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11 luglio 1979 – Il vigile di Rimini Alfio Righetti si gioca la corona europea dei pesi massimi

La Biblioteca Gambalunga di Rimini pulblica nel suo sito racconti per immagini attingendo allo straordinario patrimonio del suo archivio fotografico. Alla data di oggi, 11 luglio, la storia è quella del pugile riminese Alfio Righetti.

Eccola come riportata da “La Gambaunga racconta”:

Mercoledì 11 luglio 1979. È una caldissima serata d’estate ma all’interno del Palazzetto dello sport di Rimini il caldo è veramente infernale. Gli occhi di 5.000 spettatori sono puntati sul quadrato al centro del palazzetto. Tra le corde, sulla distanza delle 12 riprese, il campione europeo dei pesi massimi Lorenzo Zanon metterà in palio il titolo europeo contro lo sfidante riminese Alfio Righetti. È la prima volta che due “massimi” italiani si trovano di fronte sul ring per contendersi un titolo europeo. Poco dopo le 22 il gong fa partire il conto dei 3 minuti della prima ripresa, i due pugili si avvicinano al centro del ring per il primo scambio di colpi. L’occhio del fotografo è pronto a immortalare le schermaglie della “nobile arte”.

Ma chi sono i due “fighters”? Zanon e Righetti hanno già incrociato i guantoni, nel 1972, campionato nazionale novizi, l’incontro terminò in parità, il primo si mise in tasca 40.000 lire Righetti 20.000. Ora sono entrambi professionisti con decine di incontri e per il match europeo la borsa di Zanon è di 40 milioni mentre per Righetti sono 20. Nella boxe i numeri sono importanti: li divide 1 anno di età, 6 centimetri di statura (1,88 il campione, 1,94 lo sfidante) e 2 kg di peso (94 Zanon, 96 Righetti). Zanon, professionista dal 1973, ha alle spalle 23 vittorie, 1 pareggio e 4 sconfitte. È sposato e ha una figlia. Ha una piccola fabbrica di cappe per cucina a Lentate sul Seveso. Il palmares di Righetti è all’altezza: professionista dal 1974, 35 vittorie ed una sconfitta. Il 18 novembre 1977 a Las Vegas è battuto ai punti da Leon Spinks: nell’incontro in palio nessun titolo, la posta in gioco era Alì… ma questa è un’altra storia. È sposato e ha due figli. Di lavoro fa il Vigile Urbano.

Alfio Righetti nella sua divisa di Vigile urbano

Pugilisticamente si assomigliano, nessuno dei due appartiene alla categoria dei picchiatori, entrambi dotati di buona tecnica e di discreta velocità. Il pronostico è incerto con una lieve vantaggio per lo sfidante che combatte in casa. Sulla carta una soluzione prima del limite appare improbabile, all’80% il match si aggiudicherà al 12° round con verdetto di stretta misura.

L’evento ha un battage imponente: 1.000 manifesti, 3.000 locandine distribuite, sarà tramesso in diretta dalla RAI, i biglietti vanno dalle 30.000 lire per le poltrone a bordo ring fino alle 6.000 lire per la tribuna (alla fine l’incasso sarà di 30 milioni). Tutti i quotidiani dedicano ampio spazio all’incontro. L’inviato speciale del Corriere Informazione, testata milanese che fa capo al Corrieriere della Sera, pubblica un reportage che centra alla perfezioni il clima che si respira a Rimini:

“Negli utlimi anni la boxe di cartello è stata spesso abbinata alle spiagge esclusive e alle roulette di Montecarlo. Rimini, capitale del “tutto compreso”, è un’altra cosa, ma ha voluto ugualmente offrire questa sfida tra Clay nostrani alla sua eccezionale popolazione stagionale”. Tra orchestre di liscio e disco-music nei locali in spiaggia “Il sedere di dieci belle ragazze (sul retro degli slip dei loro costumi è scritto “viva Righetti”) propaganda il tifo per l’idolo di casa, amato dai concittadini sul ring, ma molto meno quando dispensa multe in divisa azzurra. Le natiche di un’altra schiera di majorette in bikini sponsorizzano, per dovere d’ospitalità, il lombardo Lorenzo Zanon, pronto a inforcare i guantoni sulle mani ancora segnate dal lavoro nella sua officina di Lentate sul Seveso. Chi vincerà? Gli stranieri primi attori e primi pagatori dell’estate adriatica, si fanno contagiare volentieri dal clima della vigilia. Negli alberghi e nei bar si aggiungono sedie davanti ai televisori. “Sanon, vincerà Sanon” assicura un gruppo di tedeschi. “Richetti, sicuramente Richetti”, ribatte una compagnia di scandinavi, suggetsionata dalle preferenze dei bagnini o spinta alla simpatia dalla chioma nordica del biondo Alfio. La posta in palio delle scommesse sono tante pinte di birra. Non si sa a chi toccherà scolarsele, ma si sa in quali casse rimarranno i marchi e le corone. E il pubblico italiano? I pescatori hanno deciso di rimandare l’uscita notturna per non perdere i round tanto attesi. I camerieri, non potendo rinviare, si lamentano per il lavoro che li terrà lontani dal Palasport. E i villeggianti aspettano dalla sfida almeno una consolazione dopo tante botte prese al ristorante, di vedere due omoni grandi e grossi prenderne sul ring ancora di più”.

Nei mesi precedenti i due si sono allenati a dovere. Righetti, dai primi di marzo, corre 12 km al giorno, si allena in palestra e sul ring dove ha fatto 420 riprese di guanti. Zanon nell’ultimo mese ha fatto 240 riprese di cui 86 di guanti con gli sparrings. A Zanon viene chiesto cosa teme di Righetti: “Tutto e niente in particolare. Certo è alto e dovrò tenerne conto, Righetti è un pugile che stimo e che sa il fatto suo, ma non è un supercampione. porta bene tutti i colpi, ma non ne ha uno particolarmente difficile da evitare”. Ma il suo allenatore, Tazzi, chiosa dicendo che lo ha preparato per le 12 riprese: Zanon forse non ha in tasca il pugno del KO.

Zanon e Righetti prima del match

Torniamo ora sul ring e leggiamo la sintesi del match, crudele e implacabile di Mosca, dalle colonne della Gazzetta dello Sport: “Righetti era partito bene piazzando per primo il sinistro dritto. Poi ha sbagliato tutto. Guidato malissimo dall’angolo, dove gli suggerivano solo di buttarsi dentro allo sbaraglio, Righetti ha fatto vera boxe soltanto nei due minuti dell’11a ripresa quando ha travolto Zanon dopo averlo sorpreso sull’avvio del round. Ma già stanco Righetti non ha avuto la capacità di chiudere la partita. Anzi a forza di picchiare ha finito con lo spossarsi e nel finale della ripresa Zanon è financo riuscito a mettere in difficoltà il rivale. Zanon ha resistito, ha schivato, ha accompagnato i colpi stringendo i denti. Zanon guardava l’angolo quasi dando l’inpressione di voler abbandonare. Invece aveva solo paura che buttassero la spugna. Nell’ultimo round sfinito Righetti ha rischiato il crollo. Nè Righetti né Zanon hanno il pugno che stronca e allora cosa vuol dire cercare di fare il picchiatore? Zanon non è stato perfetto ma ha boxato come sa, come si sente. Righetti no. Teso, concitato ha finito col perdersi nell’ansia di fare bene, di accontenatre il pubblico, i suoi ammiratori. Di fronte a Zanon Righetti ha mostrato tutti i suoi limiti. Deve boxare e non fare il kamikaze. Ci ha impressionato il calo fisico di Righetti. Si è vero nell’11 round ha speso molto, moltissimo, ma non tanto da giustificare quel crollo. Anche la crisi di nervi che ha avuto dopo il match nasconde qualcosa di strano, di anormale. Pure durante il match Righetti ha ostentato una frenesia sconcertante culminata in quella forsennata, disperata, dissennata undicesima ripresa. Mosca ne ha anche per l’allenatore Agostino reo di “voler cambiare l’istinto, la natura dei suoi pugili, a che pro se ogni volta i risultato sono disastrosi?”

Gli arbitri decretano un pareggio ai punti: Zanon mantiene il titolo!

Sono le 23 e 10 Righetti rientra nello spogliatoio, è agitatissimo, ha una vera e propria crisi isterica, l’allenatore ed il suo sparring cercano di contenerlo. Arrivano i medici, decidono di portarlo all’ospedale di Bologna per controlli. Dopo l’episodio accaduto l’anno prima al pugile Jacopucci non vogliono correre rischi. Poco dopo mezzanotte un cordone di vigili e poliziotti tiene in dietro i pochi tifosi rimasti e fa ala al passaggio di Righetti che camminando da solo, pallido e tirato, esce dal palasport da una porta secondaria per avviarsi in ambulanza a Bologna. All’1 e 10 viene sottoposto a TAC e radiografie. I medici diagnosticano un lieve stato di choc, causato più che altro dalla crisi isterica. La prassi prevederebbe ricovero in osservazione per 24 h, ma Righetti, ormai calmo, rifiuta il ricovero e alle 3 e 25 viene riaccompagnato a casa. Alle 7 e 50 Alfio è già alito in bicicletta per andare a trovare il suo amico e allenatore Elio Ghelfi. Alfio forse lo sa già, per lui la boxe è un’avventura chiusa, una meravigliosa avventura che gli ha dato tante soddisfazioni. Il 25 gennaio del 1980, sul ring di Bologna, Righetti verrà messo KO dallo statunitense Terry Mimms a metà della prima ripresa. Le imprese descritte dai guantoni di Righetti rimarranno nella memoria dei riminesi!

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