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Rimini insegna, è il trucco a svelare l’anima femminile

«In azienda produciamo cosmetici, in negozio vendiamo speranza»: se prendiamo per buone le parole di Charles Revson, fondatore della Revlon, a Rimini le rivendite di speranza non sono mai troppe, visto che ne è stata appena inaugurata un’altra in piazza Tre Martiri, a pochi metri da quella che, almeno a memoria di chi scrive, è l’ultima delle profumerie cittadine «storiche».

Ma per noi utenti fedeli del make-up, mascara e ombretto non sono speranze, ma piccole rassicuranti certezze: l’effetto sul viso e sulla psiche è immediato, e molto prima dell’applicazione del prodotto.

Già la scelta e l’acquisto ci ravvivano l’umore e il colorito, a differenza di creme e sieri, il cui ingrediente più efficace è il «wishful thinking» dell’acquirente quando se li spalma sul viso. «Pelle visibilmente più tonica per ottanta donne su cento,» assicura il bugiardino; ma questo non significa che la tonicità sia stata scientificamente misurata in laboratorio, ma che sulle cento donne del campione ottanta erano ottimiste e allo specchio «si vedevano» le guance più sode.

Del resto, quando una famosa azienda cosmetica ti propone di testare una nuova crema gratis, il minimo che puoi fare è ricambiare con una parola gentile, no? Poi, se la compri e non funziona, è sempre colpa tua: non l’hai usata in sinergia con il suo detergente, non hai fatto lo scrub bisettimanale, non hai eseguito mattino e sera lo speciale massaggio dal basso verso l’alto suggerito sulla confezione, insomma, non hai rispettato l’indispensabile beauty-routine che prevederebbe di passare ogni giorno mezz’ora in più in bagno.

Il rossetto e il mascara invece sono magie istantanee, anche se non hai esattamente la manualità di Clio Zammatteo e credi che il «contouring», lo «strobing» e il «draping» siano nuovi tipi di ginnastica. Ormai è assodato che noi donne non ci trucchiamo per piacere agli uomini, che ci preferiscono acqua e sapone, soprattutto per motivi pratici (non gli sporchiamo la roba e non lasciamo tracce compromettenti su camicie e fazzoletti).

Il maquillage è una narrazione, un sogno che raccontiamo al nostro viso con matite e pennelli, perché lui poi lo racconti al mondo: per questo è più rivelatore del viso nudo e crudo. I colori che usiamo, le ombre e le luci che creiamo dicono a chi ci guarda come vorremmo essere, a chi vorremmo assomigliare, cosa non ci piace di noi stesse.

Il trucco, insomma, svela la nostra anima, e nessuno può dire di conoscerci a fondo se non ha guardato dentro il nostro beauty-case. Siano benedette le profumerie, quindi, anche se «il miglior aiutante della bellezza è un uomo miope». Lo diceva Yoko Ono, grande amore del miopissimo John Lennon, quindi possiamo fidarci.

Lia Celi www.@liaceli.it

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