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Giuseppe Lo Magro: “Riccione. Gli irripetibili anni ‘60” Famija Arciunesa.

Ancora una volta Giuseppe Lo Magro, storico patron dell’associazione “Famija Arciunesa”, ha dato alle stampe una pubblicazione dove con immagini e fotografie è riuscito a ricostruire un periodo straordinario della vita turistica e del divertimento riccionese: i mitici anni ’60.

Sono gli anni del boom economico italiano, della grande trasformazione della società italiana da rurale a manifatturiera, della nascita dei nuovi miti sportivi, canori, della moda. E Riccione seppe diventare nel corso di quel decennio una delle maggiori località alla “moda” d’Italia, punto di ritrovo e di incontro della “bella società”, in grado di ospitare nei propri locali i migliori artisti nazionali ed internazionali.

Scrive Lo Magro: “Diciamo che quasi tre quarti di secolo fa cominciò una euforica fase di rinascita per l’Italia. Era appena finita la 2. Guerra Mondiale e donne e uomini avevano grande voglia di ricostruire, di dimenticare lutti ed orrori e ricominciare a ‘fare l’amore’ con amore, sognando un futuro roseo per i figli che sarebbero arrivati”.

Ma “Riccione vide il turismo esplodere … invasa da turisti di tutta Europa … e da tante ragazze che volevano vivere le novità gioiosamente, libere di agire, pensare, esprimersi. Ragazze che giunte sulla riviera si trovarono ‘ubriache’ di sole, di buon mangiare e buon bere, di giornate divertenti ventiquattro su ventiquattro e, soprattutto, corteggiate come mai lo erano state, trattate e vezzeggiate come principesse. Scandinave, teutoniche, albioniche, transalpine, asburgiche e tulipane erano attrazione, miele per ‘orsetti’ golosi e insaziabili … erano calamita”.

Dire che queste righe sono un inno al maschio romagnolo è dire poco, ma il mito della Romagna di quegli anni si è costruito anche attorno a questo.

Lo Magro costruisce i capitoli del libro con le immagini di Epimaco (in arte “Pico”) e Gianni Zangheri: “Pico è stato il fotografo per antonomasia di Riccione, dal dopoguerra in poi”.

Il suo archivio fotografico, di cui prima o poi Riccione dovrà porsi il problema di come acquisirlo, è un patrimonio culturale della Città. E poi Lo Magro usa qui e là, per vari medaglioni, le penne di Nives Concolino, Edmo Vandi, Augusto Cicchetti, Pio Biagini, Dante Tosi, Luciano Luzzi, Fosco Rocchetta, Luigi Pronti, Enea Del Bianco, Giuseppe Angelini.

Sfogliando i capitoli del volume: le corse motociclistiche sul circuito stradale di Riccione (sul lungomare con il ritorno sulle strade adiacenti) dal 1962 al 1971. Questa gara faceva parte della “Mototemporada romagnola”, ossia di quelle indimenticabili gare che si disputavano sui vari circuiti cittadini a Cattolica, Cesenatico, Milano Marittima, Riccione e Rimini. Sotto una pioggia torrenziale il 4 aprile 1971 Angelo Bergamonti, su MV Augusta 350 cc., compagno di squadra di Giacomo Agostini, cade mentre era in seconda posizione e muore. Questa disgrazia segnerà la fine delle corse sui circuiti cittadini.

Il Veglione della Rosa d’Inverno, svoltosi dal 1950 al 1965 (i primi anni al Teatro Dante e poi al Grand Hotel), gestito dal Comune e dal Motoclub Berardi nella penultima sera di Carnevale, era un evento prestigioso ed ambito, una vetrina per le ragazze e i ragazzi provenienti da tutta Italia. Le serate erano condotte da star dello spettacolo, come Enzo Tortora o Mike Bongiorno. Ospite d’onore nel 1954 Sophia Loren, mentre nel 1956 mattatore con le sue canzoni fu Fred Buscaglione.

Il 26 settembre 1962 fu inaugurato il nuovo Stadio Comunale. Seimila persone sono sugli spalti per assistere alla partita inaugurale: giocano Riccione e Inter. L’Inter del “mago” Herrera, e dei campioni Buffon, Corso, Jair, Mazzola, travolge il Riccione 16 a 1.

Ancora dal mondo del calcio: l’8 febbraio 1966 arriva a Riccione il campione brasiliano Pelè, in viaggio di nozze in Italia. Vi ritornerà nel 1968 con la sua squadra del Santos che giocherà una partita in amichevole con il Riccione.

Fra il 1959 e il 1965 cinque film saranno girati a Riccione. Nel 1959 “Estate violenta” per la regia di Valerio Zurlini, con Eleonora Rossi Drago e Jean-Luis Trintignant; nel 1960 “La ragazza con la valigia” per la regia ancora di Valerio Zurlini, con Claudia Cardinale e Jacques Perrin; nel 1963 “La parmigiana” per la regia di Antonio Pietrangeli, con Catherine Spaak e Nino Manfredi; nel 1963 “Menage all’italiana” per la regia di Franco Indovina, con Ugo Tognazzi e Anna Moffo; nel 1965 “L’ombrellone” per la regia di Dino Risi, con Enrico Maria Salerno e Sandra Milo. “I viali, le ville, la spiaggia furono teatro naturale per lo svolgersi delle vicende”. Molti riccionesi furono utilizzati come comparse.

Nell’estate 1964 irrompe sulla spiaggia di Riccione il topless. Pico immortala decine di belle ragazze tette al vento.

Nell’estate del 1958, per 25 edizioni sino al 1983, da un’idea di Bepi Savioli e Renato Morazzani prese l’avvio il Gran Premio Riccione per il Mondo dello Spettacolo. Nel corso degli anni i più bei nomi del cinema, del teatro, dello sport, della moda e della cultura vennero premiati in un tripudio di mondanità. Il primo premio nel 1958 venne assegnato a Vittorio De Sica. E poi, nel corso degli anni (citando solo alcuni dei premiati), a Virna Lisi, Sergio Leone, Monica Vitti, Massimo Ranieri, Nino Manfredi, Ursula Andress, Vittorio Gassman, Paolo Villaggio, Gina Lollobrigida, Anna Magnani, Giulietta Masina, Raffaella Carrà, Gino Cervi, Lisa Gastoni, Aldo Fabrizi, Gianni Morandi, Giuliano Gemma, Don Lurio, Totò, Mina, Alberto Sordi, Ugo Tognazzi, Claudio Villa, Arnoldo Foà, Renato Rascel.

“Inutile sottolineare quanta gente si assiepava lungo le strade per ammirare di persona le celebrità di cinema e televisione. Due ali di folla che applaudiva e i più audaci riuscivano a farsi firmare agognati autografi”.

Infine le canzoni dedicate a Riccione, fra cui la indimenticabile “Viale Ceccarini Riccione” cantata da Dino Sarti.

C’è una figura che attraversa molte pagine del libro: è Edmo Vandi, riccionese purosangue, uomo di multiforme ingegno. “Giornalista, capo ufficio stampa del Comune di Riccione, intervistatore, dialettologo, poeta, interprete, affabulatore, barzellettiere ,,, e chi più ne ha più ne metta! E poi c’è l’Edmo nel mondo della musica. Fisarmonicista per dilettarsi e dilettare gli amici; autore delle parole della canzone Riccione mia; direttore di sala, presentatore e intrattenitore in locali da ballo”.

Edmo ha vissuto, partecipato, costruito la movida riccionese fra gli anni ’50 e ’70. Con intelligenza e arguzia. Chissà se prima o poi ci racconterà una sua versione di quegli anni?

Paolo Zaghini

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