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18 settembre 2010 – A Rimini la folle tragedia di “John Kleeves”, il killer della balestra”

Stefano Anelli nasce a Rimini nel 1948. Gelosissimo della sua privacy, della sua vita si sa molto poco. E’ ingegnere, qualcuno sostiene di una sua militanza nel PCI. Si trasferisce negli Stati Uniti, dove lavora per parecchi anni.

Rientrato in Italia alla fine del 1990, propone il testo di quello che poi sarebbe diventato il suo primo libro, “Vecchi Trucchi”, alla Manifestolibri. Il testo è firmato da “John Kleeves” ed è fortemente critico nei confronti della politica estera americana.

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John Kleeves ripercorre la storia del ‘900, mettendo in luce gli eventi più oscuri e secondo lui taciuti dalla storiografia ufficiale. Egli mostra il presunto disegno terroristico e totalitario che ha determinato la politica estera americana, edificato su tre pilastri, corrispondenti ai tre obiettivi fondamentali: il mantenimento dell’equilibrio delle forze in Europa, paralizzando una crescita che avrebbe altrimenti permesso agli stati europei di concorrere con l’economia americana; la conquista del redditizio mercato dell’Oriente; l’indebolimento della Russia, grande potenza in grado di concorrere seriamente in campo economico. Tre obiettivi che sviluppano il grande progetto di asservimento del mondo a vantaggio degli Stati Uniti. Afferma inoltre che gli Stati Uniti detengono l’alto controllo strategico del traffico internazionale di droga, allo scopo di corrompere le élites degli altri Paesi, soprattutto quelli dell’America Latina.

Manifestolibri rifiuta di pubblicarlo. Anelli si rivolge allora alla casa editrice Il Cerchio, che pubblica il libro nel 1991. Da allora intraprende una intensa attività di autore e conferenziere, scrivendo fra l’altro per il centro studi Orion, Eurasia, Rinascita e, nel periodo della guerra del Kosovo, anche su La Padania; il leader della Lega Umberto Bossi riprende spesso tesi e frasi di Kleeves, senza però mai citarlo, nei suoi discorsi che avversano l’intervento occidentale contro la Serbia di Milosevic.

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Nei suoi libri e articoli Kleeves mette in relazione la cinematografia statunitense con la politica estera dettata dal Dipartimento di Stato; quest’ultimo, attraverso l’USIA (Unites States Information Agency), controllerebbe indirettamente attori e produttori rendendo di fatto Hollywood una vera e propria agenzia governativa atta a falsificare l’immagine degli Stati Uniti nel mondo. Queste tesi vengono approfondite nel suo ultimo libro “I divi di Stato”, pubblicato nel 1999. In questa opera, così come in “Un paese pericoloso”, viene spiegato il perché gli americani sarebbero quasi tutti circoncisi: non per una questione medica, ma per l’identificazione con il popolo eletto dell’antico testamento.

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Bizzarre anche le sue tesi sugli Albanesi:

«Gli Albanesi non sono degli europei, non sono degli “slavi” come spesso viene detto per fuorviare; sono una etnia turca, una delle tante, questa arrivata nel XIV secolo con l’avanzata dell’Impero Ottomano. Io direi anzi che sono una delle peggiori, assieme ai Ceceni».

Per inciso, le più recenti analisi genetiche attribuiscono agli Albanesi il titolo di “primi indoeuropei d’Europa” giunti dall’Anatolia addirittura 4 mila anni prima di Cristo, mentre l’albanese è fuori da ogni dubbio una lingua indoeuropea di ceppo autonomo e secondo alcuni perfino più antico di quello illirico. Nemmeno i Ceceni, affini agli antichi Avari,hanno qualcosa da spartire con i Turchi(se non la religione, ma dopo il XV secolo) e per quel che sappiamo sono sempre stati fra i loro monti del Caucaso.

Ciò detto, Kleeves, collegava piccoli episodi di delinquenza da parte di qualche immigrato albanese in Italia ai grandi disegni politici statunitensi.

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“John Kleeves”

Il 18 settembre 2010, il Resto del Carlino scrive:

 “Stefano Anelli avrebbe ucciso la nipote Monica, avvocato di 40 anni, per futili motivi di convivenza, e non per la spartizione di una importante eredità. In base alle prime indagini della Squadra Mobile della Polizia, sembra questo sarebbe il movente del delitto di via XXIII settembre”.

Stefano Anelli è stato trovato morto ieri sera nella sua auto: si è ucciso con una freccia di balestra, come ha ucciso la nipote. Sembra che l’uomo avesse maturato una sorta di ‘ossessione’ nei confronti della nipote e del compagno che dall’inizio dell’anno erano andati a vivere nella stessa palazzina. Si appuntava scrupolosamente i movimenti della nipote e del compagno”.

“Insomma, tutto sarebbe nato per una sorta di insofferenza di vicinato, che era degenerata fino al punto di arrivare a uccidere. Non aveva gradito che la nipote andasse a convivere con il compagno nella casa di famiglia”.

“In casa di Anelli sono state trovate anche alcune lettere di apprezzamento ai coniugi Olindo e Rosa Romano, in carcere per la strage di Erba. Vengono definiti vittime del sistema giudiziario”.

“Pare che l’uomo avesse intenzione di mettere in scena un’esplosione, poi sventata. Infatti in casa erano stati lasciati aperti i tubi del gas“.

“Stefano Anelli, ingegnere, era considerato un tipo strano dai vicini. Dicono che avesse manie di persecuzione e che si fosse chiuso al mondo, nonostante convivesse con una moldava, dopo due relazioni con un’americana e una rumena”.

“Quasi certamente il delitto è stato premeditato: l’uomo prendeva nota di tutte le mosse della nipote, dei suoi orari di entrata e uscita di casa. E poi ha infierito sulla giovane avvocatessa, colpendola più volte con forbici da giardino alla testa, al torace e alla schiena. Solo all’ultimo l’ha finita con la balestra”.

“L’ingegnere ha agito con freddezza e aveva anche pensato all’eventualità che il piano fallisse: sull’auto aveva 16mila euro in contanti, per un’eventuale fuga. E aveva costruito lui anche il fucile rudimentale, con un solo colpo di freccia in canna, con cui si è ucciso sull’auto, in una strada di campagna, non lontano dal carcere dei Casetti. Forse ha ascoltato alla radio le notizie che lo riguardavano e ha preso la decisione di togliersi la vita”.

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