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E Verdone sa fare i conti con l’amore ai tempi della vecchiaia

Giovedì 11 gennaio è uscito nelle sale cinematografiche Benedetta Follia, l’ultima fatica dell’attore e regista romano Carlo Verdone, prodotto dalla casa di produzione Filmauro dei fratelli De Laurentiis.

Come dovrebbe rapportarsi un regista sessantasettenne, con il sesso? È una domanda che Verdone (che ha proprio quest’età) deve essersi chiesto spesso, ultimamente. Un autore che nel corso della sua carriera non ha mai fatto mistero delle sue paure e delle sue ansie, di fronte all’amore, ancor più adesso che corre il terribile rischio di apparire superato e imbolsito.

Ci sono principalmente due modi di rispondere a questa domanda: ad esempio Woody Allen, che negli anni Novanta aveva più o meno l’età di Verdone, ha finito per fare la pessima figura del vecchio spelacchiato che viene sopraffatto da giovani strafighe, convinto di poter continuare a fare quello che aveva sempre fatto, nonostante lo scorrere del tempo – salvo poi redimersi; oppure, come ha fatto più sensatamente Verdone, ci si può rapportare con l’eros in un altro modo, consapevoli di non essere più quelli di un tempo: mostrando, cioè, tutto ciò che ha a che fare con il sesso, tranne il sesso.

E se tua moglie ti lascia all’improvviso, dopo 25 anni di matrimonio, e per di più per una donna? Come si fa a superare questo trauma? Come può il titolare di un negozio d’arte sacra iscriversi a un’App d’incontri senza perdere la sua reputazione? Come si fa a tirare di nuovo fuori l’ormai impolverato vestito da predatore, a sessant’anni? Come riuscire a sfrecciare con la motocicletta di un tempo (icona del cinema verdoniano) senza apparire ridicolo?

Dopo Eleonora Giorgi, Claudia Gerini, Laura Chiatti, Paola Cortellesi e molte altre ancora, Verdone-Guglielmo sceglie di farlo insieme a Luna, interpretata dalla promettente Ilenia Pastorelli, ormai celebre per la sua prova in Lo chiamavano Jeeg Robot: una coatta e sexy ragazza romana che potrebbe essere sua figlia, e infatti – giustamente – non sarà il vero e proprio oggetto del suo amore, ma il mezzo (aggiornato con i tempi) per arrivare a Ornella: un’ostica infermiera interpretata da Maria Pia Calzone, l’indimenticabile e felina Donna Imma di Gomorra, per intenderci.

Una collaborazione, quella con la Pastorelli, che per la chimica cinematografica che si è percepita in sala, è forse destinata a ripetersi, come fu a suo tempo con Claudia Gerini, scelta da Verdone per ben tre dei suoi film. La giovane attrice romana, infatti, potrebbe rappresentare per Verdone un ponte verso le nuove generazioni, permettendogli di rimanere ancora un regista contemporaneo.

Tra alti prelati, alcolizzate, suore laiche, ninfomani e ipocondriache; una divertentissima e modernissima coreografia di un trip da ecstasy, in cui Verdone sembra catapultato in uno di quei video che girano su internet con Shooting stars in sottofondo; trovate più canoniche della commedia come la lettera, che qui diventa un messaggio modificato dal T9, e una geniale scena in cui Guglielmo parla in vivavoce con un cardinale mentre una ragazza che ha conosciuto da poco è in posizione ginecologica, le risate certo non mancano.

Benedetta follia è insomma una buona commedia di un regista che ha saputo fare i conti con gli anni che passano – come nella bellissima scena in cui Verdone-Guglielmo parla allo specchio con il suo leggendario personaggio Oscar Pettinari di Troppo Forte – e proprio per questo è riuscito a rimanere dignitosamente se stesso, pur ideando un’opera al passo con i tempi.

Edoardo Bassetti

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