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10 novembre 1614 – Diluvia: Borgo San Giuliano sommerso dalla fiumana e abbandonato

Scrive Carlo Tonini: «Il nostro mons. Villani ci ha lasciato memoria che nello stesso anno 1614, e precisamente il 10 novembre, cadde in Rimini una sì copiosa e straordinaria pioggia, che non mai era stata eguagliata non che vinta da altra».

Antonio Carracci: “Il Diluvio” (1615-1618)

Ieri come oggi, i cronisti tendono all’esagerazione. Però, al netto delle dotte citazioni classiche, le descrizioni che ci sono giunte disegnano un quadro davvero catastrofico: «I fiumi della Conca, dell’Aprusa (l’Ausa), della Marecchia e del Rubicone (probabilmente l’Uso) essersi tanto innalzati sopra il letto loro naturale, e aver si fattamente allagate le circostanti campagnije, da potersi a quella alluvione ottimamente applicare i versi della Metamorfosi d’Ovidio, ne’ quali è si vivamente descritto il diluvio di Deucalione e di Pirra. E quindi il sobborgo di S. Giuliano essersi dovuto dagli abitatori abbandonare, facendo quasi luogo ai pesci, che colle irrompenti acque vi entrarono».

Pesci che entrano in città e barche che ne sono spazzate via: «Le navi essere siate trasportate dall’impeto della fiumana fuori del porto, ed ivi conquassate e sommerse: e molto maggiore essere stata la strage e la mina nel mare, essendo periti molti nocchieri e remiganti».

Nicolas Poussin: “L’inverno (Il Diluvio)” (1660-64)

Se sul mare è tragedia, in campagna non va meglio: «Alcuni poderi poi fra la Marecchia e il Rubicone essere rimasti lungo tempo infecondi per le arene e pel luto che aveanli ricoperti».

Si deve poi mettere mano a una difficile ricostruzione: «Anche dagli Atti del Consiglio si apprende quanto grande fosse e quanto gran danno apportasse quell’alluvione, perocché si dovettero soccorrere i poveri borghigiani di S. Giuliano; e a curare le riparazioni e il nettamento del borgo furono eletti il cav. Cesare Clementini, Gio. Battista Agolanti e Giovanni Balestra».

Cesare Clementini che per primo stava allora scrivendo la storia di Rimini e andava annotando quante altre volte un disastro simile  non poteva immaginare quello che stava accadendo. 

E cioè che si era nel pieno della “piccola glaciazione”, un cambiamento climatico che fra XVI e XVIII secolo portò in Europa una diminuzione delle temperature e ripetuti eventi catastrofici, con il loro consueto corredo di carestie ed epidemie.

Vasilij Kandinskij: “Diluvio I” (1912)

(Nell’immagine di apertura, “Deucalione e Pirra”, ceramica di pesarese Girolamo di Lanfranco dalle Gabicce, XVI sec.)

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