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Rimini, un albero e una targa per Giovanni Falcone – FOTO

Dopo il torneo “Beach volley e legalità”, svoltosi ieri al Bagno Tiki 26, la rassegna denominata “Sulle nostre gambe. La memoria contro le mafie”, oggi ha lasciato i suoi semi di educazione alla memoria nei due importanti incontri con gli studenti. Momenti educativi rivolti ai più giovani per fare in modo che l’impegno per una cultura antimafia non sia intriso di ipocrisia e retorica, ma crei una reale consapevolezza.
Con questa tensione si sono svolti questa mattina, prima nell’Istituto ITTIS O. Beluzzi – L. da Vinci e poi al Teatro Galli, i due momenti formativi con i ragazzi delle scuole che hanno avuto come focus “La memoria contro le mafie” il primo e “Il rispetto delle regole nello sport e nella vita” il secondo.
Ma il momento più significativo della giornata si è svolto nel pomeriggio, quando in Piazza Malatesta (angolo Palazzo Pelliccioni)  è stata dedicata una targa e un albero (un leccio) in onore di Giovanni Falcone. Sulla targa, sono state incise le parole della sua famosa frase: “Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini.” 
Qui si è svolta la cerimonia commemorativa “Germogli di Legalità”, dove sono intervenuti il Sindaco Jamil Sadegholvaad, Il Prefetto di Rimini Giuseppe Forlenza, l’Assessore alla Legalità Francesco Bragagni e la Procuratore Capo della Repubblica di Rimini dott.ssa Melotti Elisabetta, con un minuto di silenzio in ricordo delle vittime della strage di Capaci, fatto esattamente alle 17 e 58 minuti, l’ora in cui è avvenuto il tragico attentato.
A seguire – nel porticato Palazzo Garampi – si è svolta l’inaugurazione della mostra “Una vita contro la mafia”, che sarà visibile al pubblico fino al 19 luglio, per un periodo simbolico di 57 giorni, ovvero esattamente il tempo, che nel 1992 è trascorsero tra l’omicidio di Giovanni Falcone e Francesca Morvillo assieme a membri della scorta e la strage di via D’Amelio in cui perì Paolo Borsellino con i suoi cinque agenti di Polizia. Alla cerimonia e all’inaugurazione della mostra hanno partecipato anche alcuni studenti, le loro famiglie e la Banda Giovanile città di Rimini.
La mostra “Una vita contro la mafia”
Un progetto nato dai ragazzi del corso di grafica del istituto Einaudi-Molari di Rimini, che dal 2018 stanno  lavorando ad un percorso per  raccontare le storie di vittime di mafia in manifesti iconici al fine di preservarne la memoria. Nasce così la mostra “Una vita contro la Mafia”: 104 manifesti che raccontano storie di chi attivamente ha lottato contro le mafie, magistrati, poliziotti, imprenditori, ma anche chi, suo malgrado, si è trovato coinvolto in vicende che non li riguardavano, vittime innocenti come bambini, donne, civili che si sono trovati nel posto sbagliato al momento sbagliato.
L’attenzione dei ragazzi si è dunque focalizzata su vittime diverse per gruppo sociale, mestiere ed età. Le loro loro vite sono state scandagliate per cogliere il simbolo che le rappresentasse. I manifesti, ispirati alla sensibilità di Noma Bar – artista e grafico dal tratto evocativo – rappresentano le vittime con un tratto sintetico e distintivo.  Immagini che adesso avranno la missione di mantenere viva la memoria dei soggetti rappresentati per i 57 giorni, il tempo trascorso tra la strage di Capaci e quella di via D’Amelio.  I 26 banner, che contengono le 104 opere, successivamente verranno divisi e dislocati sui luoghi più significativi della cultura riminese come la corte della biblioteca Gambalunga, il palazzo del liceo Musicale Lettimi, il museo archeologico di Rimini. La mostra poi si trasferirà0 in altri comuni della provincia.

La rassegna di eventi “Sulle nostre gambe. La memoria contro le mafie” è stata organizzata in occasione del trentennale della strage di Capaci, dal Comune di Rimini in collaborazione con l’Osservatorio sulla criminalità organizzata della provincia di Rimini, l’Istituto per la storia della Resistenza e dell’Italia contemporanea della provincia di Rimini, l’Associazione Magistrati Sport & Legalità e Libera Rimini, le scuole superiori “Einaudi – Molari” e “Belluzzi – Da Vinci”. Un’occasione per la quale sono stati chiamati a raccolta enti, associazioni, istituzioni scolastiche e culturali per celebrare la ricorrenza e riflettere insieme sul fenomeno della criminalità organizzata di ieri e di oggi.

“Ritrovarci qui oggi a 30 anni dalla strage di Capaci, dove persero la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo, anche lei magistrato, e gli agenti della scorta Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo, è un momento altamente simbolico. Un attentato che cambiò per sempre la storia del nostro Paese, perché quel boato nel pomeriggio del 23 maggio del 1992, a 20 chilometri da Palermo, risuona ancora oggi nelle coscienze di ciascuno di noi. E ci rimanda a un forte esempio di integrità. Al coraggio di stare dalla parte della giustizia, alla nascita di una nuova consapevolezza, ai valori dell’antimafia che diventano una solida radice culturale all’interno della società”. Così Emma Petitti, presidente dell’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna, che ha partecipato alla cerimonia.

“Quest’albero – ha sottolineato la presidente -, emblema cittadino per ricordare la lotta contro la criminalità organizzata, ha nelle sue radici il significato profondo del rimanere ancorati all’idea che la mafia possa essere sconfitta. Saldi nei valori di onestà, verità e giustizia. Ferrei nella volontà di bandire ogni forma di silenzio, ambiguità, complicità. Coltivare la memoria per noi e le future generazioni è fondamentale. La scuola, l’informazione, ogni azione messa in campo, rappresentano un monito per non dimenticare una ferita collettiva ancora aperta, ricucendo i legami con i luoghi simbolo e dedicandone altri”.

“L’impegno delle istituzioni, in particolare l’Assemblea legislativa e la Regione, nel campo dell’antimafia e del contrasto alla criminalità – ha concluso Emma Petitti – sarà sempre massimo. Ricordare il valore delle più alte personalità del Paese che hanno speso la propria vita in questa lotta, come il giudice Falcone e voglio ricordare anche l’amico e collega, Paolo Borsellino, vittima pochi mesi dopo della strage di via D’Amelio, insieme alla scorta, è un dovere civile e morale, affinché si ambisca a rendere sempre più giusto il mondo in cui viviamo”.

In Assemblea legislativa è stato esposto un drappo bianco per ricordare la Strage di Capaci nel trentesimo anniversario.

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