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20 febbraio 1336 – Il riminese Gozio de’ Battagli diventa Patriarca di Costantinopoli

Il 20 febbraio 1336 Gotius Battaglis viene consacrato Patriarca latino di Costantinopoli. Papa Benedetto XII lo aveva elevato a quella cattedra il 14 giugno dell’anno prima. Cosa significasse all’epoca tale ruolo lo spiega Luigi Tonini (“Storia civile e sacra riminese – Vol. Quarto: Rimini nella Signoria de’ Malatesti”): “Ognun sa che al Patriarca latino di Costantinopoli papa Innocenzo III (sul Soglio dal 1198 al 1216, ndr) accordò il secondo posto d’onore dopo il Pontefice Romano: come sa del pari che il Patriarcato latino di giurisdizione in Costantinopoli cessò nel 1261, per la occupazione di quella Capitale fatta dai Greci Sismatici”.

I cavalli bronzei “di San Marco”, predati dai veneziani a Costantinopoli nel 1204

Il che però necessita di ulteriori lumi, data la sconcertante propensione dello storico ottocentesco riminese (e non certo solo sua) a parteggiare per Roma contro Bisanzio pur a distanza di sei secoli dai fatti. Che furono quelli della IV crociata del 1202-04, quando i guerrieri arrivati dall’Occidente, invece di combattere in Terrasanta contro i mussulmani, incitati e fattivamente coadiuvati da Venezia, assediarono, conquistarono e saccheggiarono selvaggiamente la metropoli cristiana fondata da Costantino il Grande, fino ad allora mai espugnata da nessuno, detronizzando il legittimo imperatore Alessio III Angelo e scacciando il suo Patriarca ortodosso Giovanni X. Fu quindi creato un Patriarcato “latino”, cioè sottomesso al papa di Roma pur secondo in grado solo a Lui. Patriarca che nessun “greco scismatico” ovviamente mai volle riconoscere, come del resto i sei imperatori “franchi” che si succedettero sulle rive del Bosforo. Finchè il 25 luglio 1261 Michele VIII Paleologo, grazie anche all’aiuto dei Genovesi, si riprese Costantinopoli, deponendo l’ultimo imperatore cattolico, Baldovino II.

Anche il Patriarca latino dovette fare i bagagli per trasferirsi nell’isola di Negroponte (Eubea per i greci, odierna Èvia) appartenente del dominio veneziano. Nonostante lo sfratto, il Patriarcato latino di Costantinopoli non era stato soppresso, e dal 1314 vi era stato aggiunto il vescovato di Negroponte, che divenne residenza abituale del titolare. Ed è qui che il 22 giugno del 1336 il pallio pontificio raggiunse il nuovo Patriarca Gozio de’ Battagli.

Mappa di Chalkis (Negroponte) in Eubea, Grecia, realizzata nel 1597 dal veneziano Giacomo (Jacomo) Franco (1550-1620) per il suo libro Viaggio da Venetia a Constantinopoli per Mare

Il quale però restò poco nella sua sede greca. Il papa aveva bisogno di lui in Italia e il 18 dicembre 1339 lo ricompensava dei suoi servigi con la porpora cardinalizia. Gozio de’ Battagli è il primo riminese a diventare cardinale; dopo di lui fino a oggi vi riusciranno solo Michelangelo Tonti nel ‘600 e Giuseppe Garampi nel secolo successivo. In precedenza Rufino, o Ruffino, vescovo di Rimini (notizie fra novembre 1186 e marzo 1192) divenne cardinale di Santa Prassede, ma non sappiamo se fosse nativo della città. Vi fu poi Giovanni Vincenzo Antonio Ganganelli da Santarcangelo, prima cardinale di San Lorenzo in Panisperna, poi dei Santi XII Apostoli, infine papa col nome di Clemente XIV.

Ma chi era Gozio e cosa aveva fatto per meritarsi tanto? I conti Battagli – o Battaglini come si chiameranno definitivamente dal XV secolo in poi – venivano dalla villa di Borgazzano, ovvero Santa Maria in Borgo, verso la Cerbaiola nei pressi di Sant’Aquilina, non distante dal confine odierno con San Marino. Nel 1469 Roberto Malatesta assieme a Federico da Montefeltro vi mise in rotta l’esercito della Chiesa che lì si era fortifcato dopo il fallito assedio di Rimini. La località era conosciuta per una rinomata sorgente, ancora nell’Ottocento segnalata per l’“acqua salina iodurata, a chilometri 8 dalla città di Rimini”; nel 1861 il medico chirurgo riminese Vincenzo Serra la descrive “salsojodica, fortemente sapida e odorosa d’jodio” e Cristina Ravara Montebelli specifica “oggi nota come Sorgenti Finestre Rosse”.

Durante il Duecento i conti abitavano ormai stabilmente in Rimini nella contrada di Sant’Agnese. Qui si hanno notizie di un Battaglia figlio di un Guido e padre di un Balduccio. Questi ebbe cinque figli: Guido, Balduccio detto Fuscio o Fussio, Pietro, Giovanni e il nostro Gozio, nato nella contrada avìta in un anno imprecisato intorno al 1270 e battezzato non nella propria chiesa parrocchiale, ma nella Cattedrale di Santa Colomba, segno inequivocabile di rango elevato.

Lapide tombale dei Battagli (Museo della Città di Rimini)

Poi non si sa altro, fino a quando il riminese appare ad Avignone nel 1309. Solo nel 1316 il papa Giovanni XXII vi trasferirà ufficialmente la Santa Sede, ma la corte pontificia già vi risiedeva con il predecessore Clemente V ed evidentemente Gozio faceva parte di quell’entourage. Tanto che nel 1310, doctor utriusque iuris (oggi diremmo laureato sia in diritto civile che in quello canonico), appare tra i difensori della memoria di Bonifacio VIII nel processo postumo contro di lui instaurato per le pressioni del re di Francia Filippo IV “il Bello”.

Clemente V

Segue una carriera ecclesiatica brillantissima e inarrestabile. Cappellano del cardinale Francesco Caetani, nel 1316 annovera già fra i suoi benefici un canonicato a Ravenna e un priorato a Santarem (nella diocesi di Lisbona), quando Giovanni XXII il 13 novembre gli conferisce anche il primo canonicato che si rendesse vacante nella Chiesa di Coimbra. Gozio si trasferisce quindi nella celebre città universitaria portoghese e vi insegna nello Studio generale per cinque anni accompagnato dal nipote adolescente Marco, di cui ci resta una celebre cronaca universale in latino (“Marcha”) zeppa di riferimenti agli autori classici.

Dopo la morte di Giovanni XXII, il 20 dicembre 1334 viene eletto nuovo papa il monaco cistercense Jacques Fornièr che prende il nome di Benedetto XII. Prima ancora di essere intronato, uno dei primi atti è nominare il riminese suo cappellano commensale. Nomina confermata con una bolla emessa il giorno dopo l’incoronazione, avvenuta l’8 gennaio 1335 e motivata con un’ulteriore bolla dello stesso giorno, dove si ricordano “i rapporti di familiarità, risalenti al periodo precedente la sua elezione, che gli avevano dato modo di conoscere la cultura, l’onestà e la devozione del B., gli conferiva inoltre la “precentoria” della chiesa di Carpentras”, come riporta il Dizionario biografico Treccani.

Tomba di Benedetto XII

Quindi la nomina a Patriarca costantinopolitano, i delicati incarichi di redigere la nuova costituzione dell’Ordine dei minori e un nuovo formulario della Penitenzieria apostolica. Ancora più spinosa la missione in veste di legato pontificio nel regno di Sicilia assieme Raterio di Miremont, dove si trattava di ostacolare in ogni modo Pietro II d’Aragona a favore delle pretese degli Angioini, scacciati dopo i Vespri Siciliani. L’aragonese desidererebbe trovare un accomodamento e chiede l’investitura del Papa. Gozio e Raterio, senza mai avventurarsi oltre Terracina, dopo la pessima accoglienza che i messinesi riservano ai frati loro inviati sotto le insegne angioine, finiscono invece per scomunicare il re, quindi i suoi baroni e sostenitori, infine fulminano l’intera Sicilia con l’interdetto. Il papa ne è alquanto soddisfatto, se, come visto, eleva Gozio alla porpora e nomina Raterio abate di Monte Cassino.

Pietro II re di Sicilia

Nel 1339 Gozio è cardinale di Santa Prisca, pertanto Le dedica una cappella nella cattedrale di Rimini. A questo titolo può aggiungere l’arcidiaconato di Bibriesca nella chiesa di Burgos, l’arcidiaconato di Conflant nella chiesa di Elne (nei Pirenei), e altre prebende a Tarragona e a Valenza. Nel 1342 fa parte del conclave che elegge Clemente VI.

Ancora il Dizionario biografico: “Il 16 ag. 1345 il B. redigeva il testamento, che è conservato in copia autentica del 1366 nell’Archivio Capitolare di Rimini (ed è edito da L. Tonini, app. n. 103, pp. 165 ss.): in esso stabiliva lasciti per diverse chiese di Avignone e di Rimini e per le cappelle da lui fondate; nominava eredi i nipoti; disponeva che le sue esequie avvenissero nella chiesa di S. Francesco ad Avignone e che le sue ossa fossero quindi trasportate a Rimini e tumulate nella cappella di S. Maria da lui fondata nella chiesa dei francescani (futuro Tempio Maltestiano). Il B. compare ancora in documenti del 1346 e 1347. Morì nel 1348, in data anteriore al 18 luglio (secondo C. Eubel, Hierarchia…, p. 46, il 10 giugno), e fu sepolto secondo il suo desiderio, come testimonia il nipote Marco”.

La Tomba de’ Battagli fra San Martino dei Mulini e Corpolò

Era dei conti Battagli la grande “tomba” (fattoria fortificata) sulla riva del Marecchia saccheggiata dai mercenari del Conte Lando nel 1359, la cui imponente torre merlata ancora si può vedere presso San Martino dei Mulini. Altri Battagli e Battaglini si fecero notare durante la successiva storia di Rimini. Oltre al già citato Marco, più volte nel Consiglio della città, appaiono Fosco, Ceccolino, Gaspare, Carlo, Tarquinio, Ottavio, Lodovico, Battaglino, Giacomo, Marcantonio, Carlo Alessandro, Carlo Alberto, Andrea, Filippo, Gaetano Gaspare, Giambattista, don Giovanni, don Giovanni Andrea, il canonico Alessandro, l’abate Martino, monsignor Marco, Scipione, Chiara, Costanza, Giuseppe, Giulio Cesare, il filologo e storico Francesco Gaetano, suo fratello Angelo, il figlio Filippo; sempre con ruoli di rilievo in città, di generazione in generazione.

Stemma di Ottavio Battaglini nel Loggiato Superiore dell’Archiginnasio di Bologna

L’ultimo dei Battaglini è stato il conte Neri (1910-1982) che vendette nel 1979 alla biblioteca Gambalunga per 500 mila lire due grandi album di fotografie in cui sono ritratti membri della famiglia Battaglini, amici e parenti, sia per pressanti esigenze economiche, sia “perché rimanesse traccia del suo diario fotografico quale storia ufficiale degli ultimi membri di una famiglia che con lui si sarebbe estinta”, come ricorda Oriana Maroni.

Il conte Filippo e la contessa Adriana Battaglini con la piccola Stefania, sorella di Neri, sulla spiaggia di Rimini (1905 circa – Biblioteca Gambalunga)

Dopo le originarie case in Sant’Agnese, a fine Settecento i conti Battaglini risultano possederne a Rimini ben 11, ma soprattutto due grandi palazzi. Uno sorgeva alle spalle dell’Oratorio della Madonna del Giglio sul Corso d’Augusto. Distrutto dalle vicende belliche, ha lasciato memoria di se nell’omonimo e tortuoso vicolo; quanto ricostruito ha ospitato fino al 2020 parte degli uffici della Questura di Rimini. Poco oltre verso il centro, altra traversa di Corso d’Augusto, c’e la stretta via che la città ha dedicata a Gozio de’ Battagli; anticamente era stata chiamata “via degli Alberghi”, o “delle Osterie” ma anche “vicolo Garoffanini”.

L’altro palazzo si ergeva sul Corso d’Augusto all’angolo con via Serpieri. La guerra lo aveva risparmiato, ma finì per essere venduto e abbattuto. Al suo posto apparvero i Grandi Magazzini Omnia, inaugurati il 23 marzo 1963.

Palazzo Battaglini all’angolo con via Serpieri

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