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Andrea Biondi: “Rimini beat” –  Ed. Clown Bianco.

Non mi occupo spesso dei romanzi dell’ormai ampia scuderia di narratori riminesi. Quelle rare volte che lo faccio è solo perché l’ambientazione del racconto mi colpisce, in particolare quando questo viene ambientato a Rimini. E’ il caso del recente romanzo “Rimini beat” di Andrea Biondi, che si sviluppa tra Rimini, Coriano e San Marino.

Un thriller efficace, che ti coinvolge, ricco di colpi di scena dove passato e presente si sovrappongono. L’ambientazione colloca le vicende tra i palazzoni del V PEEP, quelli di fronte al laghetto della ex-cava; sulle colline corianesi dove c’è una comunità di recupero per tossicodipendenti; fra i capannoni semi abbandonati, a seguito della crisi economica, di Galazzano a San Marino. Il tutto dunque in una Rimini senza turisti e senza mare.

Un thriller non può essere raccontato più di tanto, soprattutto il finale quando questo non è quello che appare sino a quasi le ultime pagine del libro. Però si può descrivere il contesto della storia e i protagonisti che danno vita al racconto.

Tutto inizia negli anni ’80 quando tre bambini – Gianluca, Matteo e Flavio, amici per la pelle – in occasione di una forte nevicata vanno a giocare con un bob sulla riva del laghetto del V PEEP. Matteo è vittima di un grave incidente nel corso del gioco e questo cambierà la sua vita e quella dei suoi amici. Passano gli anni e Gianluca, diventato avvocato, che si era trasferito ad Ancona ritorna a vivere nella casa natale sovrastante il laghetto alla fine di una storia d’amore. Qui ritrova Matteo e la sorella maggiore di lui, Alice, donna da sempre desiderata da Gianluca. Il suo ritorno rompe equilibri precari e sembra dare il via a una serie di omicidi di cui si occuperà il commissario La Malfa.

Nella scrittura di Biondi c’è anche una vivace vena ironica, che gli serve a sdrammatizzare a volte il racconto teso della vicenda che sta facendo.
Nuovamente il quartiere della vecchia Fiera di Rimini viene scelto come location per una storia drammatica. Lo aveva già fatto qualche anno fa Lorenza Ghinelli con il romanzo di esordio, e di grande successo, “Il divoratore” (Newton Compton, 2011). Sembra che i grandi palazzoni di Via Simonini intrighino molto i nostri scrittori. Non sono sicuro però che i loro abitanti gradiscano tanto questa ambientazione nera fatta a casa loro.

Andrea Biondi è nato a Roma nel 1976, ma vive a Rimini da quando aveva un anno. Si considera quindi riminese a tutti gli effetti. Dopo aver frequentato il Liceo Scientifico, si è laureato in Sociologia a Urbino e attualmente lavora come agente di commercio. Ha scritto il suo primo romanzo, “Due”, nel 2012.

Devo ringraziare Nicola Luccarelli che, nel corso della sua continua ricerca di riminesi da raccontare per il nostro giornale, ha intervistato Biondi per chiamamicitta.it a settembre ed il testo mi è servito per meglio comprendere la filosofia della scrittura di questo Autore: “La musica accompagna tutti i miei romanzi, scandisce il ritmo della vicenda e dei miei pensieri. Le storie, tutte, belle o brutte, funzionano se sono verosimili. Non necessariamente vere ma verosimili, che abbiano quindi dei piccoli particolari, che tengano il lettore ancorato alla sua vita di tutti i giorni. A volte basta un modo di dire, una debolezza, qualcosa in cui riconoscersi insomma. I thriller devono sorprendere, non c’è niente di più soddisfacente per il lettore di farsi fregare dallo scrittore, non sempre riesce, ma quando riesce sai di aver letto un bel thriller”.

Paolo Zaghini

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