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15 ottobre 1378 – La tragedia di Costanza Malatesta

Come spesso accade nelle cronache ufficiali dei Malatesta, i fattacci di famiglia vengono trattati molto sbrigativamente, se non per nulla.

Oblio totale sul dramma di Paolo e Francesca, per esempio. E poche parole per la fine, altrettanto tragica, toccata circa un secolo dopo a Costanza, figlia di primo letto di Malatesta Ungaro. Di lei l’Anonimo cronista malatestiano si limita a dire: «Per la grande ricchezza se condusse male, e male finì adì XV de ottobre MCCCLXXVIII: in ore de compieta fo morta». Non viene riportata nemmeno l’età; forse una trentina d’anni, forse ancora meno.

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Poche righe per ricordare la figlia di Ungaro, uno dei più amati fra i signori di Rimini, sposa il 29 luglio 1363 di Ugo d’Este, figlio del marchese Obizzo III signore di Ferrara, Modena e Parma.

Rimasta vedova giovanissima e senza figli quando nel 1370 Ugo morì in combattimento, Costanza ereditò una fortuna di 50 mila ducati sonanti, più molte terre che si accrebbero ulteriormente alla morte del padre, due anni dopo.

Obizzo III d'Este

Obizzo III d’Este

Nonostante la reticenza delle carte, evidentemente le voci su quanto era successo erano però girate, eccome. Per arrivare, oltre due secoli dopo, fino alle orecchie di Cesare Clementini. E’ lui a svelarci il resto della storia.

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A quanto pare Costanza era davvero amante del lusso e del piacere. E invece di risposarsi, ebbe molte relazioni sentimentali. Cosa che doveva dispiacere non poco a colui che in quel momento era il capofamiglia, il prozio Galeotto. Senza dubbio egli sperava in un nuovo matrimonio, che naturalmente doveva avere un’utilità politica. Ma una giovane vedova tanto ricca e di costumi tanto liberi rappresentava un doppio pericolo.

Il primo, la perdita di onore, tanto da non riuscire a trovare consorti di peso adeguato non solo a lei, ma a tutti i virgulti della casata.  Il secondo, l’amore: cioè la buona probabilità di finire imparentati con qualche spiantato, certamente un approfittatore, che avrebbe fatto man bassa del patrimonio di famiglia.

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Forse è solo seguendo questi cinici ragionamenti che si può comprendere cosa accadde e soprattutto il perché.

Racconta dunque il Clementini che Costanza si innamorò di certo Ormanno, un nobile tedesco che «comandava 50 lanze» al servizio dei Malatesta. Insomma, uno dei tanti titolati teutonici in fuga dai loro avarissimi feudi, se mai ne avevano, per darsi alla carriera del mercenario laddove si era meglio pagati, in Italia. E pazienza se la tresca con l’ufficiale germanico fosse rimasta segreta. Costanza sarebbe invece stata sorpresa a letto con il suo Ormanno; non sappiamo da chi, ma certamente quel qualcuno non tenne la bocca chiusa. Lo scandalo era ormai di dominio pubblico.

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Galeotto Maltesta a quel punto ingaggia un sicario. Convoca un certo Santolino da Faenza e gli ordina di uccidere i due amanti. Santolino risponde che avrebbe ammazzato il tedesco senza problemi. Ma Costanza no: «era sangue de’ Malatesta, che sommamente riveriva».

Galeotto allora chiama qualcun altro, Furiuzzo da Forlì. E’ lui a eseguire l’ordine quel 15 ottobre 1378, all’ora in cui ci si corica. La troppo libera Costanza non macchia più l’onore della famiglia. E la troppo ricca Costanza non ne minaccia più il patrimonio.

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