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27 gennaio – Signurìn, Signurén e Signuròin


27 Gennaio 2024 / ALMANACCO QUOTIDIANO

Il 27 gennaio la Chiesa commemora Sant’Angela Merici (Desenzano del Garda, 21 marzo 1474 – Brescia, 27 gennaio 1540, nell’immagine di apertura) fondatrice della Compagnia delle dimesse di Sant’Orsola, universalmente note come le Orsoline, i cui istituti e asili hanno educato generazioni di bambini.

A Rimini le Orsoline hanno tutt’ora un Istituto a Torre Pedrera. Fra i tanti che lo hanno frequentato ci fu anche Carla Ronci (1936-1970), proclamata Venerabile da Giovanni Paolo II nel 1997. Carla a 24 anni aveva varcato le porte del convento delle Orsoline di Gaudino, nei pressi di Bergamo, “ma il 9 marzo 1958 il padre, un sanguigno romagnolo comunista, la riporta a casa con la forza. Prenderà allora i voti come laica consacrata nell’istituto secolare Ancelle Mater Misericordiae di Macerata”. (dalla scheda di Santiebeati.it).

La Romagna è proverbialmente terra di mangiapreti, bestemmiatori e nemici della religione. Eppure proprio nei proverbi si rintraccia, e in abbondanza, anche una Romagna devota. E non solo superstiziosa, ma animata da una fede sincera e appassionata.

A Forlì: “Chi fa la vita da cristiân, u s’artrova cuntent incù e dmân, chi fa la vita da cristiano si trova contento oggi e domani”. “Dio de mel u n’in dà a insòn, e’ mel  se fasèm da par nò”, Dio del male non ne dà a nessuno, il male ce lo facciamo da soli.

A Cesena: “E’ Signor l’è mort par tot, pr’i puret e pr’i sgnur, e par tot al cariatùr”, il Signore è morto per tutti, per i poveri e per i ricchi e per tutte le creature”,  “Par om cativ c’seia stè, e’ Signor un l’ha mai sbandunè”, per quanto un uomo sia stato cattivo il Signore non l’ha mai abbandonato.

Per Rimini, Gianni Quondamatteo nel suo Dizionario romagnolo (ragionato): E’ Signor e’ cnèss e’ mi bsègn”, il Signore conosce il mio bisogno, dice il poveraccio al quale non ne è andata dritta una. E’ Signor e’ dà e’ fred sgond i pan, il Signore distribuisce il freddo secondo i vestiti, ciò che non è sempre vero. Se e’ Signor um dà la saluda… se il Signore mi dà la salute… della donna che chiede soltanto di essere in grado di faticare e di sacrificarsi per i figli, il marito, la casa. Sughè al pieghi me Signor, asciugare le piaghe al Signore, fare un’opera buona senza richiedere alcun compenso”.

Ma anche nei proverbi più amari e quasi blasfemi, si avverte un anelito a una giustizia superiore e a un bene eterno, che pure dovrà esistere da qualche parte: “Un sarà tot quel chi j dis, ma un Supremi u j a da es”, non sarà tutto quello che dicono, ma un essere supremo ci deve essere. “Se l’anma la j’è, int’un quel sid l’ha da andè”, se l’anima esiste in qualche posto deve andare.

Flavio Nicolini notava a Santarcangelo: “Chiamiamo e’ Signour il nostro Dio nei cieli. Al padrone della terra, ‘e patroun, invece lo chiamiamo e’ sgnour“.

Ancora Quondamatteo: Signurèin! è il modo di rivolgersi a Dio con riverenza, con adorazione. Va tradotto con O mio caro, mio adorato Signore, Può diventare Signurìn, Signurén e Signuròin“.

“Un antica preghiera del mattino: Bondè Signurèin, bondè Madunina, bondè  tot i sent benedétt, c’a viva, c’a mora, c’a sia sempre in grazia vostra, Buongiorno mio Signore, buongiorno Madonnina, buongiorno a tutti i santi benedetti, che viva o muoia, ch’io sia sempre in grazia vostra”.

“E una breve preghiera della sera: Signuròin a vag a let, a let a let andarò, da luvèm mi nu so, Signuroin Vo c’al savòi, vivarò se vo vulòi, Signore vado a letto, a letto a letto andrò, di alzarmi non lo so, Signore Voi che lo sapete, vivrò se Voi volete”.

E dal poeta-contadino di San Clemente Giustianiano Villa (1842-1919)  ci giunge la preghiera di ringraziamento della sposina novella: “Sia lodato e ringraziato, il merlotto è capitato, Signurèin fasì pu in mod, c’um chempa un bel pez, c’al possa god da bon: mio Signore fai pure in modo che mi campi una lunga pezza da potermelo davvero godere”.

(gli ex-voto qui riprodotti fanno parte della collezione dell’abbazia di S.Maria del Monte di Cesena)

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