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25 gennaio 1392 – Malatesta e Montefeltro al cospetto del Papa per fare pace

Il 25 gennaio 1393 Papa Bonifacio IX riceve a Roma gli ambasciatori dei Malatesta e dei Montefeltro per cercare di metterli d’accordo e far terminare l’ennesima guerra che si è scatenata fra loro. Da Rimini è arrivato Giacomo de’ Benincasa da Fano, da Urbino Antonio Vivarelli de’ Pili da Mercatello.

Mondolfo, sulle colline fra Fano e Senigallia, in un’antica stampa

Oggetto del contendere è il possesso di alcuni castelli fra Marche e Umbria: Corinaldo e Mondolfo nella Marca d’Ancona; Cantiano nel Contado di Gubbio; Sassoferrato nella Provincia di Spoleto; Donato e Fenigli, con le ville di Monte Varchi, Canneto e Valle Fabbri, nel Contado di Cagli.

L’ultima guerra fra gli eterni rivali è iniziata nel 1389 quando Pandolfo Malatesta si prende Corinaldo con il sostengo dei Guelfi del luogo. Entrato di notte nel castello, ne scaccia tutti i Ghibellini. Ma siccome alcuni avevano tentano di resistere, ne fa decapitare una decina.

Corinaldo, in provincia di Ancona

Non che i Montefeltro se ne stiano con le mani in mano. Come narrano le Cronache di Gubbio, «Azzo Capitanio del Conte (Antonio da Montefeltro, ndr) cavalcò a Rimino per Cesena, Fossombrone, Senigallia; et più volte have prede e prigioni».

Non si combatte sempre; anzi, le “querele” e i tentativi, almeno formali, di comporre le differenze davanti a un arbitro sono innumerevoli, come ormai si sono fatte pressanti le sollecitazioni di tutte le grandi signorie d’Italia affinché i cronici nemici la piantino di mettere a soqquadro la regione. Ma non si arriva a nulla. Né c’è da stupirsi, osservando il tenore dei tentativi “diplomatici” che intercorrono fra le due parti.

Cantiano, nella Gola del Furlo, come doveva apparire nel medio evo

Come quando, nel 1391, la stessa Cronaca di Gubbio annota che «i Malatesti mandarono (a Urbino) Messer Leale Malatesta Vescovo di Rimini al Conte Antonio». Fin qui tutto bene. Se non che il presule riminese è latore di un messaggio che di diplomatico ha ben poco: «che il Conte non s’impacciasse di Sassoferrato, né anco di Cantiano, e che li rendesse Giovanni di Messer Francesco che teneva in prigione. E non ottenne niente».

Si ottiene invece che, come scrive il Branchi, Giovacchino da Sassoferrato «tolse Sassoferrato a Giovanni de Messer Ungaro (nipote di Malatesta “l’Ungaro”), et pigliollo, et mandollo a Fabriano; et el Signor Carlo (Malatesta) tolse molti castelli del Contà di Sassoferrato».

Sassoferrato

La sentenza del papa arriva il 27 gennaio ed è pubblicata con una Bolla del 2 febbraio 1392. Come di consueto, si dice più o meno che tutto deve tornare come prima della contesa. E come al solito, i contendenti fanno orecchie da mercante.

Il 6 marzo i Montefeltro reclamano che i Malatesta non hanno ancora restituito un castello di loro proprietà presso Gubbio e che si stanno fortificando presso la loro Montenovo per assediarla. Da parte loro, i Malatesta denunciano che il Conte invece di disarmare ha messo insieme 3 mila cavalieri per riprendersi quanto aveva perduto col trattato. Bisognerà attendere  luglio e la missione (ultima di una lunga e infruttuosa serie) del cardinal Landolfo di S. Nicolò, detto il Cardinal di Bari, che per quasi tutto il mese fa la spola fra Rimini e Urbino, finché, più con le cattive che con le buone, riusce infine a imporre il rispetto della pace giurata davanti al Pontefice.

Il suggello della concordia (anch’esso preteso dal Papa) giunge nel 1393: Carlo Malatesta e Antonio da Montefeltro si incontrano a Montelevecchie (Belvedere Fogliense, presso Tavullia) e, fattesi «molte chareze», combinano due matrimoni incrociati: Guidantonio da Montefeltro sposa Rengarda Malatesta e Galeotto Belfiore Malatesta si unisce ad Anna da Montefeltro. Non sono i primi e non saranno gli ultimi intrecci parentali fra le due casate. E ancora non basteranno basteranno a estinguere la secolare rivalità.

Montelevecchie, oggi Belvedere Fogliense

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