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Sul progetto Rimini FC una pietra o un mattone?

“Noi siamo arrivati alla conclusione che sul progetto Rimini Football Club si possa ormai mettere una pietra sopra. Sul progetto com’era nato questa estate.

Così questa mattina il patron del Rimini FC Giorgio Grassi ha complicato l’umore dei tifosi riminesi in vista del Natale.

Noto una cosa. La prima parte della frase ha fatto rapidamente il giro del web, ma se si considera anche la seconda, forse il tutto assume un significato meno tombale.

Giorgio Grassi (nella foto) è partito parlando del forte legame che si è creato con l’ambiente e con la tifoseria. Non ha tralasciato il rapporto ottimo con la stampa e coi media in generale. E pur non conoscendolo, trovo difficile pensare a un addio traumatico e netto dopo nemmeno 10 mesi di vita biancorossa.

Prima di arrivare alla frase fatidica, dopo la parte del discorso dedicata ai tifosi e all’ambiente, è stato raccontato un aneddoto riguardante le reti delle porte non idonee e non riparate da Anthea perché non coperte dal budget a disposizione. Episodio che si vorrebbe chiarire in un incontro pubblico, cui far partecipare anche rappresentanti del tifo organizzato, con l’Amministrazione comunale.

Amministrazione comunale e stadio: dopo pochi mesi si torna purtroppo a un film già visto e rivisto.

L’idillio tra la COCIF e Rimini (intesa come città) cominciò ad incrinarsi proprio quando diventarono forti e palesi le intenzioni dell’azienda di Longiano in merito all’impianto: nuovo fuori città o sulle ceneri dell’attuale, Rimini doveva dotarsi di un nuovo stadio e il compianto patron Bellavista si era proposto come chi gliel’avrebbe dato.

La storia dice che lo stadio non si fece. Ancora oggi, spesso in momenti e ambienti che avrei considerato e tuttora considero distanti, sbuca qualcuno che l’opposizione allo stadio fatta ai tempi, la presenta come una grande vittoria, personale e per la città.

Una vittoria strana, fatta di un impianto ormai decrepito e vetusto, abbarbicato intorno a una meravigliosa pista di atletica che scontenta tutti e che non risparmiò comunque Rimini dalla cementificazione imponente che in quegli anni comunque ci fu. Stadio o non stadio, si costruì tanto e gli alfieri che si opposero fieramente e strenuamente a quel progetto non si preoccuparono certo del risultato prodotto dal loro rifiuto.

Ricordo comunicati contro l’operazione stadio da parte delle più disparate associazioni, nessuno voleva il cemento per lo stadio.

Vittoria, niente stadio e ancora oggi siamo fermi lì.

Il Rimini targato Amati fu dirottato verso l’area ex Ghigi e di stadio per un po’ si parlò di meno. Con De Meis la gestione diretta dell’impianto tornò prepotentemente in voga, ma alla resa dei conti fu sempre un nulla di fatto.

Il “Neri” se ne sta lì, intoccabile e sempre più malmesso.

Sullo stadio Grassi era pronto a scommettere tanto. Tornando alle sue parole di ieri mattina, un progetto (costato 3000 €) da 438 mila € e’ stato consegnato al Comune, ricevendo una sorta di doccia fredda: la gestione dello stadio va separata dalla gestione dei bar.

E qui torno sui miei passi, a quanto scrissi testualmente l’8 di dicembre scorso:
“E’ stato di buon auspicio ascoltare lunedì scorso il vicepresidente Boldrini argomentare in una direzione ottimistica, sottolineando come gli sponsor si siano mossi a decine dal singolo bagnino ad alcune grandi aziende mettendo quindi un freno alle voci pessimistiche secondo cui il legame tra la gestione e la continuità del progetto è talmente stringente al punto da mettere in dubbio la prosecuzione del progetto stesso.
Gestione dell’ impianto, impianto di cui il Rimini non e’ e non e’ mai stato l’ unico fruitore.
Avremo una svolta vera e decisiva quando arriverà notizia di un tavolo non più a 2 – Rimini e amministrazione – ma di un tavolo a 3 o a 4? Cioè Rimini amministrazione gruppo pesisti Libertas ecc ecc? Cosa ne pensano gli altri “inquilini” del potenziale cambio dell’ amministratore?
Sarebbe interessante conoscere cosa ne pensano e se ne dovessero pensare male, come temo sia avvenuto in passato ,cosa intendono fare nel caso si andasse verso il concreto?
Perchè di chiacchiere, io per primo, se ne fanno tante, ma il concreto latita…”.

Già, il concreto latita e forse è proprio la fame di concretezza di Grassi la vera novità dello sfogo di ieri.

Concretezza che, o sarà palese e garantita entro il 7 di maggio, o metterà a rischio l’esistenza del progetto che già allo stato attuale cambia pelle, come recita lo stesso Giorgio Grassi con la parte finale del suo discorso.

Ma alla fine, forse, per andare davvero sul concreto servirà veramente, come da me suggerito, un tavolo a 3 o a 4. E non parlo dei tifosi, ma degli altri attuali utilizzatori del “Neri”, il Gruppo Pesisti nei distinti e la Libertas sotto la tribuna laterale ovest.

Non ho mai letto o ascoltato prese di posizioni pubbliche da parte di questi due soggetti assolutamente non secondari nella vicenda, anche se sempre apparentemente silenziosi e distanti, ma forse capaci di utilizzare i canali giusti per farsi ascoltare.

Non ho la sfera di cristallo, non so cosa succederà il 7 di maggio e non escludo nulla.
Potremmo festeggiare un accordo e una promozione insieme. Ma realisticamente, in una città che 10 anni fa in parte esultò per essere riuscita a fare un dispetto al dorato mondo del calcio, forse è bene prepararsi all’ennesimo periodo tribolato, incerto e ricco di verità diverse a seconda della latitudine che le esprime.

Passa ovviamente in secondo piano la partita di Coppa col Massa Lombarda di questa sera, che pure i suoi buoni argomenti per essere vista ce li ha. Non foss’altro, altro per rivedere la maglia a scacchi.

Quindi i tifosi cerchino di essere presenti in massa, sarà freddo e almeno mi auguro ci sia risparmiata la pioggia, ma di sicuro gli argomenti di cui parlare non mancheranno, al di là di quello che succederà in campo.

Mai come in questi momenti, forza Rimini!

Emanuele Pironi

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