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18 febbraio – Si vo to moi va ma Sarbadon

E’ Luneri rumagnol di Gianni Quondamatteo assegna la data del 18 febbraio a Sen Simiò. Discrepanza piuttosto significativa con il calendario ecclesiastico romano, che invece indica i Cinque Martiri di Ostia, San Teotonio, Sant’Elladio di Toledo, Santa Esuperia di Vercelli e altri ancora.

Ma il 18 febbraio è il giorno di San Simeone per chiese orientali, mentre quella occidentale lo commemora  il 27 aprile. Rimini e la Romagna, tramite Ravenna, hanno  conservato qua e là tracce dei legami con Costantinopoli, a tratti più forti che con la stessa Roma. 

San Simeone di Gerusalemme

E’ così nonostante lo scisma qui per oggi si è continuato a invocare Sen Simiò. Questo Simeone, o Simone, veniva individuato in uno dei fratelli di Gesù di cui parlano i vangeli, figlio di Maria di Cleofa (moglie di Cleofa-Cleopa) e fratello di Giacomo il Giusto, al quale succedette alla testa della comunità giudeo-cristiana come secondo vescovo di Gerusalemme. Anche lui sarebbe morto sulla croce.

San Simeone il Profeta

Un altro Simeone, “il profeta”, è colui che accolse Gesù nel tempio quando vi fu presentato. Altri due sono i Simeone Stiliti (in Vecchio e il Giovane), che visse 37 anni il primo, 68 anni il secondo, in cima a una colonna.

San Simeone Stilita il Vecchio

Con qualche confusione fra costoro – e altri ancora, molti dei quali siriani – Sen Simiò godeva di larga devozione nel Riminese. A Montescudo la parrocchia dei SS, Biagio e Simeone in origine era dedicata solo al secondo. Ma soprattutto una bella e antica chiesa dedicata a San Simeone è a Serbadone di Montefiore.

San Simeone a Serbadone di Montefiore

Nel 1855 così il Dizionario corografico-universale dell’Italia di Giuseppe Civelli descriveva al località di Serbadone: “Popolazione 2212 anime. Sta sopra un alto colle a cui piedi scorre impetuoso il Conca. E’ una delle più antiche terre della Romagna e nella sua origine fu molto fortificato. Il suo archivio è anteriore a quello di Rimini di 37 anni. Fu già residenza di un governatore di mantelletta e di un tribunale di segnatura,e ciò prima del 1462. Ora il paese mostra buoni fabbricati entro un recinto di mura molto ampio. Il suo territorio è in monte e ha una superficie di rubbia romane 795, che producono carbone, castagne, ghianda, pascolo e legna da fuoco. Vi si coltivano eziandio i gelsi e la canapa. Sta a 18 miglia a scirocco da Rimini e altrettante a maestro da Urbino”.

Giudizi meno lusinghieri, del resto ampiamente ripagati da Serbadonesi, si rintracciano nei motteggi dei paesi vicini:

“Chi vo to moi e in la ha trova, chi vaga ma Sarbadon chi la da a prova”, chi vuole prendere moglie e non la trova vada a Serbadone che la danno in prova. E ancora: Chi vo to moi e in la ha cata, chi vaga ma Sarbadon chi da cent scud e una mata”, chi vuole prendete moglie e non la accatta, vada a Serbadone che danno cento scudi e una matta, che non si capisce se sia una povera folle o la carta jolly del mazzo.

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