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Plastica in mare: da Rimini un segnale che inverte la tendenza dei grandi eventi turistici?

Era un tentativo. Un palloncino rosa di lattice fatto stampare con la scritta “no plastica in mare, Notte Rosa 100% biodegradabile”, a spese proprie da un’operatrice turistica componente del gruppo (molto aperto) ambientalista nato dal Pd, poi Cantiere città, ma insofferente alle ingerenze di partito.

Alcuni decisori politici sensibili e soprattutto tanti appassionati di mare e del futuro sostenibile via via reclutati: Lega navale, velisti, sub, medici, professori universitari, ambientalisti autentici di ogni ordine e grado, sono i supporter del comitato partecipato dal basso il cui progetto ambizioso è un network che contamina le coste italiane.

Affinché passasse un segnale compatibile con l’attenzione effimera dell’estate, Anna Maria Barilari, famiglia riminese di albergatori, pensa allora a un palloncino che non si disperda nell’acqua del mare e non venga ingerito da pesci e uccelli. Distribuito a tutti i comitati turistici riminesi fin dagli innumerevoli festeggiamenti a oltranza del cosiddetto capodanno dell’estate, la Notte Rosa.

Lo pensa insieme a qualche complice femminile, e a suo rischio d’impresa lo ordina e paga. Una locandina e un tam tam, e i 10.000 sono andati tutti esauriti in un sol giorno, poiché in tanti poi li hanno voluti. Neppure il doppio o il triplo sarebbero bastati.

Che dire? Che la società civile è più avanti? Forse. La cosa interessante è che il partito di maggioranza a Rimini che ha espresso l’impegno ambientalista che lo ha ispirato, ha sospeso sine die l’ordine del giorno inerente che ne contestualizza e valorizza i lavori in corso per ridurre l’abuso di plastica usa e getta, proposto da una giovane consigliera comunale del proprio gruppo: Giorgia Ballucci, anche responsabile di Cantiere città.

La motivazione?… non si può remare contro ai grandi eventi estivi e agli acquisti già fatti dagli operatori: “Lavoriamo per il 2019” dice chi dà la linea. Anche un piccolo segno come un palloncino rosa, ancora in maggio, diventava troppo compromettente. Ciascuno così ne ha tratto le proprie conclusioni tenendo conto che il maggior produttore di gadget ed affini (di plastica) è anche il presidente della squadra di calcio locale… c’entrerà?

Ma il comitato non dispera, si sa che andare contro il conformismo, è dura. Rimini docet sulle fogne. L’associazione Basta Merda in Mare (inizialmente un comitato fondato dai radicali) ci ha messo trent’anni di pressing (e insulti ricevuti) per stimolare – è loro l’ammissione – assessori all’ambiente e sindaci succedutisi negli ultimi 30 anni. Ed è Andrea Gnassi, l’attuale sindaco, che ha infine trovato tutti i 30 milioni affinché si realizzasse il PSBO (il piano per la salvaguardia della balneazione ottimizzato) che una volta terminato, il 2020, sarà tra i più avanzati in Italia. Era all’inizio del suo mandato e doveva fare scintille …

Dare il via al network “Basta Plastica in Mare, noi da Rimini per l’Adriatico ci siamo” per il comitato che si sta costituendo in associazione di promozione sociale è stata dunque una logica connessione per orgoglio di appartenenza.

Amore per il mare? Necessità di preservarlo per fini economici? Cultura ambientalista? Tutto questo insieme. Fatto sta che il turismo con l’abuso della plastica monouso e la scarsa educazione civica, personale e collettiva, inquina e si sa. Specie se è di grandi numeri. Si sa anche che il mondo della pesca e della mitilicultura non ha sufficiente rispetto per il mare in quanto habitat naturale, non solamente fonte di reddito. La plastica delle calze/reti per l’allevamento di mitili dispersa dagli allevamenti intensivi che costeggiano la Romagna, come le Marche, L’Abruzzo, la Puglia, lo Ionio e il Tirreno è in notevolissima quantità, ed è sufficiente vedere quanta se ne trova sui fondali e le rive del mare. E’ necessario cambiare i consumi, le modalità dell’acquacoltura, lo stile del nostro rapporto con la natura in genere. Di cui ora sappiamo. E Rimini non può sottrarsi.

Manuela Fabbri

NB: dalla Molo Street Parade… grande esempio di cattivissima pratica “il festival dell’usa e getta”, anche in mare… alla Notte Rosa che dalla Romagna si estende fino alle Marche. Coi grandi eventi da record in numeri di partecipazione, tutto il lavoro prodotto e gli hotel esauriti, oltre che di servizi pubblici e di sicurezza, provare a porre qualche problema diventa un atto eversivo. Non era scontato ma augurabile, con uno spiegamento di forze di tale portata della macchina comunale, che comunque si ripercuote su tasse e tari di tutti, che da Rimini arrivasse qualche, seppure timido, segnale che dal basso promuove sensibilità e attenzione per un fenomeno che preoccupa il mondo intero. Conosciamo i danni causati dalla plastica in mare alla fauna marittima, la sua provenienza, le isole galleggianti portatrici di veleni che si aggirano come un incubo per i mari e gli oceani, fino a poco tempo fa considerati paradisi incontaminati. Dove arriva la civiltà e il turismo, purtroppo invece, arriva anche l’inciviltà e il consumismo. Da Rimini per la Notte Rosa 2018, forse un palloncino rosa ha anticipato l’incipit dell’inversione di tendenza?

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