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Questo squalo a Rimini fuori stagione come un congressista o un pensionato

In questi giorni di paure posticce halloweeniane, finalmente un tocco di brivido genuino: l’apparizione di uno squalo bianco, alias carcarodonte, nelle acque di Rimini.

Sì, proprio quello del film di Spielberg e del romanzo di Benchley, il temibile pescione «mangiatore di uomini», anche se nuotatori e surfisti non sono la sua vivanda preferita, e li azzanna solo perché visti da sotto sembrano foche e otarie, e chissà che delusione quando lo squalo scopre di essersi confuso.

Oddio, lo Squalo hollywoodiano era un fantoccio battezzato Bruce dalla troupe, che diede un bel po’ di filo da torcere al regista perché beccheggiava e si inabissava nei momenti sbagliati. Quello «riminese» – chiamiamolo Gaudenzo in onore del nostro patrono, o magari Gaudenza, visto che nella comunità degli squali bianchi al vertice della gerarchia ci sono le femmine – è genuino dalla punta della coda a quella della pinna, debitamente sporgente dall’acqua, proprio come nei film.

Probabilmente veniva dal Mediterraneo, dove vive una specie sempre più rara di squali bianchi, discendenti, come prova il loro Dna, da un antico branco australiano che aveva sbagliato corrente e si era trovato intrappolato nel «mare nostrum», oppure ci è stato sbattuto da un tifone che lo ha sollevato in aria e rischiarato in acqua a migliaia di chilometri di distanza, come nel capolavoro trash Sharknado.

Sia come sia, i pescecani venuti dagli antipodi si sono perpetuati fino ai nostri giorni, nutrendosi di derrate nostrane come foche monache, tonni, delfini di passaggio e, sì, pure esseri umani, non predati vivi ma più spesso cadaveri di annegati dispersi dopo naufragi.

Meno male che Gaudenzo/Gaudenza non ha deciso di fare la sua crociera adriatica in estate: non tutti i turisti avrebbero apprezzato di essere coinvolti in un reality squalesco ambientato in Riviera, anche se di gente che si tuffa se ne vede sempre di meno anche senza bisogno dei carcarodonti, bastano meduse e pesci-ragno.

Se proprio cerchi l’emozione di fare il bagno con gli squali basta l’acquario di Cattolica, dove puoi immergerti all’interno di una gabbia superprotetta che ti garantisce di riportare a casa tutti e quattro gli arti.

In questo caldo ottobre, Gaudenzo sguazza al largo delle nostre spiagge e ha tutta l’aria di volersi fare i fatti suoi. I tempi sono cambiati, e se nel 1975 il Bruce spielberghiano era la metafora della violenza bestiale che si nascondeva sotto la superficie della società, lo squalo bianco che viene a Rimini fuori stagione, come un pensionato o un congressista, non fa tanta paura: è un po’ confuso, disorientato, come tanti di noi, che peraltro restiamo le uniche creature che i carcarodonti devono temere. Se gli squali avessero un loro Spielberg, sicuramente girerebbe un horror intitolato L’uomo.

Lia Celi liaceli@com

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