pubblici per la concessione di contributi a sostegno delle spese per l’acquisto di presidi per la prevenzione dei danni da fauna selvatica. Di recente ha varato un provvedimento (DGR n. 1330/2017) che concede contributi per per protezioni  fisiche, acustiche e visive e cani da guardia.

Conflitti con il mondo venatorio

Il lupo viene considerato, da una parte del mondo venatorio, come un competitore che sottrae prede. Nel territorio riminese le popolazioni di ungulati selvatici, in particolare cinghiali, sono cresciuti esponenzialmente nell’ultimo decennio. Ciò ha creato nuovi interessi venatori.

Conseguentemente la cresciuta presenza del lupo ha creato timori nel mondo venatorio in particolare a quello dedito alle cacce collettive al cinghiale. In realtà la popolazione di cinghiali risulta elevata, molto oltre la consistenza ideale, tanto da costringere il continuo ricorso a piani di controllo, poiché le cacce collettive (girata e braccata) e quella di selezione non hanno apportato nessuna riduzione della consistenza numerica, anzi si è notato un incremento del numero di cinghiali.

Rischio per l’incolumità delle persone

Il lupo per sua natura è schivo e tende ad evitare l’uomo. E’ certamente più pericoloso l’incontro nel bosco con un cinghiale, in particolare una femmina con i piccoli, che non con un lupo, che nella maggioranza dei casi non vedremo nemmeno. E’ anche vero che più i gruppi di lupi sono numerosi e più alto può essere il rischio di aggressioni, ma è anche vero che i giovani quando compiono circa un anno e mezzo o due si allontanano dal gruppo originario perché questo è il solo modo per accoppiarsi. Nessuno può escludere un’ipotetica aggressione all’uomo, così come nessuno può escludere che un cane domestico aggredisca l’uomo ferendolo o uccidendolo, come purtroppo le cronache ci raccontano. Questo tuttavia non giustifica atteggiamenti allarmistici, soprattutto da parte delle istituzioni, tali da determinare un atteggiamento irresponsabile di procurato allarme.

Del resto, come confermano gli esperti, in Italia, dopo il 1825, non esiste documentazione attendibile comprovante aggressioni di lupo verso l’uomo.

In conclusione, come affermava l’etologo canadese Farley Mowat, abbiamo condannato il lupo non per quello che è ma per quello che abbiamo deliberatamente ed erroneamente percepito che fosse: l’immagine mitizzata di uno spietato assassino selvaggio. Che, in realtà, non è altro che l’immagine riflessa di noi stessi.

Riziero Santi

Sindaco di Gemmano, Vice Presidente Provincia di Rimini con delega alla Polizia Provinciale

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