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Referendum: i tanti perchè di un No massiccio

La personalizzazione dello scontro non ha giovato a Matteo Renzi. La rimonta degli ultimi giorni si è rivelata una illusione. Il risultato, clamoroso, è figlio di molteplici fattori: una riforma non condivisa, “tutti contro Renzi”, la rabbia delle aree e dei ceti sociali più colpiti da una crisi economica che continua a mordere le carni, a dispetto di certe narrazioni.

Il risultato è netto. Ha vinto il NO. In Italia, in tutta Italia ad eccezione di Toscana, Trentino – Alto Adige e per una manciata di voti in Emilia Romagna. In tutte le altre regioni ha vinto il NO. Nel centro Italia, sud ed isole con percentuali oltre il 60%.

Nella nostra Regione, il vince nelle province di Forlì-Cesena, Ravenna, Bologna, Modena, Reggio Emilia. Vince il NO nelle province di Rimini, Ferrara, Parma e Piacenza.

Nel capoluoghi di provincia il vince a Cesena, Forli, Ravenna, Bologna, Modena e Reggio Emilia. Il NO vince a Rimini, Ferrara, Parma e Piacenza.

Un dato che permette una prima lettura: il NO vince nelle province di confine (Rimini, Ferrara, Piacenza) oltre che in quella di Parma dove da anni il Pd ha problemi di radicamento.

Non vi è una particolare differenza se il risultato viene letto con la lente di ingrandimento (che può anche distorcere la realtà) delle varie anime del Pd. Un sindaco più o meno renziano non fa la differenza nel dare una mano a vincere il . Basti il dato di Bologna, dove vince il Sì nonostante il sindaco Merola non possa essere sicuramente catalogato tra i renziani, né della prima ora né della seconda. E il Sì vince anche nella città di Parma, sindaco l’ex grillino Pizzarotti. Interessante anche notare la vittoria del SÌ a Milano (sindaco Sala) dove c’era anche con il sostegno di Pisapia. Bologna e Milano hanno coalizioni di centro sinistra che si potrebbero definire al completo.

In Provincia di Rimini, solo in 2 comuni vince il SÌ, Novafeltria e Sant’Agata Feltria. Nel primo comune, il Pd ha perso le elezioni in primavera. A Sant’Agata governa una lista unitaria con la Lega. In tutti gli altri 23 comuni, siano di centro destra o di centro sinistra, vince il NO con percentuali che vanno dal 66% di Gemmano al 50,17 di Montegridolfo.

In queste ore di analisi del voto, attenzione a raccontare che non si è voluto il cambiamento. I giovani hanno votato No. Ovviamente per ora ci si basa sugli exit poll e non su dati reali; tuttavia la forbice, a seconda dei diversi istituti, ci dice che gli under 34 hanno votato contro la riforma tra il 69% e l’81%. Il Sì ha vinto solo tra gli over 55.

Quanto ai flussi di voto, che andranno letti nei prossimi giorni: QuorumSas segnala che un quarto degli elettori Pd avrebbe votato No. Nel Pd c’è chi ha votato Sì per timore delle conseguenze, chi per disciplina. Quelli che ci credevano, nella riforma, erano davvero pochini. Lo stesso istituto segnala che il 54% di chi ha votato No lo avrebbe fatto perché non gli piaceva il testo (e non per dare un segnale politico). Sarebbe un dato confortante: più di metà di coloro tra coloro che hanno scelto il No non hanno seguito Salvini e gli altri che gridavano “Renzi a casa”, ma hanno giudicato il testo uscito dalla costituente.

Attenzione anche a pensare che il 40% dei SÌ siano voti riconducibili al PD. Ritenere che il Pd possa capitalizzare tutto il voto del SI è una illusione, e anche pericolosa. Infatti già questa notte sono stati pubblicati i primi sondaggi politici sulle intenzioni di voto, che danno il Pd posizionato non oltre 30%.
Nei prossimi giorni si capirà meglio quale sarà la linea che terrà il PD e quali le intenzioni del Presidente Mattarella.

Stefano Cicchetti

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