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12 aprile 1681 – Rimini ancora terremotata si regala il suo primo teatro

Il 12 aprile 1681 il Consiglio municipale di Rimini prende una decisione in cui Carlo Tonini, quasi due secoli dopo, trova “cagione di non poca meraviglia”.

Come mai? Il fatto è che nel 1672 Rimini era stata colpita da un catastrofico terremoto, dal quale la città ancora era lontana dal riprendersi. Fra l’altro anche i palazzi comunali erano crollati, torre civica compresa. Fra le misure prese dopo la sciagura, c’era stato anche il solenne voto cittadino “circa l’astensione dai divertimenti carnevaleschi” per 12 anni. Mentre, con tre anni di anticipo, la delibera comunale prevedeva niente meno che il via libera alla costruzione di un teatro, cioè proprio il luogo che quei divertimenti innanzi tutto ospitava. E nemmeno in un edificio qualsiasi, ma addirittura dentro la Sala dell’Arengo ancora diroccata.

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Frontespizio di una Relazione sul terremoto riminese del 1672, edita a Bracciano

E pensare, commenta il Tonini, che ai riminesi non dovevano mancare preoccupazioni e urgenze di tutt’altra natura. Per esempio, “i progressi dei Turchi che già minacciavano la stessa Vienna, il pericolo continuo delle costoro incursioni, massime nelle città marittime, come la nostra, ed oltre a tutto questo i sospetti dell’ invasione di altro nemico non men formidabile quale era il contagio, dovevano tenere i popoli in non  piccola ansietà e trepidazione. Eppure i nostri, non ben sappiamo se immemori del detto voto o se innanzi tempo proscioltine da chi poteva, nell’anno 1681 fecero la deliberazione di provvedere finalmente la città di un pubblico teatro“.

E dunque, “il 12 di aprile di fatti il Consiglio a tale  effetto congregatosi, a grande maggioranza di voti, concesse a Pietro Mauri Veneziano residente in Pesaro ed eccellente architetto di simili opere, la facoltà di fabbricare a proprie spese nell’aula detta delle aringhe, ove allora erano i tribunali e i pubblici uffici, un teatro di palchetti per le commedie: e subito fu posto mano al lavoro, e mercè le cure del cav. Filippo Buonadiata e di Pietro Cima, il quale ultimo improntò eziandio il denaro necessario, il teatro fu in breve condotto a termine con applauso universale“.

“Quali rappresentazioni drammatiche vi si dessero da prima non sappiamo: come pure non sappiamo in quale anno precisamente fosse aperto. Ma – conclude il Tonini – tutto ci conduce a tenere, che già fosse compiuto e in esercizio nel 1682, cioè due anni innanzi che spirasse il termine del voto. E quindi se fu mai tempo in Rimini contrario alla edificazione di un pubblico teatro, senza dubbio fu questo, molto più se si considera che a tante mine doveasi tuttavia riparare, e che lo stesso palazzo pubblico non era ancora ricostruito“.

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