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2016, l’anno dei complottisti e delle bufale

Si sta per chiudere un anno molto denso: direi quello che più di ogni altro, tra gli anni Duemila, ha segnato un profondo discrimine con il Novecento. Dal sogno europeo incrinato dalla Brexit alla storica visita di Obama a Cuba, accompagnata poi dalla morte di Fidel Castro – interessante sarà ora vedere come si comporterà Trump, indirizzato verso una forte discontinuità nei confronti del suo predecessore; dagli attentati dell’ISIS in Occidente alle tragiche vicende della Siria; dalla nuova ondata di migranti verso il vecchio continente ai nuovi episodi di razzismo, compresi quelli nei confronti degli afroamericani negli US; dal sisma di agosto a quello di ottobre, che rischia di compromettere per sempre gli incantevoli microcosmi del centro Italia.

Piuttosto che su uno di questi avvenimenti eclatanti, c’è un aspetto che potremmo definire a tutti gli effetti sociologico, e che ha profondamente caratterizzato quest’ultimo anno: non propriamente il concetto di «post-verità», parola dell’anno secondo gli Oxford Dictionaries e su cui già si è iniziato ad interrogarsi, ma quello che è al tempo stesso il suo movente e il suo scopo: il complottismo.

Nel corso dei secoli teorie complottiste hanno sempre fatto parte della storia, e quindi non possono rappresentare (da sole) una novità. L’uomo ha un’endemica fascinazione nei confronti del misterioso, e del resto non fa altro che inventare – più o meno consapevolmente – delle teorie parallele alla realtà: lasciando da parte il filone fantasy della letteratura e del cinema (che qualche implicazione indiretta comunque finisce per avercela), basta pensare a teorie relativamente recenti come quella del falso allunaggio dell’Apollo 11, della morte inscenata da Elvis Presley, o quella per cui Paul McCartney è già morto ecc. Devo ammettere che a volte mi dispiace un sacco non poter aderire… sono trame talmente esilaranti e ben congegnate che sarebbero perfette da raccontare fra amici, a notte inoltrata, magari dopo qualche birra di troppo!

Qual è stata, allora, la novità che ha reso il Complottismo del 2016 così diverso dai suoi predecessori?

I mezzi e gli interpreti: le “bufale” veicolate dai social network; l’adesione da parte di politici e personaggi pubblici. Le teorie complottiste hanno varcato i loro abituali confini, raggiungendo mezzi di comunicazione di massa e istituzioni. A peggiorare ancor più la situazione è il fatto che gli utenti della rete, specie quelli più in là con gli anni, interpretano i social network con vecchi paradigmi culturali: per loro, ad esempio, Facebook è come un qualsiasi altro quotidiano o casa editrice. Il problema è che il mondo dell’editoria deve rispondere di ciò che pubblica, mentre invece i diffusori seriali di bufale no – illuminante a tal proposito è il commento di Michele Serra su Repubblica.

Chi è che in Italia ha intuito prima di altri questa malsana e dilagante equazione? La Casaleggio Associati e il M5S; in questo modo, portali legati al Movimento come La Fucina, La Cosa, TzeTze ecc. (come già rilevato da BuzzFeed, e che quindi vi invitiamo a non seguire sui social) hanno costituito in questi anni, insieme agli innegabili errori della classe politica, la fortuna economica e politica di Grillo e Casaleggio.

Ma veniamo ora agli interpreti del complottismo, che mai come in questi anni hanno rivestito cariche così importanti e popolari. Partendo dai più recenti mi limito a segnalare, innanzi tutto, la denuncia di brogli da parte di Salvini prima del Referendum costituzionale: esternazione di rara gravità nei confronti dello Stato, e che forse è passata troppo inosservata; rimanendo in tema Referendum non posso che citare l’ormai celebre matita copiativa di Piero Pelù che ha innescato una vera e propria isteria prima sul web e poi ai seggi elettorali, e che non si sa perché ma una volta accertata la vittoria del NO si è sciolta come neve al sole.

Altro gravissimo esempio di complottismo (o sciacallaggio, che dir si voglia) fu il post della Parlamentare del M5S Enza Blundo in occasione del terremoto di ottobre, dove affermava che la magnitudo era stata abbassata “per interessi economici del Governo”: in quell’occasione anche molti miei conterranei marchigiani condivisero post simili: ho provato a spiegare loro che si trattava di una bufala, comprendendo però quanto fossero destabilizzati e impauriti – e davanti alla paura non si ragiona; di fronte al post della Blundo ho provato invece un sentimento di profonda pena mista a rabbia, perché speculare sulla pelle del nostro dolore significa essere veramente una piccola persona.

Lasciando da parte scie chimiche e poteri forti, concludo questo microscopico elenco con quelle nefande teorie che stanno minacciando la medicina, portando i pazienti a rifiutare, fra le altre cose, chemioterapia e vaccinazioni. In casi come questi è compito della Politica prendere provvedimenti contro ogni credenza antiscientifica, come ha ben fatto l’Emilia-Romagna rendendo obbligatori i vaccini per accedere all’asilo nido (con voto contrario del solo M5S).

L’enorme occasione comunicativa offerta dai social network ha paradossalmente favorito più il complottismo che la divulgazione scientifica; ma del resto si fa prima a credere a ciò che si vuole piuttosto che alla complessità della realtà, lo sapevamo. Sta ora ai loro dirigenti rimediare, dimostrandosi realmente estranei a questa – redditizia – ondata di fake news. Un detto catalano che ho sentito da Roberto Saviano dice che quando c’è un’esondazione (come nel flusso di notizie, spesso false, che ci inonda) l’unica cosa che manca è l’acqua potabile (l’approfondimento e il sudore della conoscenza). L’Informazione e la Scienza sono i pilastri della società occidentale: non possiamo permettere che ne vangano avvelenati i pozzi.

A fare a meno delle conquiste di Galileo, giova ricordarlo, si rischia di far la fine del Don Ferrante di Manzoni.

Edoardo Bassetti

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