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12 marzo – La Fira ad San Gregori

Il 12 marzo le Chiese cattoliche e ortodosse commemorano Papa Gregorio I, detto papa Gregorio Magno  (Roma, 540 circa – Roma, 12 marzo 604),  sul soglio di Pietro dal 3 settembre 590 fino alla sua morte. In soli 14 anni di pontificato, gracile e di salute cagionevole, seppe stagliarsi come uno dei più grandi personaggi della storia, durante anni difficilissimi. Dalla conversione degli Anglosassoni alle contese con l’Imperatore d’Oriente l’Esarca di Ravenna, dalla pressione continua dei Longobardi alla loro aderire al cattolicesimo, in un quadro di guerre, carestie ed epidemie, Gregorio apparve come unica ancora di salvezza per popolazioni disperate: per la sua immensa autorità morale, la fede incrollabile, ma anche la sapienza politica e amministrativa.

San Gregorio Magno dipinto da Antonello da Messina (XV sec.)

Gregorio era infatti un patrizio della potente gens Anicia che divenne Prefetto dell’Urbe, la più alta carica civile di Roma. Ma, devoto di San Benedetto, abbandonò tutto per farsi monaco fondando un cenobio in casa sua su Celio e dedicandosi alla carità. Fu eletto papa a quasi a sua insaputa e certo contro la sua volontà, ma una volta assunta quella responsabilità vi si dedicò senza risparmio. Non sono dovuti a lui però il Canto Gregoriano, che si sviluppò solo secoli dopo ammantandosi del prestigio di quel nome, né ovviamente il Calendario Gregoriano, introdotto nel 1582 da papa Gregorio XIII.

La Chiesa cattolica colloca oggi la festa principale di San Gregorio Magno al 3 settembre, ma ovviamente la conservatrice Romagna resta ancorata alla data originaria del 12 marzo, condivisa anche dagli Ortodossi.

A Rimini esisteva un’antica chiesetta di San Gregorio nella piazzetta apparentemente omonima, quella detta “delle poveracce”. Apparentemente, perché è dedicata a Gregorio da Rimini, illustre filosofo del XIV secolo. Inoltre, c’era un ancora più antico monastero di San Gregorio fuori le mura, che si riteneva fondato da Galla Placidia. Era nel Borgo San Giovanni in fondo al vicolo, quello sì, correttamente omonimo. A giudicare dai disegni dei mosaici e delle architetture bizantine che ancora si erano conservate, la sua distruzione ai primi dell’Ottocento rappresenta una delle peggiori perdite che la città abbia subito negli ultimi secoli.

San Gregorio extra muros poco prima dell’abbattimento nel disegno di P. Santi (Biblioteca Gambalunghiana di Rimini)

Quello che è rimasto di San Grigori nella nostra terra è a Morciano di Romagna. Anche se l’abbazia a lui dedicata da San Pier Damiani è ridotta a rudere, da mille anni vi si celebra la Fiera di San Gregorio, l’evento a cui il paese deve la sua stessa esistenza e il tenace sviluppo. Fiera che si tenne nel chiostro dell’abbazia fino alla sua soppressione durante il periodo napoleonico. “Ogni suo bene – si legge nel sito del Comune di Morciano – fu acquisito dal conte riminese Luigi Baldini”: fu lui a far trasferire la fiera nel paese, che assunse così ulteriore slancio.

Ricorda il ravennate Libero Ercolani: “Bo murzanès, u n’ha paura gnanc dal brez”, bue morcianese non ha paura nemmeno della brace, a significare dell’eccelsa qualità di bestiame che veniva trattato in quella Fiera,

Curiosamente, Morciano non ha San Gregorio quale patrono. Si è comunque posto sotto la protezione di un Santo “gregoriano”: San Michele Arcangelo. Fu infatti Gregorio Magno, prima ancora di essere eletto papa, ad avere la visione dell’Arcangelo Michele che rinfoderava la spada, a significare la fine di una terribile pestilenza, sul mausoleo dell’imperatore Adriano: da allora sarebbe stato Castel S.Angelo.

12 marzo 2004 – Sergio Mattarella a Rimini per il congresso della Margherita

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