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Rigenerare Rimini con un Palloncino Rosso

Non bisognerebbe mai smettere di sognare. Condividere i sogni con gli altri è il primo passo per riuscire a realizzarli. La parola ‘condivisione’ è la chiave che ci potrebbe aprire le porte di questa, ma anche di tante altre realtà. Se ognuno di noi riuscisse a convincere il proprio vicino che tutto è possibile, arriveremmo ad abbattere qualsiasi tipo di barriera e convenzione.

E’ proprio con questo spirito intraprendente e anche un po’ sognatore che l’Associazione Il Palloncino Rosso di Rimini ha iniziato la sua attività di promozione sociale sul territorio. Il Presidente di questa associazione si chiama Luca Zamagni (nella foto di apertura, al centro con la cravatta), è un avvocato, ha 44 anni, e viene da Rimini.

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Presidente, da quanto esiste l’Associazione Il Palloncino Rosso?

«L’associazione è stata costituita nel dicembre del 2015, a Rimini, dove viviamo e operiamo. Siamo un gruppo eterogeneo composto da persone che partecipano attivamente alla vita associativa e culturale della nostra provincia da molti anni».

Il Palloncino Rosso è un nome un po’ particolare. Da dove deriva?

«Il nome deriva dal cortometraggio del 1956 diretto, scritto e prodotto da Albert Lamorisse, vincitore del Premio Oscar nel 1957 per la miglior sceneggiatura originale e della Palma d’oro a Cannes nel 1956. Pascal (interpretato dal figlio del regista n.d.r), un ragazzino taciturno e solitario, diventa amico di un palloncino rosso che trova impigliato a un lampione a gas. Da quel momento i due diventano inseparabili. Alcuni bambini si uniscono per portarlo via a Pascal ed il sasso scagliato dalla fionda di uno di essi, finalmente buca il palloncino. Decine di palloncini colorati, liberatisi in ogni angolo di Parigi, raggiungono il piccolo sconfortato, che li raccoglie in un grande grappolo fino a venirne sollevato in cielo. Lo abbiamo scelto perché contiene un commosso invito a non smettere mai di sognare. E, soprattutto, a sognare insieme agli altri».

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Di cosa vi occupate esattamente?

«Con finalità culturali ed educative, l’associazione organizza eventi, workshop, tavole rotonde, dibattiti ed attività di divulgazione online e offline, anche attraverso il coinvolgimento di enti, amministrazioni, autori, filosofi, specialisti, opinionisti, giornalisti e creativi che operano nel settore della economia condivisa.
Il nostro intento è anche quello di spiegare alla cittadinanza i valori, la filosofia e le concrete opportunità dell’economia collaborativa. Il logo stesso dell’associazione è un omaggio dello street artist riminese Eron, a sottolineare l’importanza di cultura e arte al servizio dell’innovazione sociale».

Quante persone operano all’interno de Il Palloncino Rosso?

«Siamo circa 20 tra architetti, avvocati, grafici, giornalisti, ingegneri, musicisti, artisti che prestano il loro contributo a titolo completamente volontaristico».

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In questi due anni, avete realizzato molti progetti a fini sociali?

«Abbiamo organizzato, con successo, due convegni denominati Rimini Wake Hub nel 2017 e nel 2016 ed altri eventi collaterali, come il flash mob al cinema Astoria, in collaborazione con Le Città Visibili di Rimini e la partecipazione dell’Orchestra Senza Spine di Bologna; contest fotografico sulla street art riminese, mostre fotografiche sui luoghi abbandonati del nostro territorio. Questi progetti hanno avuto l’obiettivo di riportare l’attenzione su luoghi ormai privi di identità e sulla loro comunità di riferimento, per generare attività culturali e progettazione partecipata. Quella che ci interessa è una rigenerazione di piccola scala, con una forte attitudine all’ibridazione dei servizi e con pochi o nulli contributi dal pubblico. Un altro progetto di cui siamo orgogliosi è il progetto ‘Non me la racconti giusta’, che si è svolto questa estate con i detenuti del carcere di Rimini. Per informazioni su questo progetto potete visitare il sito: www.ziguline.com/nonmelaraccontigiusta/. Ultimamente, invece, ci siamo concentrati sul tema della città come sistema di vita che va ripensato, ‘rigenerato’, tenendo conto dei cambiamenti profondi in corso che interessano la società, il mondo del lavoro, le questioni ambientali e quindi le modalità di fruizione degli spazi. La rigenerazione, secondo noi, dovrebbe essere ‘umana’ prima che ‘urbana’, concentrarsi sul software prima che sull’hardware».

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Dove operate principalmente? A livello locale o anche nazionale?

«Ci interessa il nostro territorio. Anche se, lo diciamo con orgoglio, abbiamo partecipato alla stesura del disegno di legge sulla sharing economy, ancora bloccata nelle aule parlamentari».

Avete altri progetti in cantiere?

«Domani, domenica 17 settembre, dalle ore 15 alle 17, partirà il Tour delle Colonie con l’assistenza dell’arch. Silvia Capelli. Per informazioni su questo evento: 373/8593241. A medio termine, invece, avvieremo una collaborazione con le scuole superiori di Rimini per una coprogettazione partecipata di luoghi abbandonati».

Siete soddisfatti di quello che avete creato fino ad ora? Cosa si aspetta Il Palloncino Rosso dal futuro?

«Siamo soddisfatti al di sopra di ogni aspettativa. Ci aspettiamo di coinvolgere il più possibile i cittadini riminesi, da cui aspettiamo stimoli e proposte».

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Nicola Luccarelli

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