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Rimini: presentato il libro di Primo Silvestri “Turismo 2030. Il sistema Rimini nella competizione globale”

Dopo il libro “Rimini, dieci anni di economia” del 2015, che offriva un quadro generale della nostra economia, questo è il secondo volume che il mensile TuttoRomagnaEconomia (TRE), allegato del settimanale Il Ponte,  pubblica sull’economia del territorio.

Il turismo è stato e resta una componente importante della nostra economia. Per la provincia di Rimini e per l’intera Romagna. I suoi numeri, tre milioni e mezzo di arrivi e circa sedici milioni di pernottamenti, a fine 2016, testimoniano un movimento importante. Ma escluso gli arrivi, che sono cresciuti, i pernottamenti restano, pur con alti e bassi, grosso modo gli stessi dell’anno Duemila. Lo stesso si può dire del turismo estero, segnalato già in difficoltà alla fine degli anni sessanta del secolo scorso. Una situazione, la stazionarietà dei pernottamenti, che coinvolge, senza eccezioni, tutti i comuni della riviera, con qualche leggero regresso per il capoluogo.

Non tocca migliore sorte al turismo dell’Emilia Romagna, di cui la  provincia di Rimini è parte essenziale, visto che in riviera si fanno i quattro quinti dei pernottamenti regionali.

Eppure nel mondo, in questo stesso periodo, il turismo è cresciuto a ritmi sostenuti: da 674 milioni di arrivi internazionali nel 2000 a 1,2 miliardi nel 2016. Praticamente un raddoppio.

Quindi, se non è la domanda a mancare, visto l’ingresso di tanti nuovi viaggiatori nel mercato, come mai il nostro turismo non riesce a tenere il passo con la crescita mondiale? Questa è stata la domanda da cui siamo partiti e alla quale questo libro cerca di fornire alcune risposte. Un contributo alla riflessione in un orizzonte di medio-lungo periodo per cercare di rimediare ai punti deboli e non perdere altre opportunità quali produzione di ricchezza, reddito e posti di lavoro.

Tra l’altro in vista di un 2018 dove si riaffacciano prepotentemente sullo scenario europeo e mondiale paesi come l’Egitto, la Tunisia e la Turchia, che erano stati penalizzati, negli ultimi anni, dagli attentati terroristici. E che ora tornano ad essere forti concorrenti.

Per capire le ragioni di questo disallineamento con la crescita turistica mondiale  abbiamo voluto fare dei confronti con chi oggi è al primo posto nel mondo per competitività nel turismo: la Spagna.  Il libro contiene, infatti, un confronto tra la Spagna e l’Italia, e a seguire tra la Catalogna e l’Emilia Romagna. Prima di scendere alla scala locale: l’industria turistica in provincia di Rimini.

Italia  v/s  Spagna

Il confronto si concentra sulla capacità di attrarre visitatori internazionali, la migliore misura della capacità competitiva di un paese.

Non si può certo dire che nell’ultimo decennio l’Italia sia rimasta ferma, anzi, se andiamo a vedere gli arrivi internazionali, il nostro paese è cresciuto come la Spagna: da 38 milioni del 2005 a circa 60 milioni nel 2016. Si è però allargata la forbice dei pernottamenti, che sono quelli che economicamente contano: perché se nel 2005 l’Italia aveva 61 milioni di pernottamenti esteri in meno rispetto alla Spagna, a fine 2016 la distanza è salita a 95 milioni. Il distacco si è incrementato di ulteriori 34 milioni di pernottamenti. Quasi a parità di arrivi internazionali.

Eppure l’Italia, oltre ad essere prima al mondo per siti classificati patrimonio dell’umanità (53), ha anche una offerta ricettiva ben superiore: 178 mila strutture (di cui 33 mila alberghi), contro i 49 mila esercizi ricettivi (19 mila alberghi) della Spagna.

Una importante fetta di questa ricettività è ubicata nelle aree costiere: il 69 per cento dei posti letto in Spagna, il 55 per cento in Italia. Una conferma della persistente capacità attrattiva della vacanza  balneare.

Catalogna  v/s  Emilia Romagna

Catalogna ed Emilia Romagna sono due regioni ai primi posti per movimento turistico nei rispettivi paesi. Con la differenza che la Catalogna è seconda in Europa (dopo le Isole Canarie) per pernottamenti complessivi, di cui il 65 per cento di provenienza estera, mentre l’Emilia Romagna è al quattordicesimo posto, con il 27 per cento realizzati da non residenti.

Questa la foto attuale (fine 2016). Approdo però  di un percorso diverso. Infatti, mentre dal 2005 al 2016 i pernottamenti totali dell’Emilia Romagna sono variati di poco, ed oggi superano appena i 37 milioni (erano 36 milioni nel 2000), quelli della Catalogna, al contrario, sono aumentati di 20 milioni, cioè del 31 per cento. Con il contributo determinante delle presenze estere e con quattro turisti su cinque, europei compreso, arrivati in aereo.

E’ pur vero che l’offerta ricettiva della Catalogna è quasi doppia (780 mila posti letto contro 473 mila), ma questo non spiega la differenza dei rispettivi tassi di crescita nell’ultimo decennio, con particolare riferimento al turismo estero, rimasto quasi fermo in Emilia Romagna, mentre cresceva a ritmi sostenuti in Catalogna.

Rimini: turismo (pernottamenti) fermo al 2000

Con la premessa che la Romagna contribuisce a sette pernottamenti regionali su dieci, la provincia di Rimini ha seguito, dal 2000 in poi, gli andamenti del turismo regionale. E’ rimasta, cioè, piuttosto stabile. Così, mentre gli arrivi sono passati da 2,6 milioni dell’anno 2000 a 3,4 milioni nel 2016, con un incremento superiore al 30 per cento, i pernottamenti sono rimasti gli stessi: 15,8 milioni nel 2000, 15,6 milioni a fine 2016.

Negli ultimi anni si percepisce una ripresa dei pernottamenti, ma non ancora sufficiente per tornare  ai valori di partenza. Al mantenimento di questi ha contribuito il turismo estero, che nell’ultimo periodo ha compensato il calo di quelli nazionali. Pur rappresentando, i pernottamenti esteri di oggi, poco più di un quinto del totale, quando avevano raggiunto circa un terzo negli anni ’60 – ‘70 del secolo scorso.

Tra i turisti esteri che visitano la riviera di Rimini, il primo posto, per numero di pernottamenti 2016, è sempre saldamente detenuto dai tedeschi, seguiti dai russi, quindi svizzeri, francesi e polacchi. Va però segnalato che quelli dei turisti tedeschi, pur restando, con circa 800 mila presenze, i più numerosi tra i visitatori esteri, dall’anno 2000, quando raggiungevano 1,2 milioni,  ad oggi sono calati di un terzo.

I comuni della Riviera

Premesso che i cinque comuni costieri della riviera di Rimini rappresentano il 98 per cento degli arrivi e il 99 per cento dei pernottamenti provinciali, lasciando ben poco al resto del territorio (Valconca e Valmarecchia), non sarà una sorpresa constatare che nessun Comune si distingue dalla media provinciale. Tradotto: dal 2000 ad oggi le presenze sono rimaste ferme dappertutto.

Anche quei comuni che si sono impegnati, ed hanno investito molto, per rifare il loro lungomare.

Un risultato, probabilmente non scontato, che dovrebbe far riflettere circa l’idea che possa esistere  una sorta di automaticità tra opere di miglioramento urbano delle aree costiere, necessarie e sempre auspicabili, e competitività turistica.

Principali criticità del sistema turistico locale

In rapida sintesi, il confronto con l’industria turistica spagnola e catalana consente di mettere in evidenza le seguenti criticità:

  • Spesa pubblica e Investimenti privati nel turismo più bassi;
  • Frammentazione dell’offerta ricettiva: 120 la media dei posti letto per esercizio in Catalogna, 67 in provincia di Rimini, già migliore rispetto ai 49 del Duemila;
  • Tasso di occupazione netta dei posti letto (considerando i giorni di apertura effettiva): 61 in Catalogna e 48 in Emilia Romagna;
  • Pochi hotel di categoria medio-alta: sono 7 ogni cento gli hotel di Rimini con 4 o 5 stelle, contro il 18 per cento della media nazionale (ma con percentuali ben più alte a Venezia, Roma, Lido di Jesolo, ecc.), quando in Spagna rappresentano circa la metà;
  • Collegamenti internazionali: in Spagna e in Catalogna l’80 per cento dei visitatori esteri arriva in aereo, compresi gli europei. Per Rimini questo è un problema ancora aperto;
  • Fatto salvo il balneare ed il fieristico-congressuale, questo territorio non è stato in grado, in questi anni di mettere sul mercato nuovi prodotti turistici. I numeri dell’entroterra, nonostante gli investimenti, sono assolutamente irrilevanti;
  • Lavoro breve, poco qualificato e poco pagato: 124 la media delle giornate di lavoro per anno, di 59 euro la retribuzione media giornaliera, solo 1-2 ogni 100 assunti hanno la laurea, contro i 7 dell’Italia e 23 della Spagna.

Il  sistema turistico di Rimini verso il 2030 

Secondo tutte le previsioni il turismo, nei prossimi anni, continuerà la sua marcia al ritmo del  3-4 per cento l’anno, e nel 2030 ci saranno nel mondo poco meno di due miliardi di viaggiatori.

Portare a Rimini più turisti, con un’attenzione particolare al mercato estero, vuol dire affrontare alcune criticità importanti che riguardano:

  1. Il problema dei collegamenti aerei per le medie e  lunghe distanze. Un collo di bottiglia che limita fortemente il numero dei potenziali visitatori e che si fa sentire in modo particolare nel segmento fieristico e congressuale (ricordando che quattro turisti esteri su cinque, inglesi e tedeschi in testa, arrivano in Spagna in aereo);
  1. Le strutture ricettive di questa provincia sono numerose ma troppo piccole per interfacciarsi con i grossi tour operators e le piattaforme on line che controllano il 60 per cento del mercato europeo, soprattutto estero. Se su un paio di migliaia di hotel oggi attivi, ce ne fosse qualche decina con una capienza minima di un paio di centinaia di posti letto, probabilmente la capacità di attrazione, di contrattazione, e magari anche di richiamo per investimenti dall’estero, potrebbe essere diversa.

In parallelo andrebbe favorita la crescita di strutture di categoria medio-alta, oggi troppo esigue, anche per la clientela fieristico-congressuale;

  1. La frammentazione, nonché l’uniformità delle strutture ricettive (due terzi appartengono ad una medesima categoria), presentano due ulteriori criticità:

– disponibilità limitata di risorse da  investire nell’innovazione, in particolare nella digitalizzazione, che è diverso da avere un sito web. Bandi pubblici di finanziamento all’innovazione per poche decine di strutture, come è capitato di recente, è improbabile che possano invertire la tendenza;

– poca varietà  nel modello di ospitalità. Perché assieme ai voli si stanno affermando anche  hotel a basso costo (esempio: la catena AO Hotel) che si adattano meglio agli stili di vita dei giovani e dei millennials, un segmento di mercato in crescita;

  1. Gli hotel, per dare utili e creare buon lavoro, devono essere riempiti tutto l’anno. Per fare questo servono nuovi prodotti turistici, soprattutto per i mesi non estivi. Fiere e congressi danno un grosso contributo, ma da soli non bastano. Vanno quindi pensati e lanciati sul mercato altri prodotti turistici, valorizzando meglio le risorse del territorio. Tentativi sono stati fatti, ma con scarso esito (entroterra).

In conclusione. il sistema turistico della provincia di Rimini, che può contare anche su un buon sistema formativo, professionale e universitario, ha tutte le possibilità e le potenzialità per tornare a crescere. Ma questo richiede un esame accurato e condiviso degli attuali limiti e la messa in campo di una progettualità capace di ridare slancio e spinta al suo turismo, in particolare sul mercato estero, a cominciare da quello europeo. Come bene stanno facendo i concorrenti.

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