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Chirurgia della spalla, così Cattolica si tiene la sua eccellenza

L’Ospedale “Cervesi” è una delle eccellenze di Cattolica. Nonostante sia una piccola struttura, si è sempre distinta per la qualità dei servizi offerti. Fra chi vi opera, c’è Giuseppe Porcellini, Chirurgo Ortopedico della Spalla e Gomito, nato a Forlì. Il Dott. Porcellini, nella sua lunga carriera, si è preso cura anche di molti nomi noti, soprattutto dello sport, tra cui anche Valentino Rossi.

Il dottor Porcellini (a destra) con il chirurgo americano Augustus Mazzocca in visita al "Cervesi"

Il dottor Porcellini (a destra) con il chirurgo americano Augustus Mazzocca in visita al “Cervesi”

Dott. Porcellini, quanto è importante valorizzare un’eccellenza, in questo caso Ortopedia, in una piccola struttura ospedaliera come Cattolica?

“E’ molto importante. Nei grandi ospedali spesso non è facile dirigere al meglio tutti i reparti, invece i quelli piccoli le cose risultano meno complicate. Si cerca di organizzarsi meglio e di puntare sulla qualità. A Cattolica possiamo contare su uno staff preparato, non solo per quanto riguarda l’Ortopedia che è il mio campo. E questo credo sia vitale per qualsiasi struttura ospedaliera”.

Cosa si sa riguardo le voci ricorrenti di tagli nel “Cervesi”?

“Come ormai noto, perché la cosa è stata illustrata in un consiglio comunale aperto a Cattolica, non ci saranno ‘tagli all’ospedale’, perché vi è un piano di riordino ospedaliero dell’intera Ausl Romagna varato in ottemperanza alla decreto Balduzzi, e che per Cattolica prevede il graduale passaggio della fisiopatologia della riproduzione a Rimini all’interno del polo materno infantile e del percorso nascita aziendale. La chirurgia della spalla e del gomito resterà qui”.

Curare degli sportivi professionisti comporta responsabilità maggiori?

“Sicuramente, ma i miei pazienti non sono solo sportivi famosi e professionisti. Certo, avere a che fare con persone note, come calciatori, pallavolisti e motociclisti, è una grande soddisfazione, e certo si è messi anche alla prova più che con altri pazienti. Nel mio mestiere, però, devi saper gestire qualsiasi tipo di situazione e ormai ci sono abituato”.

La medicina è un lavoro o deve essere una vera e propria vocazione?

“Io sono molto contento di poter fare un lavoro che amo. Ho studiato e mi sono impegnato per diventare medico e potermi esprimere attraverso quello che faccio è motivo di grande orgoglio. Soprattutto sono felice di poterlo fare in Emilia Romagna e nella sanità pubblica. Aiutare gli altri mi fa stare molto bene e riuscire a mettere in piedi un paziente dopo un brutto incidente, mi ripaga di tutti gli sforzi fatti”.

In aprile a Cesena ci sarà un incontro medico piuttosto particolare, ci vuole spiegare di che cosa si tratta?

“Esattamente il 28 e 29 Aprile alla Technogym di Cesena, andrà in scena The Battle: due giornate in cui si sfideranno alcuni medici- chirurghi italiani e stranieri, tra cui anche io, sui temi riguardanti i traumi della spalla e del ginocchio. Ci saranno moltissimi ospiti tra cui anche il grande Arrigo Sacchi. L’anno scorso l’abbiamo organizzato a Roma, insieme al Presidente del Coni Giovanni Malagò, e ha avuto molto successo, così abbiamo voluto riproporlo anche quest’anno. Speriamo di poter raggiungere e magari superare il numero di presenze della passata edizione che sono arrivate addirittura a 540”.

Nicola Luccarelli

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