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Via libera alle trivelle in Adriatico, ma Cattolica non ci sta

Torna a galla la questione delle trivelle nel Mare Adriatico. Con il via libera del Consiglio di Stato alle trivellazioni e alla costruzioni di altre piattaforme per la ricerca di gas e idrocarburi nel Mare Adriatico, e la bocciatura dei ricorsi presentati in appello dall’Abruzzo, dalla Puglia e dagli Enti locali contro il decreto Via, le estrazioni continueranno.

Il tratto di mare interessato riguarda un’area di 30 mila metri quadrati dell’Adriatico, compresa la parte in cui si affaccia la costa Romagnola. Una decisione che però non è andata già all’amministrazione 5 Stelle di Cattolica, che ha presentato ricorso al Tar contro il ‘sì’ del Ministero dell’Ambiente alla realizzazione di una piattaforma nelle acque cattolichine.

Un progetto chiamato “Bianca e Luisella” e presentato dall’Eni nel 2013, prevede appunto la creazione di una struttura con conseguente perforazione e messa in produzione di 8 nuovi pozzi e tre condotte sottomarine nel tratto di mare tra Cattolica e Gabicce Mare.

Per il sindaco pentastellato Gennari si tratterebbe di un’operazione dannosa dal punto di vista ambientale e da cui non si trarrebbero chissà quali quantità di gas e idrocarburi. Inoltre, secondo il primo cittadino, sarebbe controproducente per una città come Cattolica che vive per lo più di turismo. Quindi non intende cedere alla decisione del Consiglio di Stato.

Sul discorso dell’attività delle trivellazioni, tra l’altro, i cittadini italiani erano stati chiamati a esprime il loro parere favorevole o contrario il 17 aprile 2017 attraverso un referendum abrogativo, il quale però era fallito per il mancato raggiungimento del quorum.

 

 

 

 

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