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2 agosto 1874 – A Villa Ruffi di Rimini il governo mette le manette all’opposizione

A Villa Ruffi, sul colle di Covignano di Rimini, il 2 agosto 1874 vengono arrestati 28 repubblicani. Erano lì riuniti per una riunione politica e assolutamente pacifica presieduta dal forlivese Aurelio Saffi, già eroe della Repubblica Romana del 1849 e deputato. All’ordine del giorno, l’opportunità di partecipare o meno alle prossime competizioni elettorali.

Aurelio Saffi

Aurelio Saffi

La Camera di Consiglio del tribunale correzionale forlivese il 2 agosto stesso pronunzia per i 28 arrestati una ordinanza di imputazione per cospirazione avente per oggetto di “congiurare e distruggere l’attuale forma di Governo”. Tra i presenti nella villa di Ercole Ruffi, Alessandro Fortis, Felice Dagnino, Federico e Antonio Comandati, Domenico Narratone, Felice Dagnino, Dotto De Dauli, Pietro Turchi, il cesentate colonnello Eugenio Valzania. Gli arrestati restano nella villa, custoditi, tutta la notte: la mattina dopo sono portati senza manette alla stazione di Rimini e collocati in un treno per Spoleto. Qui vengono rinchiusi in uno stesso stanzone della Rocca. Il 9 settembre sono trasferiti, ammanettati a due a due, nel carcere di Perugia e divisi nelle singole celle.

All’arresto seguono accurate perquisizioni nei domicili di tutti gli arrestati e di chi aveva avuto con loro relazioni che dessero sospetto. Nonostante il prefetto di Forlì comunichi l’esito negativo delle perquisizioni, Luigi Gerra, segretario generale del ministero degli Interni, tuttavia conferma gli arresti e il Presidente dei ministri, il bolognese Marco Minghetti,  approva. Ma tutta l’operazione era stata eseguita su ordine diretto dei ministri Girolamo Cantelli (Interni) Paolo Onorato Vigliani (Giustizia), senza che neppure sia stato spiccato nemmeno un ordine di cattura.

Il ministro Girolamo Cantelli, conte di Rubbiano

Il ministro Girolamo Cantelli, conte di Rubbiano

Antonio Cantelli, figlio del ministro, avrebbe poi acquistato la magnifica tenuta adiacente a quella dei Ruffi, che era stata dei Valloni e dei Rastelli; suo figlio Girolamo, battezzato con il nome del nonno, sarà l’ultimo conte Cantelli di Covignano.

Ma altri arresti vanno ad aggiungersi ai primi: quelli di Andrea Costa e Alberto Mario. Il 6 agosto oltre duecento rivoltosi si erano mossi da Imola verso Bologna, abbattendo la linea telegrafica, rompendo i binari e fermando i treni; ma, affrontati da un forte contingente di truppe, i ribelli parte si erano dispersi, parte erano stati arrestati anche loro.

Il giorno dopo era stato pubblicato in tutta Italia ù il manifesto del Comitato italiano per la Rivoluzione sociale: “Allo schiavo esser suo primo dovere quello di insorgere e ai soldati quello di disertare”. A Bologna arriva Bakunin in persona per mettersi a capo dell’insurrezione. Ma non se ne fa nulla e il rivoluzionario deve fuggire a Lugano travestito da prete. Bande armate che si erano formate spontaneamente in Romagna e Toscana decidono di sciogliersi.

Michail Bakunin

Michail Bakunin

Ma le elezioni si avvicinano e il Governo è sempre più nervoso. Minghetti ha un bel rassicurare gli elettori che il pareggio di bilancio è quasi raggiunto e che all’orizzonte c’è solo qualche altra “piccola” tassa: ricchi e poveri non ne possono più della Destra storica: del suo autoritarismo come del rigore in economia. E sospettano pure che non tutti quei soldi delle tasse vengano usati al meglio: fra i candidati dei Repubblicani c’è anche Giuseppe Garibaldi, che il 29 settembre 1874 da Caprera si rivolge agli Italiani incitandoli a votare solo per “uomini onesti”.

Gli arrestati di Villa Ruffi vengono rimessi in libertà il 22 ottobre e prosciolti dal Tribunale di Bologna solo il 23 dicembre, ad elezioni avvenute. Queste si erano svolte in un clima di tensione e intimidazioni. Il ministro Cantelli con circolare ufficiale aveva invitato i Prefetti ad appoggiare apertamente i candidati ministeriali, mentre agli impiegati pubblici veniva fatto divieto di propaganda per l’opposizione.

Le elezioni si svolgono l’8 e il 15 novembre; su 571.939 con diritto al voto (pari al 2.1% della popolazione), i votanti sono 318.517.

Nonostante le pressioni e le corruzioni, la Destra perde 30 seggi e riusce a far eleggere solamente 275 deputati: una debole maggioranza di fronte a una Sinistra numerosa e combattiva.

Alla quale si risponde con i soliti metodi: il 5 dicembre 1874, il ministro Cantelli, sempre lui e sempre assieme al guardasigilli Vigliani, presenta un progetto di legge per mettere fuori legge le opposizioni, prevedendo per chi non la pensa come il governo il domicilio coatto da uno a cinque anni “per decreto del ministro dell’Interno sulla proposta del prefetto, inteso il parere di una Giunta locale presieduta dal prefetto stesso e composta del presidente e del procuratore del Re del tribunale del capoluogo della provincia e del comandante dei reali carabinieri della provincia medesima”.

L’era della Destra finì nel 1876: il governo Minghetti fu messo in minoranza dallo stesso Parlamento, che rifiutava la nazionalizzazione delle neonate ferrovie, cosicché il primo ministro dovette dare le dimissioni. Era stata attuata la rivoluzione parlamentare: per la prima volta un capo del governo veniva esautorato non per autorità regia, bensì dal Parlamento. Il re Vittorio Emanuele II, preso atto delle dimissioni, diede l’incarico di formare un nuovo governo al principale esponente dell’opposizione, Agostino Depretis. Iniziava l’era della Sinistra storica.

Il primo governo Depretis

Villa Ruffi non esiste più, distrutta nel 1944 durante i combattimenti della seconda guerra mondiale. A ricordarne l’esistenza è rimasto il nome del Piazzale Ruffi.

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