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Quest’anno niente Befana?

Pare che Andrea Gnassi – in qualità sia di Sindaco che di Presidente della Provincia – abbia ricevuto ieri una lettera che starebbe cercando di tenere nascosta, sia per le comprensibili ricadute del suo contenuto sull’ordine pubblico, sia nella speranza che la minaccia preannunciata da quel testo possa rientrare in extremis. Della cosa io ho avuto una soffiata (non chiedetemi come, da chi e perché); così, dopo averci molto riflettuto, non me la sento di tenerne all’oscuro l’opinione pubblica.

La notizia-bomba è questa: la Befana ha scritto a Gnassi per informarlo che sta seriamente prendendo in considerazione l’idea di saltare quest’anno gran parte della nostra provincia. Di seguito, ecco alcuni stralci della lettera.

«Sono la Befana con giurisdizione nel territorio riminese, che ogni anno raggiungo partendo per tempo, come tutte le altre mie colleghe, dalla nostra lontanissima base segreta. La cosa forse la sorprenderà, poiché so che molti pensano vi sia un’unica Befana al mondo, o al massimo una per nazione. Se così fosse, la notte del 6 gennaio quella poveretta dovrebbe percorrere l’Italia in lungo e in largo; per esempio, andando prima a Roma, a lasciar cadere un’indennità da favola nella calza del “compagno Pietro Grasso”, per volare subito dopo ad Arcore, ad infilare una confezione di “crocchini Gran Gourmet” in quella di Dudu Berlusconi».

«Essendo dunque la Befana un’istituzione provinciale, se l’anno scorso Renzi avesse vinto il referendum, insieme alla provincia sarebbe stata abolita anche lei. Ma per fortuna Bersani, che alla Befana ha sempre creduto e continua a credere, ha portato i suoi dalla parte giusta e così… è passata la paura».

Dopo aver premesso quanto la cosa le pesi, la Befana passa quindi ad illustrare a Gnassi le ragioni per le quali è tentata di riportare anzitempo la scopa in garage, la notte dell’Epifania.

«Il problema è che atterrando in quasi tutti i Comuni della Provincia rischio di sollevare un vespaio di polemiche e proteste. Temo infatti che si riversi pure su di me l‘ormai dilagante fobia verso chi ha l’aria di venire da lontano, per di più vestito alla bell’e meglio e senza sprizzare allegria da tutti i pori. Come noto, è così che anch’io mi presento da tempo immemorabile, senza che finora nessuno avesse avuto da ridire».

«Ma se l’immagina “la Befana che vien di notte / con le scarpe tutte rotte / con le toppe alla sottana…” e atterra a Riccione, in Viale Ceccarini? Per multarla e sequestrarle “il carico”, i vigili urbani potrebbero scegliere fra due alternative: o ai sensi del regolamento a suo tempo emanato dall’ex Vicesindaco Von Tirinkanten, che impone di percorrere quel blasonato viale solo se si indossano abiti firmati; oppure, scambiatami per una che stia mendicando, dar seguito al provvedimento detto “salva la gioia del Natale”, predisposto dalla Sindaca Tosi contro la fastidiosa presenza degli elemosinanti».

«Potrei atterrare a Cattolica come facevo una volta, quando quel matto del compianto Sindaco Micucci si divertiva a farmi scendere col paracadute. Ma non vorrei incrociare la pagliaccesca marcia di quelli di Forza Nuova vestiti da bagheroni neri, che dopo l’avvento dei grullini al governo della città ne stanno ormai diventando gli ospiti d’onore; e che sono certa vorrebbero farmi tornare la “befana fascista” di mussoliniana memoria».

«Coriano la salto per non dispiacere la Sindaca Spinelli, che quando c’è da festeggiare qualcosa o qualcuno, tira fuori la fascia tricolore che porta sempre in tasca e si mette in posa».

«A Santarcangelo mi fermerei volentieri, perché la Sindaca Alice mi è molto simpatica. Ma lì c’è quel “fratellino d’Italia” che, nonostante la sua aria da bimbetto grazioso, ha una tigna che se lo porta. Ultimamente le islamiche sono la sua ossessione: figurarsi se vedesse me col rituale fazzoletto in testa! Comincerebbe ad inveire contro “quella terrorista dell’Isis”, facendomi per la prima volta correre il rischio di dare a un ragazzino una tozza anziché un regalo».

La Befana passa quindi ad elencare le ragioni per cui anche nel capoluogo non si sentirebbe sicura.

«Dopo il can can in quasi tutti i quartieri chiamati ad ospitare una sola delle famiglie nomadi sottratte al lager di via Islanda, chi mi dice che vedendomi arrivare, poniamo il caso alla Grotta Rossa, qualcuno non inizi a gridare: “Stem’atenti, che i s’ha za man una zengana!”? In un battibaleno si spargerebbe la voce e all’indomani mattina si riunirebbero d’urgenza il “Comitato per la Sicurezza di noi Cittadini Onesti” e lo stato maggiore de “La Grottarossa che vorrei”. Col risultato che alcuni fini pensatori – anche del PD – tornerebbero a maledire “il buonismo della sinistra”; mentre altri, in procinto di andare a Messa nella chiesa che fu di Don Oreste, lancerebbero strali contro il Vescovo – “con tutta ‘sta solfa dell’accoglienza!” – reo, fra l’altro, di aver appena consegnato la Caritas nelle mani di uno che faceva l’assessore insieme ai “comunisti”. Il tutto sotto l’illuminata guida dell’immancabile zuccardone legaiolo, uno dei soli immigrati ben accetti. Costoro, pur essendo “sostanzialmente estranei a Rimini”, sono immigrati… direttamente in Consiglio Comunale; anche se hanno tuttora bisogno del traduttore quando qualcuno parla loro in dialetto; e se devono andare da Viserba a Torre Pedrera, senza navigatore “non se la sgavagnano”».

«Insomma, per essere razzisti non c’è bisogno di mascherarsi con in testa il preservativo triangolare del Ku Klux Klan; o inveire contro “i negher” facendo la faccia da beota inferocito, alla Salvini; o avere coperto di risate la repellenza di Grillo quando, in uno di quei suoi squallidi spettacoli per menti bacate – in realtà comizi a pagamento – forniva questo testuale consiglio ai Carabinieri: “Se vuoi dare una passatina a un marocchino che rompe i coglioni, lo carichi in macchina e, senza che ti veda nessuno, lo porti in caserma. Ma non in mezzo alla strada, dove con un telefonino ti riprendono e fanno succedere un casino”».

Dopo i rituali saluti e la firma, la lettera della Befana contiene questo post scriptum finale:

«Avevo pensato di iniziare la nottata magica partendo da Borgo San Giuliano. Ma non me la sento, per rispetto verso la “sofferenza intellettuale” di un manipolo di “borghigiani scelti” che, avendo la sventura di trovarsi il Ponte Tiberio quale loro vicino di casa, debbono in queste ore subire il fastidioso codazzo di gente sfaccendata che va a rimirarlo, i più senza neppure avere una laurea in architettura, o quanto meno in storia antica. Ora, si sa che quando un monumento storico viene visto da 20-25 persone al giorno, questa è cultura. Se invece le persone diventano 500, si scade inesorabilmente nel divertimentificio».

«La cosa tremenda è l’indifferenza con cui è stato finora accolto il loro grido di dolore, se si eccettua la generosa e chilometrica solidarietà loro espressa da uno dei dei più ornamentali “architettoni” a suo tempo coccolati dal PCI. Ma poiché, come ricorda il poeta, “umana cosa picciol tempo dura”, il poveretto è oggi in cattivo odore di grillume, costretto a spendere gli ultimi spiccioli di “ars ingeniaria” scrivendo cosine piccine picciò contro chi fa così tanto soffrire la meglio intellighenzia borghigiana».

Nando Piccari

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