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2 giugno 1946 – Nasce la nuova Italia e anche a Rimini per la prima volta votano le donne

Il 30 gennaio 1945 nella riunione del consiglio dei ministri, come ultimo argomento, si discuteva del voto alle donne. La questione fu esaminata con poca attenzione, ma la maggioranza dei partiti (a esclusione di liberali, azionisti e repubblicani) si dimostrò favorevole all’estensione. Il 1 febbraio 1945 venne emanato il decreto legislativo luogotenenziale n. 23 che conferiva il diritto di voto alle italiane che avessero almeno 21 anni. Le uniche donne ad essere escluse erano citate nell’articolo 354 del regolamento per l’esecuzione del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza: si trattava delle prostitute schedate che lavoravano al di fuori delle case dove era loro concesso di esercitare la professione.

Il 21 ottobre 1945 papa Pio XII, in presenza delle presidenti del CIF (Centro Italiano Femminile) si dimostrò favorevole al suffragio femminile affermando: “Ogni donna, dunque, senza eccezione, ha, intendete bene, il dovere, lo stretto dovere di coscienza, di non rimanere assente, di entrare in azione [..] per contenere le correnti che minacciano il focolare, per combattere le dottrine che ne scalzano le fondamenta, per preparare, organizzare e compiere la sua restaurazione”. Con queste parole Pio XII, adeguatosi ai tempi, aveva interrotto la tradizione clericale in merito alla questione.

Il decreto Bonomi tuttavia non faceva menzione dell’elettorato passivo delle donne: cioè della loro possibilità di essere elette. L’11 febbraio 1945 l’UDI (Unione Donne Italiane) inviò un telegramma a Bonomi nel quale si richiedeva di sancire anche l’eleggibilità delle donne. Dovette trascorrere  più di un anno prima che esse potessero godere dell’eleggibilità che veniva conferita alle italiane di almeno 25 anni dal decreto n. 74 datato 10 marzo 1946: da questa data in poi le donne potevano considerarsi cittadine con pieni diritti.

Le prime elezioni amministrative alle quali le donne furono chiamate a votare si svolsero a partire dal 10 marzo 1946 in 5 turni, mentre le prime elezioni politiche (si trattava del Referendum istituzionale monarchia-repubblica) si tennero il 2 giugno 1946.

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Il primo voto femminile nel 1946 fu massiccio in tutta Italia: l’89,1%.

Per il referendum fra monarchia  e repubblica, nel Comune di Rimini su 44.172 aventi diritto votarono in 38.656, pari all’87,51%. Votarono per la repubblica in 30.473 (78,83%), per la monarchia in 6.431 (16,64%). Bianche e nulle 1.752 (4,53%).

Per l’assemblea Costituente, nel Comune di Rimini votarono in 38.656 (pari all’87,51%).

Il PCI prese il 32,56%, il PSI il 25,90%, la DC il 21,30%, il PRI il 10,35%, il Partito d’Azione l’1,37%, l’Uomo Qualunque il 2,27%, Unione Democratica Italiana l’1,40%. Bianche e nulle il 4,85%.

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