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3 agosto 1803 – Arriva la leva obbligatoria, i Riminesi non gradiscono

Nel 1803 Rimini fa parte della Repubblica Italiana, effimera creazione napoleonica che durò dal 1802 al 1805. Comprendeva la Romagna, l’Emilia eccetto il ducato di Parma ma con la Garfagnana e la Lombardia senza il Pavese, la Bergamasca e il Bresciano. Presidente della Repubblica era lo stesso Napoleone Bonaparte. Fra l’altro, alla bandiera del 1802 si ispira lo Stendardo Nazionale dei nostri Presidenti della Repubblica.

Bandiera della Repubblica Italiana del 1802

Bandiera della Repubblica Italiana del 1802

Stendardo Nazionale del Presidente della Repubblica Italiana (dal 4 novembre 2000)

Stendardo Presidenziale della Repubblica Italiana (dal 4 novembre 2000)

Dopo un periodo di relativa calma, si era di nuovo in ballo. Il 13 maggio la Francia aveva ripreso le ostilità contro l’Inghilterra, che aveva risposto disponendo la cattura in mare di tutte le navi francesi ed olandesi: il celebre “blocco navale” che sarebbe durato per anni su tutti mari del globo, Adriatico compreso. A quel punto la Francia aveva dichiarato guerra all’Inghilterra e il 25 maggio Napoleone diede addirittura inizio ai preparativi per l’invasione dell’isola britannica.

Ma le avvisaglie del nuovo conflitto si avvertivano da tempo e anche dalle nostre parti: «Né gioia né sicurezza vera godevasi. Frequenti passaggi di truppe si vedevano – scrive Carlo Tonini – e nello stesso mese di febbraio ebbesi anco a temere uno sbarco d’inglesi alla Cattolica; onde si prese a munire di barche cannoniere il porto e la spiaggia, e numerosi corpi di truppe, comandati dai generali Lechi e Peyri, si acquartierarono in Rimini, composti d’italiani, francesi e polacchi, e videsi anche un corpo di soldati Mori con divise rosse listate di giallo». Erano le truppe reclutate da Napoleone in Egitto e in Siria, durante la campagna malamente terminata nel 1801.

Abdallah d’Asbounne, capo squadrone dei Mamelucchi della Repubblica decorato con la Legion d'Onore

Abdallah d’Asbounne, capo squadrone dei Mamelucchi della Repubblica francese decorato con la Legion d’Onore

«Continuarono questi movimenti di truppe fino al mese di maggio – prosegue Tonini – in cui furono espulse dal loro Convento le Celibate di S. Cecilia (erano nell’attuale piazza Ferrari) per dar luogo e alloggio ai soldati, e in cui venne a Rimini lo stesso comandante in capo Gioacchino Murat, il quale a’ di 31 fece una generale rassegna delle truppe ascendenti al numero di 20 mila uomini. A tale effetto fece erigere un ponte di barche sul canale poco lungi dal tempietto di S. Antonio (quello allora esistente sul porto canale presso l’attuale ponte della Resistenza ndr) per dar passaggio a tutte le truppe schierate dalla parte opposta. Fu quello un bellissimo spettacolo, che dilettò maravigliosamente il numerosissimo popolo accorso a vederlo. Il di primo di giugno marciarono quelle genti alla volta di Pesaro, rimanendone in Rimini un discreto numero, che onorò la processione del Corpus Domini, la quale si dal Vescovo e si dai fedeli sì volle fare non ostante la ripugnanza del Vice-prefetto a concederne licenza». Nonostante l’anticlericalismo delle autorità, i soldati di Napoleone vanno dunque volentieri alle processioni.

Ufficiale del 2° reggimento Dragoni

Ufficiale del 2° reggimento Dragoni nel 1804

Il che fa piacere alle popolazioni, le quali però di lì a poco andranno incontro alla più amara delle delusioni: «Un altro, ma assai men, gradito spettacolo si ebbe, e fu la esecuzione della leva o coscrizione militare, giusta la nuova legge repubblicana del 3 agosto 1803. Un dispaccio del cittadino Dovara Ministro per il culto eccitò a cooperarvi con zelo e il Vescovo e i parroci, i quali dovettero per conseguenza leggere la relativa circolare nelle chiese delle parrocchie».

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“Trombetto” del 5° reggimento Ussari della Repubblica italiana e il suo equipaggiamento

Facilmente immaginabile la reazione dei coscritti e delle loro famiglie: «La coscrizione si esegui, nonostante la generale ripugnanza: i contumaci furono poscia condotti a forza, e dove non vennero trovati, furono arrestati i genitori e i parenti loro, e trascinati alla città furono chiusi in tetro carcere né vennero liberati finché non ebbero rivelati i tigli e i parenti nascosti. Solo col pagamento di vistose somme si ottennero le esenzioni. A queste cagioni non piccole di mal contento si aggiunse il divieto fattosi dal Vice-prefetto della celebrazione delle feste religiose, delle unioni dei fedeli a quest’effetto e della diffusione delle sacre Imagini rappresentanti la Vergine, e si aggiunsero pure le molestie recate a parecchi sacerdoti, onde esso Vice-prefetto si tirò addosso la nota di eretico e d’iconoclasta».

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Trombettiere del 2° reggimento Corazzieri

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