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11 febbraio 1921 – Nasce a Coriano Gianna Preda, giornalista d’assalto della destra

“Ma quale Fallaci, fu Gianna Preda la vera giornalista d’assalto della destra”: così titolava Il Secolo d’Italia nel 2016, 35 anni dopo la scomparsa di quella che fu una figura di riferimento del neo-fascismo italiano.

Gianna Preda era lo pseudonimo di Maria Giovanna Pazzagli, nata a Coriano l’11 febbraio 1921. Diplomata al liceo artistico di Bologna, nell’aprile del 1943 aveva sposato Amedeo Predassi, poi ufficiale della Milizia della Repubblica Sociale Italiana e quindi avvocato, dal quale ebbe due figli, Donatella e Giacomo. Esordì nel giornalismo scrivendo per il Giornale dell’Emilia (come si chiamò Il Resto del Carlino fra il 1945 e il ’53)) e per il settimanale bolognese Cronache.

Trasferitasi a Roma, collaborò con Epoca (suo lo scoop dell’intervista a padre Alighiero Tondi, un gesuita della Pontificia Università Gregoriana che aveva abbandonato l’abito e aderito al Pci) e divenne redattrice del Giornale d’Italia.

Su invito di Aldo Borelli (direttore del Corriere della Sera durante il fascismo) nel 1954 iniziò a scrivere per il periodico Il Borghese inaugurando lo pseudonimo di Gianna Preda; una collaborazione che durerà per il resto della sua vita.

Gianna Preda e Mario Tedeschi

Gianna Preda e Mario Tedeschi

Nel 1957, alla morte di Leo Longanesi, Gianna Preda divenne redattore capo della rivista e insieme a Mario Tedeschi ne diventò comproprietaria, fondando la casa editrice Edizioni de Il Borghese. Dal dicembre del 1960 al luglio 1981, un mese prima della morte, tenne una celebre rubrica di posta. Morì nella sua casa a Ronciglione, sul lago di Vico in provincia di Viterbo, il 7 agosto 1981.

«Durante il fascismo io non ho mai fatto parte dei milioni del consenso. Preferivo leggere, scolpire, disegnare, ascoltare musica e fare l’amore con il mio ragazzo». Così Gianna Preda parlava di sé. Anche se il padre era fascistissimo, durante il Ventennio la giovane rimase insensibile ai condizionamenti del tempo e alle esaltazioni littorie. L’impegno politico arrivò dopo, quando il regime era ormai caduto: «L’ho fatto per una forma di civetteria selvaggia – spiegherà poi lei – Ma di destra sono diventata dopo, col Msi di Almirante».

Sempre feroce contro gli intellettuali di sinistra, il clericalismo, il femminismo, Gianna Preda non esitò ad a entrare in urto con la sua stessa parte politica quando non ne condivideva certe battaglie: si schierò così a favore della Legge Merlin (ma la sua intervista a Lina Merlin, proprio all’indomani della sua legge con cui si chiudevano le case di tolleranza in Italia, non venne mai pubblicata), contro la pena di morte, a favore dell’aborto e soprattutto contro l’appoggio dell’Msi al referendum contro il divorzio, che la spinse a polemizzare con il segretario missino Almirante e a restituire la tessera del partito. 

Nessuno fra i potenti si salvò dai suoi attacchi: dal presidente della Repubblica Giovanni Gronchi al presidente dell’Eni Enrico Mattei. Nel 1965 colse il suo trionfo, quando costrinse Amintore Fanfani alle dimissioni da ministro degli Esteri, nello stesso giorno in cui usciva la sua intervista a Giorgio La Pira, storico sindaco socialista di Firenze, il quale aveva detto che Fanfani era appoggiato sia a destra sia a sinistra. Nell’intervista, che la Preda aveva registrato di nascosto proprio in casa di Fanfani, La Pira aveva espresso anche ammirazione e stima per Mussolini e definito Aldo Moro un “molle senza gioia di vivere”.

Fra le altre interviste più celebri, quella a Umberto II, il re in esilio, alla moglie, Maria Josè; al cardinale Alfredo Ottaviani, ai politici Oscar Luigi Scalfaro, Ugo La Malfa, Mario Scelba, Giovanni Malagodi.

Gianna Preda scrisse anche libri, sceneggiature cinematografiche e testi satirici: soprattutto per Oreste Lionello quando, insieme a Luciano Cirri e altri fu lei a fondare Il Bagaglino.

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